Barabàn
Terre di passo
 (2002) ACB/CD13 (CD)



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1) Terre di passo
2) Bar aba, Barabbas, Baraban
3) Le Valli dei Cavalieri
4) Italia
5) Notte mediterranea
6) Primula Rossa e Vento d'aprile
7) La set
8) 14 Luglio
9) I sàres
10) Moline swing
11) El silensi
12) MazuDoru
13) Canzone del Maggio (LIVE VERSION)


Musicisti

Vincenzo Caglioti: organetti diatonici, voce

Aurelio Citelli: voce solista, ghironda, bouzouky, tastiere, basso

Giuliano Grasso: violino, voce

Diego Ronzio: darabuka, batteria, percussioni, clarinetto, piffero, sax, voce

Paolo Ronzio: chitarra acustica, bouzouky, mandolino, flauti, cornamuse, voce


con la partecipazione di

Mouna Amari: voce in Notte mediterranea e voci "migranti" in Terre di passo

Donata Pinti: voce in Notte mediterranea

Luigi Zucca: contrabbasso in 14 Luglio e Moline Swing



1. Terre di passo testo e musica: A. Citelli

Il tema dei senza carte, immigrati, clandestini, contrabbandieri, che popolano i sentieri di confine tra Italia e Francia, alle spalle di Ventimiglia, trae spunto dalle opere di Francesco Biamonti e in particolare da un suo articolo apparso su “la Repubblica” nel maggio 1998: "...il triste armamentario del confine (sbarre polizziotti, dogane, finanzieri, gendarmi) ha cessato di esistere. Non ci sono più code sulle vie asfaltate, vuoti vuoti gli uffici,le garitte,le caserme... E’ giocoforza che i clandestini continuino a passare sulle rive del mare, nelle gallerie ferroviarie e per gli impervi sentieri di montagna. Il Grammondo cade in mare con le sue ventose pendici ormai attraversate soltanto dai popoli della notte e della fame. Dai sentieri si leva nei crepuscoli qualche versetto coranico… Oggi, di Europei per la montagna, non ne passano più". Le terre di passaggio dell’entroterra ligure, attraversate un tempo da ritals, ebrei, anarchici di Carrara, socialisti (quelli veri) e antifascisti sulla via dell’esilio, sono qui assunte a simbolo dell’Italia intera, storicamente terra di frontiera, luogo di incontro e contaminazione di civiltà diverse.

Francesco Biamonti (1930-2001) di San Biagio della Cima (IM), è stato tra i maggiori originali e più originali scrittori italiani contemporanei. I suoi romanzi, in gran parte ambientati nell'entroterra ligure di Ponente, raccontano storie di uomini di frontiera, valichi clandestini e umana sofferenza.

2. Bar aba, Barabbas, Baraban tradizionale - arrangiamento A. Citelli, G. Grasso

Nel ‘600 i musicisti ebrei alla corte dei Gonzaga portarono in Lombardia il Baraban, presto ribattezzato La Mantovana, una melodia di probabile origine yiddish. Da quel momento il Baraban ricorrerà più volte nella storia della musica colta e popolare: dalla Moldava di Smetana, ai brani natalizi di Daquin, fino ai vecchi carnevali dell’Appennino bolognese dove questo canto a ballo, parodia di un lamento funebre, accompagnava il Bal del Barabèn, o Bal dal mort.

Una musica che ha attraversato i secoli, le nazioni, le religioni, simbolo di una tradizione che si è rinnovata al di fuori dei localismi, influenzando diverse culture e aprendosi alla contaminazione. Con spirito libero, abbiamo composto le nostre variazioni su questo tema musicale e fatto incontrare un Ballo di Mantova del 1630 con il Barabèn l’è mort di Maria Grillini, preziosa interprete di Monghidoro (BO).

3. Le Valli dei Cavalieri tradizionale - arrangiamento A. Citelli

Fin dal Medioevo sono chiamate Le Valli dei Cavalieri quelle terre boschive dell’Appennino reggiano-parmense che in passato hanno rappresentato una entità caratterizzata da una forte autonomia politica. Una marca di confine popolata da pastori e carbonai, terra di passaggio per i mulattieri che esercitavano il contrabbando con la Maremma percorrendo la Via del sale che dal mare di Toscana si addentrava sui sentieri montani.
Alla fine dell’800, nei pochi momenti di festa, un violinista di Ranzano soprannominato Il Paganini del Cerchio, suonava questo ballo, chiamato Piva.

4. Italia testo: F. Loi - musica: A. Citelli

Forse uno dei testi di denuncia più incisivi e pungenti di Franco Loi, Italia getta uno sguardo severo sulla società italiana con i suoi peccati, i suoi vizi, le sue debolezze: l’indifferenza, l’ipocrisia, la corruzione, il trasformismo, il consumismo, la mancanza di solidarietà nei confronti dei più deboli. Un’invettiva dura, implacabile, di straordinaria attualità.

5. Notte mediterranea tradizionale tunisino - tradizionale romagnolo

Quando, in certe notti di luna piena, il vento calma e il Mediterraneo si fa silente, si odono voci di donne che praticano l’arte antica del “ninnare”. E, dalla Cirenaica alla Romagna, dall’Epiro ai deserti d’Algeria, tutti i bimbi, piano piano, chiudono gli occhi. Abbiamo unito due ninna nanne, una araba, l’altra dell’Italia settentrionale: Mouna ne esegue una appresa dalla nonna la quale, su un modulo popolare tunisino (la prima strofa), ha composto le strofe successive utilizzando il dialetto del marito, originario del deserto algerino. Donata esegue Don do, una “dirindina” romagnola cantata in forma di ninna nanna, raccolta da Giuseppe Bellosi a Fusignano (RA).

6. Primula Rossa e Vento d’aprile musica: A. Citelli

Suite composta da due melodie che ricalcano la struttura della Sestrina e del Perigurdino, fra le più affascinanti musiche da piffero. I brani sono dedicati a Primula Rossa, nome di battaglia di Angelo Ansaldi, di Varzi (PV), comandante partigiano dell’Oltrepo pavese, e al Vento del nord che nella primavera del 1945 portò libertà e democrazia.

7. La set testo: F. Loi - musica: A. Citelli

La drammatica esperienza della guerra con i bombardamenti, le fucilazioni nelle piazze, gli impiccati, ha segnato profondamente Franco Loi e la sua poesia. Nell’agosto del 1944, la vista sul marciapiede di Piazzale Loreto dei corpi di quindici uomini (tra i quali scoprirà poi esserci anche il padre di un amico e un suo maestro) fucilati dai tedeschi e dai fascisti, sarà decisiva per la sua passione politica. La set, anch’essa scritta nel 1965 e pubblicata ne L’aria, racconta il clima di tragedia, attesa e speranza, che si respirava nelle settimane che precedettero la Liberazione nell’aprile del ‘45.

8. 14 luglio musica: A. Citelli

A Milano libera, democratica e antifascista
A Radio Popolare Milano

Un brano ispirato dai versi che Loi ha scritto nel poema L’angel sulla grande kermesse che si tenne a Milano il 14 luglio 1945, per celebrare l’anniversario della presa della Bastiglia e, soprattutto, la fine della guerra. Fin dai primi di luglio, la città era diventata un’enorme balera a cielo aperto: si ballava nelle piazze, nelle strade, nei cortili, nei giardini, sotto i bersò delle osterie, nelle sezioni dei partiti. I festeggiamenti avevano raggiunto l’apice sabato 14 durante la “Festa della Fraternità” che si svolse al Parco, dal Castello all’Arco della Pace.
Nei quartieri periferici la gente vegliò tutta la notte e i tram circolarono ininterrottamente fino al normale servizio del giorno successivo. Una banda autotrasportata suonò La Marsigliese e altri inni di libertà in tutta la città. Scrisse l’Unità: “E’ davvero festa di popolo: si balla in Galleria, all’Arco della Pace, si balla ad ogni porta. Le strade sono piene di gente, famiglie nostre, gente che ha lavorato tutto il giorno e che questa sera esce coi figli, va a vedere, a ballare, o a respirare un poco in questa calda notte di luglio”.
14 Luglio si rifà a questo clima di festa. Scimmiottando la musica swing dell’epoca, il brano presenta un incipit che richiama, seppur lontanamente, la canzone simbolo di quei tempi In cerca di te, più conosciuta come Sola me ne vo per la città, un brano sulla ricerca dell’amore perduto, metafora di un popolo appena uscito dalla guerra, e di tutto ciò che ha perso.

9. I sàres testo: F. Loi - musica: A. Citelli

I salici, con i loro rami cadenti, hanno ispirato questa lirica di Loi, dedicata a ricordi della Seconda guerra mondiale. Anch’essa scritta nel settembre del 1965, è stata pubblicata ne L’aria.

10. Moline swing musica: G. Grasso

Si chiamavano Luigi Bonini e Pierino Comaschi, li abbiamo conosciuti anziani ma in gioventù erano stati gli animatori delle ultime orchestrine dell’Oltrepo pavese. Come suonatori avevano vissuto da protagonisti l’evoluzione di diverse mode musicali: il passaggio dalle vecchie danze di gruppo ai balli lisci, al primo jazz che arrivava da oltreoceano e portava la festa nei baracon del ballo pubblico. Alle loro musiche ci siamo ispirati per comporre questo brano che vuole evocare le loro esperienze vissute e quelle da noi solo immaginate.

11. El silensi testo: F. Loi - musica: D. Ronzio

Da una lirica di Franco Loi, pubblicata in Teater (Einaudi, 1978), un brano dedicato a coloro che hanno costruito la nostra libertà, con piccoli, grandi, a volte enormi gesti, spesso con la vita stessa. Non chiedendo nulla in cambio, lavorando nell’ombra, senza lasciare tracce nella storia ufficiale. Il silenzio è la loro voce, il silenzio è la loro memoria.

12. MazuDoru tradizionale - arrangiamento V. Caglioti, A. Citelli

Reinterpretazione della Mazurca ‘d Doru, proveniente dal repertorio dei “quintët” o “fanfare”, piccole formazioni di strumenti a fiato (clarinetti, trombe, genis, bombardini e bassi tuba), diffuse nel Canavese, che eseguivano prevalentemente valzer, polche e mazurche.
Frutto del lavoro di ricerca del Centro Etnologico Canavesano, che l’ha pubblicata nella cassetta “Lu Quintët ëd Brös”, questa mazurca era suonata abitualmente da Doru (Isidoro Battistino, 1905), detto Barba Minör, minatore e suonatore di bombardino di Brosso (TO).

13. Canzone del Maggio (live version) testo: F. De André e G. Bentivoglio - musica di F. De André e N. Piovani - traduzione delle parti dialettali: M. Cecconi, A. Citelli e D. Ronzio

Reinterpretazione della canzone di De André “liberamente tratta da un canto del maggio francese 1968”, pubblicata in Storia di un impiegato, forse l’album più esplicitamente politico del poeta-cantore genovese.
La nostra cover è nata nel 1995 in occasione del progetto Canti randagi. Canzoni di Fabrizio De Andrè, un cd di brani dell’artista genovese, rivisitati in diverse lingue regionali. Da allora, Canzone del Maggio è entrata stabilmente nei concerti di Barabàn come omaggio ad un periodo storico e a un grande artista. In questa versione “live”, riprendiamo due strofe tratte da un’esecuzione di De André risalente agli anni ‘70 e pubblicata su una cassetta “pirata”.

A trent’anni di distanza, quelle strofe, ci appaiono quanto mai attuali.