Compagnia Strumentale Tre Violini
Il Ballo Dei Pazzi
(1990) ACB/CD03 (CD, MC, LP)

 

1) Le valli dei cavalieri 2) Danze di Ostiglia 3) Variazioni sul Ruggero 4) Danze di Fossano 5) Monfrine padane 6) Il Ballo Dei Pazzi 7) La Dragona e la Marchiatta 8) Danze resiane 9) Tu tramontis 10) Arie da battello 11) Barabani e Mantovane 12) La Furlana e la Schiavona 13) Monfrine delle Alpi 14) Suite Zuanzigiuava

 

 

Musicisti

Bernardo Falconi: violino

Giuliano Grasso: violino, viola

Giulio Venier: violino, violino basso

Oliviero Biella: chitarre, tiple

Paolo Manfrin: liron, contrabbasso

 

Le valli dei cavalieri

Le valli dei cavalieri comprende due brani, la Piva e il Bigordino, dal desueto repertorio dei violinisti emiliani attivi nelle valli fra l'Enza e il Parma alla fine del secolo scorso, repertorio annotato da amatori locali e reso pubblico all'inizio del '900 grazie ad un libro di G. Micheli. La Piva è una danza in due parti (girata e balletto) diffusa anche sull'appennino piacentino-parmense fra i suonatori dell'omonima cornamusa; il suo carattere parzialmente modale e l'ambito di una nona confermerebbero questa origine anche se i cromatismi e i fraseggi caratterizzano questa versione come tipicamente violinistica. Il Bigordino, il cui titolo può essere assimilato a quello di una famiglia di balli con nomi analoghi (Balligurdino, Perigordino), trova una concordanza in un altro Brigoldino con melodia simile ma in tempo di 2/4 contenuto in un manoscritto ottocentesco di area cremonese.

Danze di Ostiglia

Le Danze di Ostiglia sono contenute in un manoscritto del XVIII secolo intitolato Balli vecchi per violino, conservato presso il Fondo Greggiati, che raccoglie un notevole numero di balli popolari a quel tempo in uso nella pianura mantovana. Sulla natura popolare di questo repertorio e sulla sua trascrizione in musica ci sembra interessante riportare quanto annotato, in un altro manoscritto locale, da una delle presunte fonti di queste danze, il violinista Luigi Pellicari di Mantova: "il mio maestro di violino fu un vecchio magnano che sonava de' balli vecchi e non altro. Io cominciai a studiare sotto di lui nel 1800 o 1801, da lui ho appreso a suonare i balletti scritti di mio carattere su questa carta senza che io avessi idea né di valor di note né di toni e molto meno di intonazione, non ebbi altro maestro. La teoria l'ho in seguito imparata da me coi libri, coi metodi e col praticare con buoni dilettanti e coi buoni professori". L'eterogeneità di queste raccolte è comunque confermata anche dalla differente natura delle melodie che abbiamo scelto: se il Balino vecchio mostra una struttura ed un ambito melodico tipicamente popolare, Il Basino denota influenze colte coeve, mentre lo Scharpolino possiede entrambi i caratteri.

Variazioni sul Ruggero

Il Ruggero è uno di quei balli già conosciuti in epoca tardorinascimentale e pervenuti pressochè immutati fino ai nostri giorni per mezzo sia della tradizione orale che, parallelamente, di quella scritta. Basato su una formula melodica di discanto, spesso accompagnato da una armonizzazione accordale o da una formula melodica di basso, la tipica struttura armonica del Ruggero è servita come base sia per varianti formalizzate che per variazioni e partite operate da compositori come Frescobaldi, Storace, Kapsberger, Coferati, Rossi, Colombi e altri. La prima melodia eseguita è un Ruggero per chitarra composto da Giuliano Grasso sul basso di un modello seicentesco. Abbiamo invece elaborato le successive variazioni sul più ricco schema del Ruggero popolare (forse sviluppatosi dalla scuola violinistica del barocco emiliano), ancora vivo nel vecchio repertorio di "ballo saltato" dell'appennino bolognese.

Danze di Fossano

Le due Danze di Fossano sono contenute in un voluminoso manoscritto di proprietà di Bernardo Falconi intitolato Recueil general de toutes sortes de danses. Il libro, compilato a Fossano (CN) da suonatori locali contiene oltre duecento danze con parti di primo e secondo violino annotate, come era allora consuetudine, su pagine a fronte in modo da permettere una agevole lettura ad entrambi i violinisti durante le serate di ballo. Accanto ad alcune forme di danza tipicamente popolari (Perigoldino, Inglese, Forlana, Calisson) il manoscritto riporta una grande quantità di balli numerati senza titolo, sia in tempo di 6/8 che di 2/4 e 3/4 di diversa origine, rivelandosi un enorme poutpourrì di quello che doveva essere il repertorio dei balli da sala di provincia a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo.

Monfrine padane

La Monfrina, nei manoscritti chiamata anche Manferina o Monferrina, è l'unica danza italiana a carattere veramente sovraregionale, riscontrandosi in tutte le aree del nord Italia ed anche fuori dagli dagli attuali confini nazionali come ad esempio in Savoia, Istria e Canton Ticino. Nella suite di Monfrine padane abbiamo assimilato tre melodie provenienti dall'area lombardo-emiliana, dove questo tipo di danza è stato molto diffuso in ambito popolare prima della inarrestabile ascesa del "ballo liscio", iniziata al principio del secolo scorso. La prima monferrina, originariamente per violino e trascritta per chitarra da Giuliano Grasso, proviene da un manoscritto mantovano del XVIII secolo. La seconda è una delle quattro Monferine contenute in un manoscritto di presumibile area parmense di proprietà di Bernardo Falconi. La terza infine, conosciuta come Manfrenna mudnaisa (monfrina modenese), è uno dei trentadue balli annotati da Gaspare Ungarelli nel suo prezioso libro Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, pubblicato nel 1894.

Il Ballo Dei Pazzi

Il Ballo Dei Pazzi che abbiamo scelto per il titolo di questo disco, proviene dall'importante manoscritto AA.360 datato Riccione 1661, conservato presso il Civico Museo Bibliografico di Bologna, contenente, fra l'altro, un buon numero di musiche da danza della fine del XVII secolo da eseguirsi per uno strumento solista, presumibilmente il violino. Il nome di questo brano potrebbe indicare sia una musica espressamente ricollegabile alla nota famiglia dei Pazzi di Firenze, sia invece un ballo carnevalesco eseguito dalla figura del "pazzo" (paiaso, arlecchino, mattacino) tipica dell'evento rituale.6 Il buffone che mantiene l'ordine durante il ballo, egli stesso provetto ballerino, è infatti tuttora presente negli odierni carnevali italiani ed europei, eventi che rappresentano gli ultimi luoghi di conservazione e trasformazione della musica strumentale di tradizione orale.

La Dragona e la Marchiatta

La Dragona e la Marchiatta provengono dalla raccolta Sonnleithner, compilata per iniziativa della Società degli amici della musica dell'Impero austriaco e oggi custodita a Vienna, l'unica e importantissima fonte per la conoscenza dell'antica musica da ballo di area trentina. Il manoscritto, scoperto e ripubblicato da Antonio Carlini, è stato compilato nel 1819 a seguito di una ricerca tesa a documentare le musiche delle province che allora componevano l'impero austriaco. Essa risulta quindi una delle prime raccolte di canti e musiche popolari realizzate in Europa attraverso una indagine conoscitiva, ed è plausibile che alcuni dei ventuno balli in essa contenuti siano già stati in uso nel secolo precedente. Da questo interessante repertorio, oggi completamente scomparso, abbiamo scelto due fra i brani che meglio si prestavano a essere ambientati in un'atmosfera modale.

Danze resiane

La pianista, compositrice e musicologa russa Ella von Schultz-Adaiewsky rappresenta una figura di primo piano nel panorama degli studi etnomusicali ottocenteschi. La Adaiewsky raccolse nel 1883 e 1887 un considerevole numero di canti e danze della minoranza etnica della val Resia (UD), annotando in modo scientifico sia i testi che le musiche. La conoscenza di queste Danze resiane del XIX secolo è importantissima per lo studio e la comparazione dell'attuale folklore musicale resiano. Le tre danze eseguite sono una Canzone a ballo, un aria di danza trascritta dall'esecuzione di resiani residenti a Tarcento (nativi di Oseacco) e infine un'aria di danza chiamata La Guerra la cui melodia, nota anche come Ta Pustava o Ta Midvedava, è tuttora fra le più amate dai violinisti resiani e diffusa in numerose varianti.

Tu tramontis

Tu tramontis è un brano che occupa un posto particolare nell'ambito di questo disco, non essendo all'origine una danza vera e propria bensì un'aria vocale applicata ad un musica da ballo. Si tratta infatti di Tu Tramontis tu soreli, una villotta (forma di canto caratteristica del Friuli) pubblicata sul libro Vilotis Furlanis di G. Facchin e conosciuta in Friuli con diverse melodie. Questa versione veniva cantata, probabilmente sin dalla fine del XVIII secolo, sulla linea melodica di una nota Gavotta del compositore Giovanni Battista Martini (1706-1784), padre francescano attivo come Maestro di Cappella in S. Francesco a Bologna, noto come insegnante, teorico e raccoglitore di una vasta biblioteca musicale che oggi costituisce il nucleo principale dei fondi conservati nell'attuale Conservatorio bolognese. La reinvenzione strumentale di questo brano è opera di Giulio Venier.

Arie da battello

Le Arie da battello costituiscono un esempio dei vari repertori da ballo diffusi in area veneta alla fine del settecento. Non disponiamo di riferimenti per quanto riguarda il Bao, melodia popolare che abbiamo trovato in un manoscritto proveniente dal Fondo Rostirolla. La Biondina e l'Aria del Zufolot sono invece contenute in un manoscritto dal titolo Minueti e Ariete da Batelo custodito presso il Museo Correr di Venezia e i loro titoli ci ricollegano a due danze dell'odierna tradizione violinistica del carnevale della val Caffaro: Biondina e Sifulot. La Biondina non è altro che la versione strumentale in forma di contradanza della canzone "La biondina in gondoleta", la più famosa fra le canzoni da battello veneziane, da cui si è originata l'odierna versione caffarese. L'Aria del zufolot è invece un ballo pantomimico conosciuto anche nel Friuli occidentale.

Barabani e Mantovane

Nella suite di Barabani e Mantovane abbiamo assemblato diverse versioni della melodia nota come Barabàn, Aria di Mantova o Ballo di Mantova, uno dei brani certamente più noti della musica da danza italiana. Già utilizzato all'inizio del '600 per i festeggiamenti delle nozze tra Francesco Gonzaga e Margherita di Savoia, questo brano di probabile origine ebraica ha conosciuto nei secoli una enorme circolazione, essendone attestata la presenza, oltre che in numerose raccolte italiane, anche in Inghilterra (fra le danze di J. Playford), in Francia (fra i Noël di Daquin) e in Israele (Hatikvah), nonchè nella Moldava di Smetana. Il brano si è anche tramandato oralmente ed è stato in uso fino a tempi recenti fra i violinisti popolari dell'appennino emiliano come canzone a ballo e danza carnevalesca. Questa suite inizia con un libero adattamento per chitarra de La Mantovana contenuta ne Il Scolaro di Gasparo Zanetti. Su questa base eseguiamo il Barabàn contenuto in un manoscritto del Fondo Musicale della Cappella di Santa Barbara in Mantova (1654) e il Ballo di Mantova riportato nel Libro di suonate del Sig. Rubini (prima metà del XVII sec.). Segue poi l'elaborazione di due versioni popolari provenienti da Monghidoro (BO): il canto a ballo Il Barabèn l'è mort dal repertorio di Maria Grillini e il Bal del Barabèn, uno dei cavalli di battaglia del compianto Melchiade Benni, grande violinista popolare di Zaccanesca.

La Furlana e la Schiavona

La Furlana e la Schiavona sono due musiche provenienti dall'area friulana. La Canzonetta furlana del XVIII secolo, datata giugno 1728 e da noi eseguita in forma solo strumentale, proviene da una raccolta istriana ed è contenuta in uno dei quaderni di musiche manoscritte fatti trasportare da Capodistria a Parenzo, al principio dell'800, dal Conte Gian Stefano Carli. La musica e il testo sono stati in seguito ripubblicati da R. M. Cossar su Ce Fastu? la rivista della Società Filologica Friulana. La Schiavona è invece tratta dalla Nuova e Curiosa Scuola de'balli teatrali pubblicata a Norimberga nel 1716 dal veneziano Gregorio Lambranzi, maestro e compositore di balli. Conosciuta anche come Sclave e ballata in Friuli fino a tempi recenti, la Schiavona pur derivando il suo nome dalla Slavonia rientra in quel gruppo di danze toponimiche non necessariamente ricollegabili alla località che dà il titolo al ballo.

Monfrine delle alpi

La suite di Monfrine delle alpi inizia con una danza bergamasca in tempo di monfrina la cui musica è stata annotata alla fine dello scorso secolo da Antonio Tiraboschi e ripubblicata nel volume Bergamo e il suo territorio. Segue la rielaborazione violinistica di una delle 12 Monferrine op. 49, che il compositore Muzio Clementi (1752-1832) scrisse all'inizio del XIX secolo rispettando la struttura formale delle danze popolari piemontesi. Proprio in questo periodo, infatti, la Monferrina visse un breve momento di gloria nelle sale da ballo di Londra, città dove Clementi viveva. L'ultima monferrina è invece contenuta in un interessante manoscritto della fine del XVIII secolo dal titolo Principj elementari di musica, conservato a Como e contenente numerose melodie di Monferrine, Contradanze e Valzer annotate per due violini su pagine a fronte.

Suite Zuanzigiava

La Suite Zuanzigiava è formata da cinque danze, anch'esse tratte dalla pubblicazione Tableau synoptique des chansons et airs de danse resiens, compilata da Ella Von Schultz-Adayewsky durante il suo soggiorno a Venezia alla fine del secolo scorso. In questo caso Giulio Venier ha arrangiato la musica resiana diversamente da quanto previsto dalla prassi tradizionale, che si avvale solamente del violino (cytira), del violoncello a tre corde (bunkula) con funzione di bordone e del ritmo fornito dal piede battuto, cercando però di mantenere l'atmosfera modale caratteristica di questo repertorio. Dopo l'iniziale Ta Lessigiava, eseguiamo Ta Zuanzigiava, che dà il titolo all'intera suite, e tre arie senza titolo attribuite dalla Adayewsky rispettivamente a Giovanni Negro di Oseacco, a una vecchia aria del padre di Anna Negro e ancora a Giovanni Negro.