{"id":4115,"date":"2004-05-13T12:01:00","date_gmt":"2004-05-13T13:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/baraban.it\/web\/?p=4115"},"modified":"2022-10-01T06:27:53","modified_gmt":"2022-10-01T07:27:53","slug":"lintervista-che-cera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/baraban.it\/web\/2004\/05\/13\/lintervista-che-cera\/","title":{"rendered":"L&#8217;intervista&#8230; cestinata."},"content":{"rendered":"\n<p><em>Nel 2004, poco dopo la pubblicazione dell&#8217;album Terre di passo, un giornalista intervist\u00f2 Aurelio Citelli per una rivista di musica. Qualche giorno dopo, l&#8217;intervistatore trasmise all&#8217;intervistato la trascrizione del colloquio al fine di correggere il testo. Come normalmente avviene, Aurelio emend\u00f2 il testo apportando anche qualche modifica: questo suscit\u00f2 la contrariet\u00e0 del redattore che, stizzito, decise di non pubblicare l&#8217;intervista.<\/em> <em>Considerato che, forse, \u00e8 di qualche interesse per i nostri tre lettori, pubblichiamo quell&#8217;intervista rimasta quasi vent&#8217;anni nel cassetto.<\/em> <em>Con buona pace del giornalista&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-4 wp-block-columns\">\n<div class=\"wp-container-1 wp-block-column\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-2 wp-block-column\">\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-3 wp-block-column\"><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"has-text-color\" style=\"color:#002e63\">Musica come impegno<\/h3>\n\n\n\n<p>I lombardi <strong>Barab\u00e0n<\/strong> suonano insieme da 21 anni. Il loro pi\u00f9 recente progetto discografico, <strong>\u201cTerre di Passo\u201d<\/strong>, \u00e8 riconosciuto da pubblico e critica come uno dei pi\u00f9 interessanti degli ultimi tempi. Abbiamo raggiunto al telefono <strong>Aurelio Citelli<\/strong>, membro storico del gruppo, per parlare della musica passata e dei suoni del presente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/235-Aurelio-Citelli_Cinisello-Balsamo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2556\" width=\"675\" height=\"357\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Partiamo proprio dal disco: <em>Terre di Passo<\/em> coniuga ricerca musicale da un lato e impegno e denuncia sociale e civile dall\u2019altro. Come si conciliano, secondo Barab\u00e0n, questi due aspetti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A Barab\u00e0n non \u00e8 mai piaciuto rappresentare il mondo popolare in modo banale. La colonna sonora della \u201ctradizione\u201d non era costituita solo da ballate bucoliche e balli:  c\u2019era anche una spaventosa povert\u00e0, la drammaticit\u00e0 della guerra, l\u2019emigrazione. E tutto ci\u00f2, oltre ad essere vissuto, veniva anche cantato. Il nostro percorso \u00e8 stato teso, fin dagli esordi, a coniugare la ricerca \u2013 il pi\u00f9 possibile rigorosa e diretta anche al \u201ccontesto\u201d socio-culturale di cui il patrimonio musicale \u00e8 espressione \u2013 al momento spettacolare, sintesi in cui \u00e8 importante, oltre all\u2019estetica e alla riesecuzione musicale, anche il messaggio culturale. Ecco perch\u00e9, insieme alle musiche da festa cantiamo canzoni scomode, dolorose, come i canti contro la guerra, brani dal forte impegno civile. <br>Con <strong><em>Terre di Passo<\/em><\/strong> abbiamo cercato di andare oltre attualizzando il messaggio, allargando gli orizzonti, utilizzando lingue, colori e sonorit\u00e0 diverse. Ci siamo concentrati soprattutto sui testi e fondamentale \u00e8 stato il rapporto con <strong>Franco Loi,<\/strong> uno dei maggiori poeti italiani viventi. Loi utilizza una lingua tutta sua, piena di musicalit\u00e0, passione, amore, gioia, dolore. Dalla sua vastissima produzione abbiamo scelto alcune liriche che riguardano gli anni della <strong>Seconda guerra mondiale<\/strong>. Ispirandomi ad un altro grande scrittore ligure scomparso nel 2001, <strong>Francesco Biamonti<\/strong>, ho scritto e composto il brano che d\u00e0 il titolo all\u2019album e che costituisce un po\u2019 la chiave di comprensione di tutto l\u2019album: <strong>le terre di confine, i passaggi, l\u2019Italia come ponte verso mondi e culture \u201caltre\u201d<\/strong>. Nel disco, inoltre, riaffiora spesso il tema della <strong>marginalit\u00e0<\/strong>, non solo riferita alle persone ma anche alla cultura, alla musica, alla storia e alla memoria.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/franco-loi-e-barabn.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1007\" width=\"580\" height=\"455\"\/><figcaption><em>Franco Loi (il terzo da sinistra), con Barab\u00e0n. Milano, Teatro Trotter.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Parliamo ancora del disco: come lavorano i Barab\u00e0n per la realizzazione di un album?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lavorano duro. <em><strong>Terre di passo<\/strong><\/em> \u00e8 stato concepito e scritto nell\u2019arco di cinque anni. Ho composto gran parte delle musiche e successivamente vi \u00e8 stato un lavoro di adattamento effettuato in collaborazione con gli altri componenti del gruppo. Per quanto concerne i cantati mi sono confrontato spesso con Franco Loi: ci trovavamo a casa sua, ascoltavamo i demo che gli preparavo, talvolta correggeva i miei errori di dizione. Poi, tra le montagne di libri di casa sua si parlava di tutto: di politica, poesia, New York, Milano. Quegli incontri, che gli chiedevo per essere certo di non aver stravolto il senso delle sue liriche, si tramutavano spesso in &#8220;lezioni&#8221; di grande interesse. C\u2019\u00e8 stato poi il lavoro di produzione che, come accade ormai da oltre quindici anni, \u00e8 interamente realizzato da ACB, la piccola etichetta della nostra Associazione. Registriamo nel nostro studio, la grafica la cura <strong>Giuliano Grasso<\/strong>, il mixaggio \u00e8 frutto del lavoro comune. \u00c8 tutto realizzato artigianalmente, con la massima cura possibile e con attrezzature digitali di ottima qualit\u00e0; un\u2019esperienza molto bella e funzionale per musicisti-lavoratori come noi: ci permette di registrare e mixare quando siamo liberi da impegni e di essere proprietari della nostra musica e del nostro lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Folk, world music, folk revival, musica di tradizione, musica etnica: ci aiuti a fare un po\u2019 di chiarezza a livello di terminologia e di mania di etichettare i generi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Barab\u00e0n ha intrapreso una strada che, sebbene basata sulla valorizzazione della cultura di tradizione orale, tende a rompere gli steccati, le etichette, le classificazioni. Non ci piace etichettarci. In <em>Terre di passo<\/em> i brani di tradizione orale non sono molti. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un modo di suonare, una sensibilit\u00e0, un modo di interpretare la musica che sicuramente arriva da l\u00ec. Siamo partiti dalla tradizione, lavoriamo continuamente sulla memoria, non solo quella legata al patrimonio musicale ma anche quella del lavoro, della vita delle persone. <strong>Terre di Passo <\/strong>\u00e8, in gran parte, un disco di nuove composizioni; c\u2019\u00e8, poi, la cover <em>live <\/em>di <strong><em>Canzone del Maggio<\/em><\/strong>, di <strong>Fabrizio De Andr\u00e9,<\/strong> con strofe inedite che Faber cant\u00f2 negli anni Settanta al Festival di Re Nudo che si tenne a Milano. Ci siamo confrontati con le opere di <strong>Loi, Biamonti e De Andr\u00e9<\/strong>, tre grandi scrittori-poeti contemporanei di origini liguri. \u00c8 una singolare coincidenza, forse da mettere in relazione all\u2019esigenza (di noi milanesi) di guardare verso nuovi mondi, orizzonti, culture. In questo miscuglio di culture, lingue, suoni e stili musicali, credo che i generi e le etichette siano davvero inadeguati.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/terre.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-620\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Dal vostro osservatorio, di un\u2019esperienza che dura da tanti anni, come vedete lo stato di salute di questo tipo di musica oggi in Italia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Confesso di non essere particolarmente interessato a quello che accade nel &#8220;mondo folk\u201d: non mi attrae particolarmente. Del resto, a parte rari casi, non mi sembra che questa musica abbia espresso grandi cose ultimamente. Ci si \u00e8, un po\u2019 tutti, fermati. Mi attraggono esperienze pi\u00f9 di confine, di ricerca. Prediligo i musicisti che \u2013 avendo alle spalle un lavoro di ricerca e di studio di un repertorio &#8211; sperimentano, innovano, non propongono stancamente l\u2019ennesima versione di <strong><em>Donna Lombarda. <\/em><\/strong>Occorre rimettersi in discussione, tentare soluzioni nuove, abbandonare il consueto che talvolta rischia di diventare consunto. Penso che la musica di tradizione italiana necessiti di progetti seri, moderni, aperti ai cambiamenti della societ\u00e0 perch\u00e9 altrimenti rimaniamo inchiodati a una musica sentita e risentita che alla lunga rischia di annoiare. C\u2019\u00e8 poi un equivoco enorme che circola indisturbato: non credo che basti cantare in dialetto per essere \u201ctradizionali\u201d, per fare musica \u201cpopolare\u201d. Anzi. L\u2019uso del <strong>dialetto<\/strong> che fanno taluni gruppi o cantautori &#8211; oggi di tendenza &#8211; lo trovo regressivo. E poi dov\u2019\u00e8 questo rinascimento del <em>folk revival <\/em>di cui si \u00e8 discusso in taluni convegni recentemente organizzati? Sono pi\u00f9 di vent\u2019anni che in Italia esistono gruppi e musicisti poco conosciuti, che fanno buona musica rinnovandola pur mantenendo un legame con la tradizione. Alcuni di questi guardano lontano, affinano stili musicali, studiano e ricostruiscono repertori spesso dimenticati. Ci sono esperienze interessanti, al Nord come al Sud.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci aiuti a fare un po\u2019 la storia del vostro gruppo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La storia inizia alla fine del 1982 quando <strong>Vincenzo Caglioti <\/strong>(organetto diatonico), <strong>Giuliano Grasso <\/strong>(violino), <strong>Guido Montaldo <\/strong>(fiati) ed io, abbiamo deciso di creare un gruppo che si dedicasse alla ricerca e alla riproposta della musica popolare dell&#8217;area lombarda. Guido nell\u20191995 ha abbandonato il progetto. Al nucleo iniziale si sono poi aggiunti <strong>Paolo Ronzio<\/strong> (chitarra, cornamuse) <strong>Diego Ronzio <\/strong>(percussioni, clarinetto) e, infine, nel 2003 il bassista <strong>Alberto Rovelli<\/strong>. Fortunatamente la litigiosit\u00e0 tipica di questo mondo ci \u00e8 estranea: vi \u00e8 un equilibrio interno molto bello, con personalit\u00e0 diverse dal punto di vista musicale e umano che sono un elemento di arricchimento. Questo, insieme a una chiarezza d\u2019intenti e una forte motivazione a fare lavori di \u201cqualit\u00e0\u201d, ha privilegiato l\u2019attenzione nei confronti delle idee e dei progetti produttivi pi\u00f9 che sulle rivalit\u00e0 o sulle beghe da cortile. Ogni anno allestiamo spettacoli diversi, abbiamo una nostra piccola etichetta discografica che realizza, oltre ai lavori di Barab\u00e0n, anche progetti di altri ensamble (come la <strong>Compagnia Strumentale Tre Violini<\/strong> o la <strong>Compagnia<\/strong> <strong>Sunadur di Ponte Caffaro<\/strong>) e produzioni con documenti originali registrati \u201csu campo\u201d. Ci sono poi le attivit\u00e0 legate alla didattica, alla divulgazione e alla promozione della musica di tradizione orale. Realizziamo progetti per enti pubblici e societ\u00e0, organizziamo stage, produciamo video, mostre e pubblicazioni. \u00c8 un\u2019attivit\u00e0 parallela a quella che si svolge sulle scene ma altrettanto importante e di grande utilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hai fatto riferimento alla tradizione e alla cultura orale: c\u2019\u00e8 ancora spazio per la ricerca in questo senso in Italia ?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qualche anno fa ero abbastanza pessimista ma mi sono ricreduto. Penso che ci siano ancora spazi: occorre per\u00f2 rinnovare metodi d\u2019indagine e modalit\u00e0 di documentazione. Sono reduce da una settimana di registrazioni sui campanili della Bergamasca perch\u00e9 produrremo prossimamente un CD sulle campane e sulle campanine bergamasche, una tradizione importante e di grande pregio; non si tratta di una scoperta perch\u00e9 esistono gi\u00e0 raccolte di questi repertori. Credo tuttavia che sia importante documentare la tradizione oggi, realizzare una fotografia di questo repertorio. Non ci interessa fare dell\u2019archeologia sonora: ci preme documentare il presente. In questi giorni, poi, ho ultimato il montaggio del video <em><strong>Le voci dei pifferai<\/strong>,<\/em> dedicato ai suonatori di piffero contemporanei. Anche nei confronti di questa straordinaria tradizione musicale c\u2019\u00e8 ancora molto da dire e da capire. E, sotto il profilo tecnico, \u00e8 ormai indispensabile lavorare a tutto campo, non basta pi\u00f9 registrare il sonoro. Per documentare seriamente, per capire, per comunicare, \u00e8 importante usare <strong>l\u2019immagine,<\/strong> mezzo di comunicazione che ancora stenta ad entrare nelle abitudini dei ricercatori (a parte <strong>Carpitella,<\/strong> che fu uno dei primi a comprenderne il significato, pochi altri hanno seguito il suo esempio). Ci sono poi repertori, storie di comunit\u00e0, famiglie o persone che meritano di essere indagati, salvati. Non si finisce mai di raccogliere e raccontare la memoria.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/211.-Musiche_selvagge_marco_domenichetti_e_cesare_campanini_sito.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1926\" width=\"556\" height=\"296\"\/><figcaption><em>Marco Domenichetti (piffero) e Cesare Campanini (fisarmonica), fra i protagonisti del video &#8220;Le voci dei pifferai&#8221;, del 2004.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>All\u2019ultima domanda in parte hai gi\u00e0 risposto: ci sono colleghi che vi piacciono di pi\u00f9 e colleghi che vi piacciono di meno ?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono musicisti con cui abbiamo iniziato tanti anni fa la nostra esperienza che hanno intrapreso una carriera interessante e hanno avuto la possibilit\u00e0 di emergere. Io sono molto contento di questo. Apprezzo chi valorizza la cultura di tradizione orale, le esperienze di cui poco o nulla si occupano i mezzi di comunicazione. Apprezzo gruppi e associazioni che operano sul territorio in modo volontario, che salvano patrimoni e repertorio musicali dall\u2019incuria e dall\u2019indifferenza. Apprezzo quei giornalisti radiofonici, critici, organizzatori, liutai, studiosi e distributori discografici che occupandosi di musiche e culture \u201caltre\u201d, operano con seriet\u00e0, competenza e passione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo un&#8217;intervista del 2004 mai uscita che, forse, \u00e8 di qualche interesse per i nostri tre lettori.&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/baraban.it\/web\/2004\/05\/13\/lintervista-che-cera\/\">Read More <span class=\"screen-reader-text\">L&#8217;intervista&#8230; cestinata.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1398,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[227],"tags":[29,25,22,23,246,40,38],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4115"}],"collection":[{"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4115"}],"version-history":[{"count":30,"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4115\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4268,"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4115\/revisions\/4268"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1398"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4115"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4115"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4115"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}