{"id":3647,"date":"2022-06-08T07:04:00","date_gmt":"2022-06-08T08:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/baraban.it\/web\/?p=3647"},"modified":"2023-12-21T06:56:17","modified_gmt":"2023-12-21T07:56:17","slug":"bella-ciao-e-le-altre-colloquio-con-cesare-bermani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/baraban.it\/web\/2022\/06\/08\/bella-ciao-e-le-altre-colloquio-con-cesare-bermani\/","title":{"rendered":"Bella ciao e i canti partigiani. <br>Intervista a Cesare Bermani"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>a cura di Aurelio Citelli<br>trascrizione di Alberto Rovelli<\/strong><br><strong>Orta San Giulio (NO), 7 novembre 2004<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Cesare Bermani<\/strong> (Novara, 1937) \u00e8 uno storico italiano e uno dei maggiori studiosi del canto sociale in Italia. Fra i fondatori dell&#8217;Istituto Ernesto De Martino, \u00e8 stato uno dei primi in Italia a praticare il metodo storiografico della storia orale. Ha curato molti dischi riguardanti il canto popolare. Nel 2004, in occasione della produzione del DVD di Barab\u00e0n <strong>Venti5 d&#8217;Aprile<\/strong>, dedicato al 60\u00b0 anniversario della Liberazione, Aurelio Citelli lo ha incontrato nella sua residenza a Orta San Giulio (NO).<\/em> <em>Una sintesi di questa lunga conversazione \u00e8 pubblicata nel video <strong>Canti partigiani, intervista a Cesare Bermani<\/strong>, extra contenuto nel DVD <strong>Venti5 d&#8217;Aprile. Suoni, immagini e memorie per la Resistenza<\/strong> (ACB\/DV15, 2005).<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-4 wp-block-columns\">\n<div class=\"wp-container-1 wp-block-column\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-2 wp-block-column\">\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-3 wp-block-column\"><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>AC Al convegno su Canzoni e Resistenza hai detto che il canto partigiano non \u00e8 stato sufficientemente studiato. Quali sono, secondo te, i motivi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le ragioni per cui il canto partigiano non \u00e8 stato molto studiato sono di vari ordini. Intanto, se tu prendi in mano i canzonieri fatti dai partigiani della <strong>Resistenza<\/strong> in una prima fase, diciamo negli anni Quarantacinque &#8211; Cinquanta, ma anche dopo, scoprirai che le canzoni hanno avuto un fortissimo filtro; quello che si cantava effettivamente l\u00ec non c&#8217;\u00e8. Ci sono canzoni innodiche, ci sono le canzoni pi\u00f9 conosciute, <strong><em>La<\/em> <em>Guardia Rossa<\/em><\/strong>, <em><strong>Fischia il vento<\/strong><\/em>, direi meno <em><strong>Bella ciao<\/strong><\/em>. Se ben ricordo, la prima volta che <em>Bella ciao<\/em> appare in un canzoniere siamo gi\u00e0 negli anni Cinquanta inoltrati, quasi Sessanta. <br>Invece, le canzoni che effettivamente cantavano i partigiani &#8211; che come puoi immaginare molto spesso erano anche canzoni, diciamo, sanguinarie e antifasciste &#8211; sono espressioni di persone che stanno conducendo una guerra e che sono veramente convinte che &#8220;<em>tutto il male ci stava di fronte<\/em>&#8220;, come dice la canzone <em><strong>Oltre il ponte<\/strong><\/em> di <strong>Calvino<\/strong>. Tutto il male sta oltre il ponte, e quindi combattono anche con questo spirito.<br>Immediatamente, nel dopoguerra, hanno cominciato a subire forme censorie perch\u00e8 non potevano funzionare con l&#8217;amnistia ai fascisti data da Togliatti, erano controcorrente, contro la cosiddetta linea del partito.<br>Io ti posso dire &#8211; perch\u00e8 pu\u00f2 essere divertente &#8211; che nel Sessantatre, Sessantaquattro (1963, 1964. ndr), quando cercavo canti sociali nei circoli della provincia di Novara, a un certo momento mi avevano messo dietro un funzionario che ascoltava quello che questi vecchi amici e compagni mi raccontavano e mi cantavano. Allora magari c&#8217;era uno che cominciava a cantare:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Noi vogliam Dio in camicia rossa<\/em><br><em>e San Giuseppe col mitra in man<\/em><br><em>e la Madonna in motocicletta<\/em><br><em>far la staffetta dei partigian<\/em>.<br><em>Di benedici Stalin<\/em>, <em>la falce ed il martel<\/em><br><em>noi vogliam Stalin<\/em> <em>per nostro padre<\/em><br><em>vogliam Togliatti<\/em> <em>per nostro re<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo metteva nel pi\u00f9 grande sconforto il funzionario di partito il quale diceva: &#8220;Ma cosa dici, compagno, ma c&#8217;\u00e8 il dialogo con cattolici. Stalin! Ma ti rendi conto di cosa stai dicendo?&#8221; . Era chiarissimo che un periodo come quello della Resistenza dove, bene o male, i raggruppamenti partigiani avevano una forte autonomia rispetto ai comandi, queste canzoni finivano per diventare un elemento di enorme disturbo dentro a qualsiasi tipo di inquadramento politico. <br>Per cui, riuscire a raccogliere e studiare queste canzoni, come poi si fece a partire diciamo dal Sessantatre \u2013 Sessantaquattro (1963-1964, ndr), era veramente scoprire un mondo, era scoprire che questo mondo era molto diverso, non era solo innodico: c&#8217;erano canzonette rifatte, per cui, non so, un partigiano magari mentre stava scappando, inseguito dai tedeschi che sparavano, cantava &#8220;<em>Ascension, che bel fugon<\/em>&#8221; eccetera, no? \u00c8 capitato anche questo.<br>Molte canzoni, poi, erano fatte sulle canzonette della radio di quegli anni. Poi scoprivi che i contenuti di queste canzoni erano direi ben diversi da quelli che avresti potuto attenderti sulla base della lettura dei libri che in quegli anni erano fortemente imbrigliati. Tu sai che <strong>Roberto Battaglia<\/strong>, che era azionista, venne a un certo momento censurato da <strong>Longo<\/strong> quando parlava di <em>guerra civile<\/em>: cos\u00ec, a un certo punto, il termine <em>guerra civile<\/em> sparisce ed \u00e8 sostituito da <em>guerra di Liberazione<\/em>. <br>Naturalmente, poi, tuttto questo confondeva parecchio le idee, perch\u00e9 quando raccogli queste canzoni, una delle cose che colpisce \u00e8 che, in moltissime regioni d&#8217;Italia, nelle regioni principali, \u00e8 il fascista, pi\u00f9 che il tedesco, il vero nemico. Tutto questo faceva saltare per aria una serie di schemi. Ricordo, per esempio, una canzone raccolta in Emilia che dice:<br><br><em>Scenderemo gi\u00f9 dai monti,<\/em> <br><em>coi fucili sempre pronti,<\/em><br><em>e dei tedeschi da far scapp\u00e0,<\/em><br><em>e dei fascisti da massacr\u00e0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 lo spirito di tutta una parte della Resistenza, raccontata in modo giusto e corretto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Hai citato Battaglia il quale, per\u00f2, \u00e8 stato uno dei pochi che nel suo libro parla di qualche canzone partigiana&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, <strong>Battaglia<\/strong> aveva questa grande sensibilit\u00e0 e aveva capito che in realt\u00e0 le canzoni permettevano di ricostruire parecchie cose. Io, nel mio libro, dico che sulla base del repertorio di una formazione si pu\u00f2  capire chi fossero questi partigiani, se erano prevalentemente alpini, se erano gente che invece non aveva fatto ancora il servizio militare e veniva da qualche altra parte, se erano studenti; per esempio c&#8217;\u00e8 un giro di canzoni goliardiche rifatte, rese partigiane. Cio\u00e8, le canzoni permettevano di fare un&#8217;indagine, diciamo sociologica, su quella che \u00e8 stata la Resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/281.-Cesare-Bermani-1024x657.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3919\" width=\"674\" height=\"431\"\/><figcaption><em>Cesare Bermani, Orta San Giulio (NO), 2004.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC Quindi non soltanto i partiti erano sordi a questo genere di cultura ma anche gli storici lo sono stati, in gran parte.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, perch\u00e9, purtroppo, ancora oggi non c&#8217;\u00e8 in Italia una tradizione di storiografia non imbrigliata da partiti, da movimenti. Certo, uno storico si occupa delle cose che gli piacciono, che gli interessano, e siccome \u00e8 uno che vive in una societ\u00e0, e quindi ha una sua posizione politica, sar\u00e0 portato a interpretare, a interessarsi di certe cose piuttosto che di altre.<br>Ma raccontarsi la favola della cicogna tutte le volte che si fa una cosa perch\u00e9 in quel momento non va bene con la storia &#8211; cio\u00e8 con la politica contingente di questo o di quel partito &#8211; \u00e8 una follia; allora, veramente, la storia non conta pi\u00f9 niente, diventa semplicemente un ingrediente di una politica del momento, no? Questa, secondo me, non si chiama storia, si chiama propaganda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Vuoi parlare dell&#8217;origine di <em>Fischia il vento<\/em>?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Fischia il vento<\/strong><\/em> per la verit\u00e0 non sono io a averla studiata, l&#8217;hanno studiata in Liguria, e comunque \u00e8 un canto fatto da questo <strong>Felice Cascione <\/strong>che poi cadde combattendo quasi subito; \u00e8 sull&#8217;aria di <em><strong>Katiuscia<\/strong><\/em>, una canzone sovietica. Anche l\u00ec, naturalmente, discussero, e questo ti dimostra che, comunque, le canzoni erano <strong>considerate importanti <\/strong>durante la Resistenza; discussero molto su due o tre parole che  non funzionavano con quella che in quel momento era la direttiva dei raggruppamenti. <br>La cantarono un po&#8217; tutti. Devo dirti che anche i cattolici cantarono <em>Fischia il vento<\/em>. <strong>Fenoglio<\/strong>, ad esempio, dice che \u00e8 la pi\u00f9 bella canzone: &#8220;<em>Ah, loro &#8211;<\/em> cio\u00e8 i garibaldini <em>&#8211; hanno questa canzone straordinaria e noi?<\/em>&#8220;. Per\u00f2, modificate le parole, rese pi\u00f9 consone alle politiche dei raggruppamenti, <em>Fischia il vento<\/em> venne ripresa dai <em>verdi <\/em>piuttosto che dagli <em>azzurri<\/em>, venne cantata da tutti. Anche perch\u00e8, in quel momento, che una canzone avesse un&#8217;aria sovietica non aveva grande importanza: molti di questi uomini avevano fatto la campagna di Russia. Semmai, un&#8217;aria sovietica, era portatrice di altri significati. Poi c&#8217;erano anche canzoni come <em><strong>Armata Rossa, torrente d&#8217;acciaio<\/strong><\/em> che erano pi\u00f9 legate al desiderio, che una parte dei partigiani aveva, di modificare drasticamente la realt\u00e0 sociale italiana. Ma questo \u00e8 un&#8217;altro discorso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC \u00c8 singolare come, in tempo di guerra, con <strong>l&#8217;Italia occupata dai nazisti<\/strong>, e in un&#8217;epoca in cui non c&#8217;era ancora la televisione, nel giro di un anno <em>Fischia il vento<\/em> si diffonde cos\u00ec <strong>velocissimamente<\/strong> nei gruppi partigiani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, non solo nei gruppi partigiani, eh! Io ricordo che queste canzoni erano molto conosciute anche dalla popolazione la quale poi sapeva anche che non doveva cantarle pubblicamente perch\u00e8 rischiava. Ricordo che c\u2019era una donna che veniva dalla Valtellina e faceva i lavori domestici a casa di mia madre. Era una ragazza molto simpatica: questa sapeva tutta<em> <\/em><strong><em>La<\/em> <em>Guardia Rossa<\/em><\/strong><em>,<\/em> con tutte le parole. Io venivo da una famiglia dove questa canzone, naturalmente, non rientrava nelle cose di cui poteva occuparsi un bambino: quando, dopo la guerra, chiesi a mia madre di cantare questa canzone, lei disse: &#8220;<em>Ah, non posso perch\u00e8 \u00e8 proibito<\/em>&#8220;; aveva, cio\u00e8, il senso del pericolo. Per\u00f2, quando la cant\u00f2 la sapeva tutta&#8230; E a me colp\u00ec moltissimo questa canzone dove c&#8217;era l&#8217;asino che si cangia in leone, insomma, mi aveva colpito.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Ricordi quella strofa che ti ha cantato Roberto Leydi: <strong>&#8220;<em>Neve e fango, la strada di Legnano&#8230;<\/em>\u201c<\/strong> che lui disse di aver sentito a Milano nella primavera del &#8217;45 sulla melodia di Fischia il vento? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, Roberto sapeva questa strofa. Credo di averglielo anche chiesto. Per\u00f2 penso di aver ripreso queste parole, che Roberto aveva sentito cantare, da qualche suo lavoro scritto: &#8220;Neve e fango la strada di Legnano&#8230;\u201c <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC &#8220;Neve e fango e sangue all&#8217;imbrunir, che c&#8217;\u00e8 morto il ragazzo partigiano, che sognava il sol dell\u2019avvenir&#8221;. Ah, Roberto l&#8217;ha scritta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, non ricordo dove, ma deve averla pubblicata da qualche parte, forse sulle note di copertina dei dischetti dei Canti della Resistenza italiana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC In ogni caso, la canzone pi\u00f9 cantata durante la Resistenza, come dicevi, fu <strong><em>Fischia il vento<\/em><\/strong>\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, s\u00ec, <em>Fischia il vento<\/em> era la canzone pi\u00f9 cantata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC &#8230; per\u00f2, oggi, Santoro in televisione canta <em>Bella ciao<\/em>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, Santoro canta <em>Bella ciao. Bella ciao<\/em> oggi diventa anche la canzone del movimento dei <em>No global<\/em>, no?, la canzone pi\u00f9 conosciuta internazionalmente tra quelle italiane. Direi che la cantano tutti, <em>Bella ciao<\/em>. \u00c8 una canzone che ha avuto una penetrazione internazionale come nessun&#8217;altra. Io ne ho qui delle versioni israeliane, cinesi, di tutto in po&#8217;.<br>Resta il fatto che per\u00f2 <strong><em>Bella ciao<\/em>, durante la Resistenza, fu cantata pochissimo<\/strong>; fu cantata prevalentemente in Emilia, portata s\u00f9 dal Centro Italia &#8211; il primo che studi\u00f2 queste cose fu <strong>Alberto Cirese<\/strong> il quale ne trov\u00f2 una versione a Terni &#8211; e poi dall&#8217;esercito badogliano che veniva s\u00f9. Qui arriv\u00f2, ma arriv\u00f2, se non in casi proprio sporadici, da persone che erano venute a conoscerla per canali strani, che non sono mai riuscito a determinare quanto sia vero e quanto non sia vero, come capita spesso in queste ricerche. Direi che non c&#8217;\u00e8 una prova attendibile che la canzone fosse conosciuta al Nord; pu\u00f2 succedere che uno la conoscesse, per\u00f2 non era una canzone cantata.<br>Nell&#8217;ultimo periodo, poco prima dell&#8217;insurrezione, venne cantata in <strong>Lomellina<\/strong>. Non mi risulta che sia stata cantata in Valsesia; in Ossola c&#8217;\u00e8 una testimonianza di uno che diceva: &#8220;<em>Ah, sai, c&#8217;\u00e8 una canzone nuova, nuovissima<\/em>&#8221; per\u00f2 siamo gi\u00e0 al diciannove-venti aprile (19-20  aprile 1945, ndr); questo l&#8217;ho trovato in un libro. Per\u00f2 siamo proprio agli ultimi momenti\u2026 <br><em>Bella ciao<\/em> non fu la canzone della Resistenza. <strong>La canzone partigiana era <em>Fischia il vento<\/em>.<\/strong><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Perch\u00e9, poi, prevalse Bella ciao?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mah, <em>Bella ciao<\/em> cominci\u00f2 a prevalere per alcuni motivi, intanto, direi formali:  dal punto di vista musicale la canzone era spettacolare, c&#8217;era il <strong>battito delle mani<\/strong> che cont\u00f2 molto. Tutte le delegazioni che si recavano all&#8217;estero venivano invitate a cantare <em>Bella ciao<\/em>. Tieni conto che poi la <strong>melodia di <em>Bella ciao<\/em><\/strong> era di largo uso centro-europeo, per cui l&#8217;aria era conosciuta. <br>Venne cantata per esempio dai russi nei campi di concentramento; ci sono delle prove che questa melodia era conosciuta anche all\u2019Est. Poi si diffuse attraverso i convegni giovanili internazionali che allora venivano fatti frequentemente da parte del movimento comunista, il movimento della Pace, le delegazioni che si scambiavano. <br>Quello che veramente rese celebre <em>Bella ciao<\/em> fu il fatto che Yves Montand la riprese: per\u00f2, questo, fino a un certo punto perch\u00e9 il testo di Montand \u00e8 diverso, in parte, da quello poi cantato da tutti. <strong>Lo spettacolo <em>Bella ciao<\/em> <\/strong>del Sessantaquattro (1964, ndr) <a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> fu certamente uno dei volani della popolarit\u00e0 della canzone. Ma, soprattutto, c\u2019\u00e8 il fatto che questa canzone, con l&#8217;<strong>appello per esempio all&#8217;invasore<\/strong>, senza il minimo discorso riguardante il fascismo, andava benissimo per tutti! Infatti, a un convegno della Democrazia Cristiana, a un certo momento fu cantata da Zaccagnini. Insomma, si potrebbe fare una storia di dove venne cantata in tutte le salse. E poi, il movimento <em><strong>No global<\/strong>,<\/em> in quest&#8217;ultimo periodo, ne ha fatto una canzone simbolo. <br>Negli anni Sessanta diventa la canzone della Resistenza per le ragioni che ti dicevo: una grande invenzione di una tradizione, come anche \u00e8 una invenzione della tradizione il fatto che i partigiani siano sempre stati sulla cresta dell&#8217;onda, perch\u00e9 invece vennero perseguitati mica da ridere durante il periodo scelbiano, no? Cio\u00e8, della popolarit\u00e0 della Resistenza in questo paese, ci sono degli alti e bassi. E comunque, <strong><em>Bella ciao<\/em> oggi \u00e8 &#8220;la&#8221; canzone della Resistenza<\/strong>. Tanto \u00e8 vero che, come dicevi tu, siccome <strong>Santoro<\/strong> doveva resistere &#8211; cosa che mi fa sempre un po&#8217; sorridere &#8211; cant\u00f2 questa canzone. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Tu hai lavorato tantissimo su questa canzone, ricerche su ricerche&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, quella \u00e8 una storia lunga\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC<\/strong> <strong>Tra l&#8217;altro, la storia di <em>Bella ciao<\/em> &#8211; o almeno, la storia delle ricerche che avete fatto su <em>Bella ciao<\/em> <\/strong>&#8211;<strong> si \u00e8 un po&#8217; incrociata anche alle vicende del Nuovo Canzoniere Italiano.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Come ricordi il lavoro di quegli anni su <em>Bella ciao<\/em> ?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gianni Bosio era quello che pi\u00f9 di tutti era interessato a <em>Bella ciao<\/em>, proprio perch\u00e9 la considerava una canzone con risvolti misteriosi: &#8220;<em>Ma da dove viene fuori<\/em>?\u201c. Tieni conto che oggi sappiamo che un&#8217;altra versione \u00e8 stata cantata durante la Prima guerra mondiale, ma ci siamo arrivati dopo anni, perch\u00e8 non c&#8217;era nessuna prova di questo. Oggi i passaggi si possono vedere. <br>Non so se ti ricordi che andando alla ricerca di capire queste cose a un certo momento avevamo trovato una versione della <em>vecchiarella<\/em> con un ritornello che diceva: &#8220;<em>La me dis ciao, la me fa ciao, la me dis ciao ciao ciao<\/em>&#8220;. E ci arrampicavamo un po&#8217; sui vetri per capire le connessioni. Chi trov\u00f2 il bandolo della matassa, chi riusc\u00ec a trovare un tassello fondamentale fu una ricercatrice che si chiamava Estera Scarelli la quale a un certo momento trov\u00f2 un <em><strong>Fior di tomba<\/strong><\/em> che era sulla medesima aria, proprio identica alla <em>Bella ciao<\/em> che viene cantata oggi. Lo trov\u00f2, mi pare, vicino a Parma, forse a Langhirano, cantata da una portinaia. Quello permise di dare una svolta. <br>Tra l&#8217;altro, ci fu anche il fatto che &#8211; un po&#8217; ingenuamente come poteva succedere in quegli anni in cui eravamo certamente tutti meno scaltri di oggi &#8211; accadde a <strong>Roberto Leydi <\/strong>e<strong> Gianni Bosio <\/strong>quando si recarono da <strong>Giovanna Daffini<\/strong>. La Daffini cant\u00f2 una canzone delle mondariso. Poi, essendosi resa conto &#8211; dai discorsi che facevano Bosio e Leydi &#8211; che loro cercavano soprattutto canzoni cantate durante il fascismo, e che pi\u00f9 queste canzoni erano datate pi\u00f9 potevano interessare a loro come elementi di resistenza, la Daffini disse immediatamente che quella canzone lei l&#8217;aveva cantata negli anni Trenta.<br>&#8220;Ah, la genesi di <em>Bella ciao<\/em> sta in un canto di monda che Giovanna Daffini conosce!&#8221;. In realt\u00e0 Giovanna Daffini <strong>questa canzone l&#8217;aveva cantata per la prima volta nel Millenovecentocinquantadue<\/strong> (1952, ndr) &#8211; ci fu un dubbio della Daffini se era il Cinquantuno o il Cinquantadue &#8211; in uno spettacolo del teatro di massa. Questo suo compaesano, Vasco Scansani, cambi\u00f2 le parole della <em>Bella ciao<\/em> partigiana &#8211; che conosceva e che aveva cantato in Emilia &#8211; e ne fece una versione da mondariso facendola cantare in uno spettacolo. Cos\u00ec nacque la <em>Bella ciao<\/em> delle mondine.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/267.-Giovanna-Daffini-1024x730.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3669\" width=\"545\" height=\"388\"\/><figcaption><em>Giovanna Daffini, e a sinistra, Vittorio Carpi.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Sai benissimo cosa \u00e8 successo. Questo ha creato un sacco di pasticci a noi. Intanto perch\u00e9 Vasco Scansani quando scopr\u00ec che questa <em>Bella ciao <\/em>veniva cantata in questo modo si risent\u00ec: si fece vivo e fece conoscere questa canzone in un momento cruciale: quando ci fu il fatto di Spoleto, al <strong>Festival dei Due Mondi<\/strong>, a causa di <strong>Gorizia<\/strong>, con l\u2019accusa di aver inventato delle canzoni.<br><br><strong>AC <\/strong> <strong>Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 <strong>Menotti<\/strong>, direttore del Festival, ci aveva chiesto preventivamente di presentare il copione dello spettacolo; noi presentammo le canzoni. Ricordo che ci fu la richiesta di cambiare la parola di una canzone che riguardava la <strong><em>Lega<\/em><\/strong>: &#8220;Crumiri e padroni son tutti da ammazzare&#8221;. Quella parola l\u00ec, &#8220;<em>ammazzare<\/em>&#8220;, non andava bene e fu cambiata con un altro termine. Si era accettato un compromesso e il problema sembrava risolto.<br>Senonch\u00e9, alla &#8220;prima&#8221; di Bella ciao, succede che<strong> Sandra Mantovani <\/strong>che avrebbe dovuto cantare<strong> <em>O Gorizia tu sei maledetta<\/em><\/strong> nella versione che avevo trovato io a Novara da un vecchio partigiano &#8211; Ronfani, un vecchio comunista che aveva fatto la Prima guerra mondiale e la cui versione di <em>Gorizia<\/em> non aveva la strofa: &#8220;<em>Traditori signori ufficiali che la guerra l&#8217;avete voluta, scannatori di carne vendute e rovina della giovent\u00f9<\/em>&#8221; e quindi non c\u2018era nel testo consegnato a Menotti &#8211; succede, dicevo, che Sandra ha un abbassamento di voce e viene sostituita da <strong>Michele Straniero<\/strong>; il quale Michele, conoscendo la canzone con un altro testo, che aveva quella strofa, canta quella, <strong>suscitando un grande casino nel pubblico<\/strong>.<br>Gi\u00e0 <strong>c&#8217;erano stati degli scontri<\/strong> verbali in teatro. La sensazione mia, a distanza di anni, \u00e8 che Michele, vistosi gi\u00e0 inizialmente attaccato &#8211; in sala c&#8217;era un clima non da ridere &#8211; abbia cantato volutamente quella strofa per creare fino in fondo lo scontro con il pubblico. Gi\u00e0 prima, quando era stata cantata la canzone <em><strong>E per la strada gridavano i scioperant<\/strong>i<\/em>, si era alzata una <strong>signora tutta impellicciata<\/strong> e aveva detto: &#8220;Io posseggo settecento braccianti, ma nessuno di loro dorme nelle stalle&#8221;. Al ch\u00e9, uno che era l\u00ec vicino grid\u00f2: &#8220;Lei sogna, signora, di essere posseduta dai suoi braccianti&#8221;, eccetera. C&#8217;era <strong>Giorgio Bocca<\/strong> che da un palchetto diceva alcune cose e dal basso gli dicevano: &#8220;Paesano&#8221;, e lui diceva: &#8220;Onorato, sono di Cuneo&#8221;. Quindi, fu un momento particolarmente vivace!<br>Per\u00f2, l&#8217;accusa fu: &#8220;Inventano le canzoni&#8221;. Nessuno credeva che quella strofa fosse autentica. La giocarono cos\u00ec, no? Per cui, quando Scansani salt\u00f2 fuori a dire che quella canzone l&#8217;avevamo inventata noi, il terrore di essere nuovamente accusati di inventare le canzoni fu molto forte.<br>Infatti ci fu tutta un&#8217;operazione per far conoscere che le cose non stavano come aveva raccontato la Daffini, e come <em>Bella ciao<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\"><strong>[2]<\/strong><\/a> <\/em>finiva per certificare, iniziando lo spettacolo con la canzone delle mondariso e finendo con la versione partigiana.<br>Ancora oggi prevale l&#8217;idea che <em><strong>Bella ciao<\/strong><\/em> delle mondariso sia la capostipite di <em>Bella ciao<\/em> partigiana; \u00e8 molto difficile modificare gli errori che puoi commettere e che mandi in giro. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"512\" height=\"288\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/268.-BellaCiao_1964-OK.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3819\"\/><figcaption>Lo spettacolo &#8220;Bella ciao&#8221;, 1964.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC Vuoi parlare ancora del canto sociale? E&#8217; un tema di cui noi, della generazione pi\u00f9 giovane, ce ne siamo occupati molto marginalmente.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, ci sarebbero ancora tantissime cosa da fare tenuto conto che il canto sociale ha dei momenti di stasi, ma poi si riprende a seconda delle situazioni sociopolitiche, no? Per cui, ci sono anche dei lunghi periodi di latenza.<br>Il lavoro che si \u00e8 svolto negli anni Sessanta e Settanta \u00e8 stato molto incisivo, perch\u00e9 ancora oggi queste canzoni si cantano. Una delle cose che mi colpiva, che era spaventosa, \u00e8 che quando nel Sessantadue (1962, ndr) cominciammo a fare queste ricerche, nessuno le cantava pi\u00f9 queste canzoni, non le sentivi mai. Infatti, tutte le cose che abbiamo registrato in quel periodo, non sono mai dal vivo, in situazioni di movimento come pu\u00f2 essere un corteo o durante una festa, sono tutte cose memorizzate. E la cosa mi colpiva parecchio perch\u00e8 erano passati pochi anni da quando queste cose si cantavano. Questo, naturalmente, l&#8217;ho saputo dopo, facendo ricerche.<br>Il fatto che ancora oggi si cantino vuol dire che quel nostro lavoro \u00e8 stato veramente incisivo, cio\u00e8 siamo riusciti a dare a questo paese un repertorio di canto sociale che, quando abbiamo cominciato a fare questo lavoro, mancava. (&#8230;)<br><br><strong>AC Ma cosa vi spinse a iniziare questo lavoro? In fondo, in Italia non c&#8217;era mai stata una tradizione di ricerca su questo patrimonio&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mah, guarda, questo lo ha detto benissimo Roberto Leydi quando ha affermato che eravamo un po&#8217; tutti alla ricerca di una <strong>patria<\/strong>. Potevamo identificarci in questo tipo di <strong>patria di marmo<\/strong> che ogni tanto continuano ad ammannirci? Eh, insomma! Puoi immedesimarti fino in fondo quando pensi alle parole di Fratelli d&#8217;Italia? Andiamo, non \u00e8 serio, no? Cio\u00e8, a suo tempo poteva essere una canzone con un significato ma oggi mi pare che il contenuto di quell&#8217;inno non funzioni, no?<br>Mentre invece funzionano, soprattutto in questo periodo, l&#8217;inno abissino di <strong>Ulisse Barbieri<\/strong> che \u00e8 contro il colonialismo, o persino <strong>l&#8217;Inno di Garibaldi<\/strong>: io che sono un po\u2018 vecchiotto lo sento pi\u00f9 mio che non <strong>l\u2018Inno di Mameli<\/strong>.<br>Eravamo veramente alla ricerca di una <strong>patria popolare<\/strong>, come ha detto Roberto. Infatti, molti di noi erano amatori di<strong> jazz<\/strong>; io Roberto l&#8217;ho conosciuto in un club jazz nel Millenovecentocinquantasei \u2013 cinquantasette (1956-57, ndr), quindi molto prima di tutta la vicenda del <em><strong>Nuovo Canzoniere italiano<\/strong><\/em>, perch\u00e8 lui girava a fare conferenze sul jazz e io ero la tessera numero quattro del Club Novara. Mio padre era stato un amatore di jazz, a me il jazz piaceva moltissimo, continua a piacermi. Ecco, eravamo alla ricerca di qualche cosa in cui poterci identificare, dovevamo trovare un&#8217;identit\u00e0.<br><br><strong>AC Visto che hai citato Roberto, ti vorrei chiedere una cosa &#8211; forse un po&#8217; scontata ma ancora di grande interesse &#8211; di cui ho parlato anche con lui. Quale fu il motivo della scollatura all\u2019interno del Nuovo Canzoniere Italiano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mah, il motivo sostanzialmente io l&#8217;ho raccontato nel libro <em><strong>Una storia cantata <\/strong><a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\"><strong>[3]<\/strong><\/a>, <\/em>che \u00e8 la storia del Nuovo Canzoniere italiano, dal mio punto di vista. Non credo che sarebbe stato il punto di vista di Roberto perch\u00e8, certamente, quando si raccontano storie di cui si \u00e8 stati protagonisti, la nostra memoria fa, diciamo, a pugni con le elaborazioni storiografiche di qualunque genere. Memoria e storia son proprio due cose diverse, no? Non smetter\u00f2 mai di dirlo, questo.<br>Le ragioni furono&#8230; intanto che Roberto, secondo me, era pi\u00f9 interessato alla ballata, a questo genere di cose; noi invece ci eravamo buttati dentro questa cosa perch\u00e8 ne avevamo visto, sentito e capito il valore politico. Per noi il problema era quello di dare un repertorio a quella che allora chiamavamo <em>classe<\/em>, no? E quindi ci fu uno scontro con Roberto perch\u00e8 secondo noi la strada che lui aveva preso era un po\u2018&#8230;  Gianni Bosio diceva: &#8220;da piccola Scala&#8221;. Questa era la sua posizione. In realt\u00e0 fummo trascinati anche da un grande litigio tra i due. Poi, come capita sempre, nei gruppi c&#8217;erano tante posizioni e siccome Roberto era anche molto esigente, giustamente, sul piano della qualit\u00e0 delle esecuzioni &#8211; io non vi ho sentito, ma immagino che avrebbe distrutto anche i Barab\u00e0n, no? &#8211; allora una serie di cantanti che non avevano nessuna intenzione di fare quello che veniva chiamato il <em><strong>ricalco<\/strong><\/em> ma volevano esprimersi in altre direzioni, si ribellarono. Dissero: &#8220;Noi in quella cosa li non ci riconosciamo, vogliamo fare altre cose&#8221;.<br>Si sommarono una serie di ragioni. Un&#8217;altra ragione molto grave fu il fatto che Roberto incettava tutto quello che era possibile pur essendo frutto della ricerca di tutti. Tutte queste registrazioni che avrebbero dovuto servire per creare l&#8217;archivio dell&#8217;<strong>Istituto Ernesto De Martino<\/strong>, allora nascente &#8211; qui parlo gi\u00e0 del Sessantacinque (1965, ndr) &#8211; sparirono bellamente, non le abbiam pi\u00f9 viste.<br>Io, per dirti, ho un rammarico dovuto al fatto che di due o tre nastri fatti da me con Roberto non ne ho copia. Li ha Roberto, capisci? Queste cose giocarono in quel momento, ci furono una serie di cose che finirono per creare questa frattura.<br>Per\u00f2, credo &#8211; l\u2018ho sempre sostenuto \u2013 che la ragione principale fosse politica. Roberto in quel momento voleva andare in un&#8217;altra direzione. Questa fu la mia impressione, allora.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Mi sembra, per\u00f2, che nell&#8217;ultimo periodo ci siano stati dei riavvicinamenti, soprattutto con te\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma io non ho mai avuto una rottura con Roberto sul piano personale! Certo, mi faceva impazzire quando per farmi restituire un canzioniere sociale, che per me era molto importante per le mie ricerche, ci ho impiegato ventidue anni! Ma, a parte questo, siamo sempre stati molto amici; anche perch\u00e8 &#8211; ti devo dire &#8211; io sono tra quelli che ha ritenuto che questa rottura non fosse negativa, ma fosse positiva per entrambe i gruppi. Insomma, io credo che quando si rompe su vicende serie &#8211; per esempio lo specifico stilistico di cui allora si parlava era una cosa seria, si ruppe anche su problemi di carattere musicale &#8211; sia anche giusto rompere. Le scissioni, a volte, sono anche molto positive e valide. <br>Poi i rapporti, bah, potevano, forse, anche essere pi\u00f9 sciolti. Purtroppo, quella scissione venne vissuta con toni cos\u00ec accesi un po&#8217; da tutti, e con prolungamenti emotivi molto vivi, cosa che imped\u00ec che si potesse anche instaurare una maggiore collaborazione tra i due gruppi. Che pure ci fu, eh!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Al di l\u00e0 di questo, rimane che fu una stagione feconda\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ah, non c&#8217;\u00e8 dubbio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Ancora oggi ci si rif\u00e0 a quegli studi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, io non ho niente da rimproverarmi su questo piano. Devo dirti che rifarei, credo quasi tutto, se non proprio tutto quello che ho fatto. Anche proprio nella vita, no?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Cosa pensi, invece, di quelli che son venuti dopo e si sono messi a fare folk-revival in modo moderno, facendo anche ricerca?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mah, non so se \u00e8 pi\u00f9 moderno, eh! Su questo avrei molte perplessit\u00e0\u2026 Certamente i nostri gruppi sul piano strumentale erano quello che erano, no? Quindi un arricchimento della base strumentale, \u00e8 positivo. <br>Oggi, io penso &#8211; lo pensavo anche allora &#8211; che ognuno possa eseguire queste cose nel modo che meglio gli aggrada, purch\u00e9 le cose vengano raccontate nel modo giusto. Cio\u00e8, se tu usi degli strumenti che sono al di fuori della tradizione popolare italiana lo dici e spieghi perch\u00e8 lo fai.<br>Tu usi la ghironda, no? Se modifichi una canzone o se fondi due canzoni diverse in una sola, lo racconti; poi ognuno fa quello che vuole, il pubblico decider\u00e0 se il prodotto \u00e8 buono o cattivo&#8230; <br>Devo dire che nel folk-revival c&#8217;\u00e8 anche molto di cattivo, eh! Per\u00f2 c&#8217;\u00e8 anche del buono. <br>Ti devo confessare che talvolta non resisto e, ogni tanto, quando ci sono gruppi di folk-revival che non conosco mi <strong>metto l\u00ec in piazza<\/strong>, quando suonano, e <strong>fingo di essere uno del paese<\/strong> che conosce quelle canzoni. E mi diverto da matti, no? Perch\u00e8 mi prendono seriamente per il panettiere locale e mi chiedono delle cose, e ogni tanto mi diverto anche a non raccontargliele giuste.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Ti comporti un po&#8217; come la Daffini<\/strong>&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, faccio un p\u00f2 come la Daffini. Sul folk-revival il discorso \u00e8, oggi, molto complesso. Noi lo rifiutammo anche allora, no? Per\u00f2, oggi, io ho l&#8217;impressione che questi gruppi siano un po\u2018 la fine di un discorso, non l&#8217;inizio di un nuovo discorso, ecco. \u00c8 un&#8217;impressione, per\u00f2, eh? D&#8217;altra parte ti vorrei chiedere che cosa ha senso oggi?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Ma la domanda ha senso, forse, rispetto alla vostra storia e al folk-revival di allora.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 che non si possono riprodurre in situazioni economico-sociali cos\u00ec diverse delle cose\u2026 Per\u00f2 io seguo pi\u00f9 attentamente di come posso averti dato l&#8217;impressione con queste tre battute, anche queste faccende. Ad esempio, sono poco convinto della bont\u00e0 di certe trasmissioni radiofoniche. Non perch\u00e8 siano brutte, per carit\u00e0, ma il tutto mi lascia un po&#8217; perplesso, non credo che sia cos\u00ec incisivo oggi. Insomma, il folk-revival aveva una grande importanza in Irlanda, perch\u00e8 in Irlanda non era folk-revival, ecco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Tornando a <em>Bella ciao<\/em>, sai che una volta, a fine Aprile, eravamo in una scuola Media a fare un concerto e a un certo punto i ragazzini si son messi a urlare: &#8220;Dai, fate ancora quella dei Modena, fate quella dei Modena!&#8221;.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ah, ecco, s\u00ec, s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Per loro <em>Bella ciao<\/em> non \u00e8 la canzone con quella storia di cui hai parlato prima. \u00c8 un brano dei Modena City Ramblers<\/strong>!<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, sai, parlare di queste cose \u00e8 sempre molto pericoloso, antipatico perch\u00e8 poi possono anche essere mal capite. Per\u00f2, certamente, oggi il cot\u00e8 del sopravvivere, del commerciale, se vuoi, ha un peso molto superiore che ai nostri tempi Ecco, questo va anche considerato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Forse il problema \u00e8 proprio di comunicazione, di modi di comunicare. Il problema non \u00e8 dei Modena che fanno il loro lavoro ma che, come sempre, passano i messaggi comunicati in modo pi\u00f9 semplice, spicciolo. E spettacolare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eh, beh, certo. Tra l&#8217;altro, la differenza sostanziale \u00e8 che allora noi avevamo un uditorio che tra dischi e spettacoli finiva per essere milioni di persone. Oggi non so se il folk-revival ha un simile impatto, sulla societ\u00e0 italiana. Direi di no.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Questo \u00e8 un altro grosso problema.<\/strong> <strong>Bene, io avrei finito. Ti posso riprendere mentre cammini?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, s\u00ec volentieri. Posso camminare con le mani in tasca?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Puoi fare tutto quello che vuoi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lago<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> \u00e8 alto&#8230; Sai quante cose,<strong> <\/strong>su<strong> questo lago<\/strong>, volendo vederle, e sapendole. Per esempio in quella casa dall&#8217;altra parte, l\u00e0, durante la Resistenza, il <strong>maggiore Holohan<\/strong> venne ucciso dal suo vicecomandante di missione, era una missione OSS. Conduceva male la missione, metteva a rischio i propri uomini: non sapevano cosa fare, l&#8217;han fatto fuori. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/275.-Orta-san-giulio-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3811\" width=\"-630\" height=\"-323\"\/><figcaption><em>Lago d&#8217;Orta<\/em>.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC Che paese \u00e8, <\/strong><strong>Pella<\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<p>No, Pella \u00e8 pi\u00f9 in l\u00e0. Non ricordo come si chiama. Lass\u00f9, invece, si vede ancora un enorme <strong>Che Guevara<\/strong> sbiadito, \u00e8 molto sbiadito e non si becca pi\u00f9, si vede a mala pena con un binocolo fortissimo. Era il  classico <strong>Che<\/strong> fatto su una roccia. Si vedeva da tutto il lago.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Dipinto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dipinto, s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Chi l&#8217;ha fatto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;autore era un tale che noi tutti chiamavamo <em><strong>Pitur<\/strong><\/em>; era uno che dipingeva anche bene, per\u00f2 siccome aveva fatto l&#8217;imbianchino lo chiamavamo <em>Al Pitur<\/em>. Era un compagno e aveva fatto questo enorme <strong>Che Guevara<\/strong>. Poi, l\u00e0, su quella chiesa c&#8217;era un campanaro che durante la Resistenza suonava <strong>Bandiera rossa<\/strong>, e da qui, da Orta, gli sparavano su&#8230;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Lo spettacolo <em>Bella ciao<\/em>, un programma di canzoni popolari italiane di Roberto Leydi e Filippo Crivelli, con testi di Franco Fortini, and\u00f2 in scena al Teatro Caio Melisso, di Spoleto (PG), dal 21 al 29 giugno 1964 nell&#8217;ambito del Festival dei Due Mondi.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Si riferisce allo spettacolo di Leydi e Crivelli.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cesare Bermani<em>, Una storia cantata. 1962-1997. Trentacinque anni di vita del Nuovo Canzoniere Italiano, <\/em>Milano, Jaca Book-Istituto Ernesto de Martino, 1997.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Lago d\u2019Orta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2004, per la produzione del DVD di Barab\u00e0n Venti5 d\u2019Aprile, dedicato al 60\u00b0 anniversario della Liberazione, Aurelio Citelli ha incontrato Cesare Bermani a Orta San Giulio (NO) per parlare di canti partigiani e altro. Una sintesi di questa lunga conversazione \u00e8 pubblicata nel video Canti partigiani, intervista a Cesare Bermani, contenuto nel DVD Venti5 d\u2019Aprile. Suoni, immagini e memorie per la Resistenza (ACB\/DV15, 2005).&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/baraban.it\/web\/2022\/06\/08\/bella-ciao-e-le-altre-colloquio-con-cesare-bermani\/\">Read More <span class=\"screen-reader-text\">Bella ciao e i canti partigiani. 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