{"id":6064,"date":"2024-01-01T08:50:00","date_gmt":"2024-01-01T09:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/baraban.it\/web\/?p=6064"},"modified":"2024-03-16T13:36:08","modified_gmt":"2024-03-16T14:36:08","slug":"roberto-ferrari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/baraban.it\/web\/2024\/01\/01\/roberto-ferrari\/","title":{"rendered":"Roberto Ferrari, pifferaio. Tutto inizi\u00f2 da un soprammobile"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#80888c;font-size:15px\">Intervista a <strong>Roberto Ferrari<\/strong> (pifferaio)<br>Menconico (PV), frazione Canova, 23 agosto 2003<br>a cura di Aurelio Citelli<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\" style=\"font-size:15px\">Nel 2003, per la lavorazione del videodocumentario <em><strong>Le voci dei pifferai<\/strong><\/em>, Aurelio Citelli ha intervistato Roberto Ferrari <em>Ferry<\/em> (1965), pifferaio di Canova, frazione di Menconico (PV). Profondo conoscitore della montagna appenninica, della gente e della cultura materiale e immateriale locale, Roberto \u00e8 stato fra i primi a collaborare alle ricerche intraprese nei primi anni Ottanta da Citelli e Giuliano Grasso nelle <em>Quattro provincie<\/em>. L&#8217;amore per la terra in cui \u00e8 nato, vive e lavora, la conoscenza delle tradizioni locali e dei suonatori del passato, ne fanno un testimone prezioso per conoscere e comprendere le <em>Quattro province<\/em>.<br><em>Ferry<\/em> \u00e8 soprattutto un amico. Fin dai primi anni Ottanta, Citelli ha seguito le sue feste, ha intrapreso con lui appassionate discussioni fino a notte fonda, allestito spettacoli (come le <em>Voci di Colleri<\/em>, con Claudio Rolandi, Donata Pinti, Paolo Ronzio e lo stesso Citelli, nella Chiesa parrocchiale di Colleri), compiuto memorabili &#8220;tour&#8221; nelle osterie della Valle Trebbia con la complicit\u00e0 di Fabio Zanforlin. Dal 2004, condividono l&#8217;esperienza di <em>Musiche selvagge<\/em>. <br><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/113.-Ferry.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1125\" width=\"-78\" height=\"-62\"\/><figcaption><em>Roberto Ferrari, durante l&#8217;intervisita. Canova, frazione di Menconico (PV), 2003.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC. Nome, et\u00e0 e professione. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiamo Roberto Ferrari, ho trent&#8217;otto anni e di professione faccio l\u2019imprenditore edile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Quando ti sei avvicinato alla musica da piffero? Puoi raccontare com\u2019\u00e8 nata questa passione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eh, la passione \u00e8 nata in un modo un po&#8217; strano! Quando avevo dieci anni mio padre ha comprato un piffero da un costruttore di Pej, Tambussi, e l&#8217;ha portato a casa. Praticamente doveva servire da soprammobile. Poi qualche volta ho provato con l\u2019ancia, cosa usciva e ho visto che qualcosa usciva. Allora ho cominciato a suonare un po\u2019 in casa, da solo. Dopo di che c\u2019era un mio vicino che suonava la fisarmonica, abbiamo provato insieme ed \u00e8 nata questa passione. Nel frattempo sono andato diverse volte a sentire vari pifferai, Ernesto Sala, il <em>Rosso<\/em> della val Trebbia e mi sono appassionato sempre di pi\u00f9. Pi\u00f9 tardi ho cominciato a suonare prima con un fisarmonicista, poi con un altro, fino ad arrivare ai giorni nostri\u2026 La cosa \u00e8 nata diciamo per un piffero comperato come soprammobile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Ma qualcuno della tua famiglia suonava?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>No, no, nessuno suonava della mia famiglia. Assolutamente. Anzi, nei primi anni che suonavo addirittura i miei genitori mi dicevano di non farlo perch\u00e9 suonando il piffero, insomma, ci vuol parecchia pressione, allora si tende a gonfiare un po\u2019 le guance\u2026 Mi dicevano di non farlo perch\u00e9 gli sembrava una cosa anche un po\u2019 fuori moda. Allora si andava in giro con i primi registratori a registrare questi questi suonatori e poi a casa pian piano si riascoltava la cassetta e si cercava di imitarli. <br>Il suonatore che mi ha ispirato di pi\u00f9, anche perch\u00e9 ho avuto la fortuna di vederlo almeno una decina di volte sulle feste da ballo, \u00e8 stato Ernesto Sala. Lo ricordo benissimo. Quando mio padre mi ha regalato questo piffero sono andato a sentirlo a Vallechiara, un paese qua vicino, e ricordo che ho sentito per la prima volta una Monferrina, e mi \u00e8 piaciuto molto. Purtroppo in quel periodo quasi nessuno ballava questi balli. Era una serata praticamente quasi tutta da liscio. I primi ballerini che ho visto danzare i balli tradizionali li ho visti a Cegni in occasione del Carnevale Bianco, quando suonava Ernesto Sala.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Quindi Ernesto lo hai anche registrato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, l\u2019ho registrato perch\u00e9, a parte qualcosa fatto dai ricercatori e dagli etnomusicologi come Bruno Pianta o Roberto Leydi, non esisteva documentazione sonora. Per cui si girava col registratore portatile e ricordo che Ernesto l\u2019ho registrato anche al Carnevale Bianco: ed \u00e8 stato quando ho provato a fare i primi pezzi del repertorio di musica antica, qualcosa che andava al di l\u00e0 dei valzer, delle polche e delle mazurche. E&#8217; stato emozionante perch\u00e9 in quel momento mi son reso conto che stavo facendo qualcosa di pi\u00f9 importante che non suonare ballo liscio: stavo lavorando su una tradizione che andava preservata, che doveva restare viva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Prima di allora non ti era mai venuta l\u2019idea di suonare, magari la chitarra o il pianoforte?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>No, no assolutamente. A parte l\u2019esperienza&nbsp;del flauto di plastica a scuola, che non \u00e8 che mi interessasse molto&#8230; va beh ero bambino, non ho mai pensato di suonare. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/378-Ferry-e-Mini_Sunadu-balerene-canteren_1987.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6191\" width=\"667\" height=\"444\"\/><figcaption><em>Roberto Ferrari e Giacomo Davio &#8220;Mini&#8221; a Sunad\u00f9, baleren canteren, San Martino di Varzi, 1987. <br>(foto di Paolo Ronzio)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC. Quante serate facevi nei primi anni di attivit\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le prime volte che ho fatto qualche serata \u00e8 stato all\u2019et\u00e0 di quindici, sedici anni; facevamo quattro o cinque serate all\u2019anno, ma non erano un gran che. Il fisarmonicista allora era Elio Buscaglia, di Cegni, che adesso abita a Fabbrica Curone. Sempre con lui poi siamo arrivati negli anni Ottanta, dove facevamo sessanta, settanta serate all\u2019anno. Poi ho avuto un periodo di crisi, diciamo, anche voluta perch\u00e9 ho incominciato a prendere un po\u2019 pi\u00f9 seriamente il mio lavoro, mi sono sposato e ho diminuito un po\u2019&nbsp;questo questo ritmo con la musica. Poi con Buscaglia ho smesso di suonare e per un po\u2019 di anni son rimasto fermo finch\u00e9 non ho trovato il fisarmonicista Claudio Rolandi, anche lui di questi posti (ora abita a Voghera), e con lui, ultimamente, abbiamo fatto delle cose abbastanza belle. E\u2019 il fisarmonicista col quale suono tutt\u2019ora.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Adesso quante serate fai in un anno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Adesso ne faccio poche: venti, venticinque.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. E\u2019 un\u2019attivit\u00e0 che fai in aggiunta al tuo lavoro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, s\u00ec, ma \u00e8 pi\u00f9 una passione che un&#8217;attivit\u00e0! Le feste da ballo sono diminuite&#8230; forse perch\u00e9 i ballerini che praticano il ballo liscio, diciamo &#8220;scolastico&#8221;, non amano ballare col piffero. La cosa che fa piacere, oggi, \u00e8 che ci sono tanti giovani che vogliono ballare i balli tradizionali. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Tu sei stato &#8211; semplifico &#8211; uno della &#8220;terza&#8221; generazione, quella venuta dopo i suonatori storici come <strong>Ernesto, e <\/strong>dopo quella di Franco Brignoli, di &#8220;Bani&#8221; <\/strong>(ndr, Ettore Losini, 1951), <strong>del<\/strong> &#8220;<strong>Rosso&#8221; <\/strong>(ndr, Luigi Agnelli, 1930-2007).<strong> Hai iniziato a suonare quando la tradizione del piffero stava vivendo un momento difficile.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, quando mi son messo a suonare io suonavano \u201cBani\u201d,&nbsp;suonava ancora il Rosso, erano gli ultimi anni di Ernesto Sala e, come giovane, stava emergendo Stefano Valla. Qualche altro ragazzo della zona ha provato ma poi&#8230; niente, adesso non suonano pi\u00f9. Diciamo che sono stato uno dei pochi, forse insieme a &#8220;Bani&#8221; e a Valla,&nbsp;a riproporre questo strumento in un momento di crisi di questa musica.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/374.-Fabio-Ferri-Claudio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6107\" width=\"537\" height=\"385\"\/><figcaption><em>Da sinistra: Fabio Zanforlin (musa), Roberto Ferrari (piffero) e Claudio Rolandi (fisamonica).<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC. Quant&#8217;era il cach\u00e9t allora?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Allora si guadagnava pi\u00f9 o meno sulle centomila lire a testa. Cento, centocinquanta, dipendeva un po\u2019 da quanto si suonava. Se c\u2019era una serata lunga magari si prendeva qualche soldo in pi\u00f9. Adesso si guadagna di pi\u00f9, anche centocinquanta euro a testa, ecco, dipende sempre dalle ore in cui devi suonare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. E\u2019 un bel guadagno, rispetto ad altri lavor<\/strong>i!<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, ma \u00e8 un guadagnare sudato&#8230; Adesso, spesso si vede gente in giro a fare piano-bar magari con una tastiera e un dischetto e prendono gli stessi soldi che prendiamo noi, per\u00f2 faticano molto meno. Senza&nbsp;nulla togliere a&nbsp;questi signori che suonano con queste pianole, eh! E comunque, ripeto, io lo faccio soprattutto per passione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Al di fuori di questa zona in quali situazioni hai suonato? So che sei stato in tourn\u00e9e negli Stati Uniti&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Ottantacinque&nbsp;e nell\u2019Ottantotto, sono andato con Elio Buscaglia a suonare negli Stati Uniti per gli emigrati. Siamo stati a Detroit e in Canada, a Toronto, con grande soddisfazione perch\u00e9 faceva molto piacere vedere questi signori, proprio americani, che parlavano il nostro dialetto e facevano i nostri balli&#8230; E\u2019 stata una cosa che mi ha commosso e nello stesso tempo mi ha reso felice.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Ha commosso anche loro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ha commosso parecchio anche loro. Ho visto tantissima gente emozionata per non dire quasi piangere. C\u2019erano anziani di ottant\u2019anni o anche pi\u00f9 che avevano sentito il piffero quando sono partiti per l\u2019America &#8211; sono emigrati che erano bambini &#8211; e l\u2019hanno risentito all\u2019et\u00e0 di ottant\u2019anni. E&#8217; una cosa che avrebbe commosso chiunque. Per quegli immigrati era come sentire una parte di loro stessi, della loro cultura, qualcosa che avevano lasciato qua. E sentirlo l\u00e0, in America, \u00e8 stato per loro un momento davvero emozionante.<br>Poi, nel Millenovecentottantanove, insieme a &#8220;Bani&#8221;, Stefano Valla e a Fabrizio Ferrari siamo stati a suonare a Parigi per il Bicentenario della Rivoluzione Francese. Un mese prima siamo stati a Poiters a fare le prove per imparare questo pezzo che dovevamo suonare insieme a milleduecento suonatori. Avevamo un maestro che insegnava a noi e a tutti gli oboi presenti alla manifestazione. Poi abbiamo suonato a Parigi su Le Champe Elise\u00e9, tutti quanti in marcia, questo plotone di musicisti, in maggior parte francesi ma anche di altre nazioni, un po\u2019 da tutto il mondo. E&#8217; stato un onore, per me, partecipare a questa cosa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Tra l&#8217;altro sembra che ci sia un legame tra la Rivoluzione Francese e il piffero, no? Si raccontano delle storie a questo proposito&#8230; <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, s\u00ec, queste storie le ho sentite. Ci sono diversi pezzi che ricordano qualcosa della Francia, come la <em>Monferrina di Napoleone<\/em>, oppure il <em>Perigurdino<\/em> che si dice venga dalla regione del Perigord, o la <em>Carmagnola<\/em>. Le arie di queste suonate ricordano parecchio, per quello che si dice, le suonate del periodo Napoleonico&#8230; <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"700\" height=\"426\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/377-Camaradon-balla-la-giga.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6189\"\/><figcaption><em>Domenico Balma &#8220;Camaradon&#8221; e quattro ragazze ballano la Giga. Monte Penice, anni Trenta.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC. Ma tu che idea ti sei fatto sull\u2019origine delle musiche da piffero pi\u00f9 antiche come le monferrine?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mah, effettivamente, potrebbero avere un origine lontana. Quello che ho pensato, quello che mi \u00e8 stato detto da gente che le ha studiate, \u00e8 che potrebbero essere simili a musiche francesi del Millesettecento, Milleottocento&#8230; per\u00f2 non saprei dire di preciso,&nbsp;bisognerebbe fare degli studi pi\u00f9 approfonditi per sapere con esattezza la provenienza di queste suonate. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Riesci a stimare il tuo repertorio? Quanti brani da piffero conosci?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se devo dire la verit\u00e0 non li ho mai contati. Ne sapr\u00f2 cento, centoventi. Pi\u00f9 o meno&#8230; poi dieci in pi\u00f9, dieci in meno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Che metodo usi per&nbsp;imparare le suonate? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Uso il registratore, lo facevo prima e lo faccio ancora adesso. Spesso la imparo prima sul flauto perch\u00e9 si fatica meno col fiato. Quando poi ho imparato bene l\u2019impostazione delle dita passo al piffero e faccio il lavoro successivo che \u00e8 quello dell\u2019intonazione, del calibrare il fiato, degli abbellimenti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Questo ulteriore passaggio lo fai&nbsp;da solo o insieme al fisarmonicista?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, col fisarmonicista: se c\u2019\u00e8 da limare qualcosa nella metrica, nel tempo, queste cose qua, le faccio con la fisarmonica. Poi, prima di eseguirlo in pubblico, occorre suonare il brano diverse volte per averne la padronanza. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Preferisci i balli vecchi &#8211; gighe, monferrine, alessandrine&nbsp;&#8211; oppure i balli pi\u00f9 moderni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io preferisco i balli di una volta. Ma ci sono dei valzer, delle polche o delle mazurche, diciamo arcaiche, che mi piacciono moltissimo, direi alla pari dei balli antichi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Sotto il profilo stilistico <strong>questi due differenti repertori richiedono un approccio diverso<\/strong><\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<p>Io cerco di avere un mio stile, anche perch\u00e9 suono il piffero come piace a me, come lo sento io, per cui tento di avere uno stile personale. Passando dal repertorio vecchio a quello pi\u00f9 recente, diciamo che non cambio stile&#8230; cerco di mantenere un&#8217; impostazione mia, personale. Penso che ogni suonatore debba avere un proprio modo di suonare. Quando sento alcuni pifferai che cercano di imitare lo stile di altri non mi piace molto perch\u00e9 penso che bisognerebbe diversificarsi. Ognuno dovrebbe essere veramente se stesso nel suonare, con i propri difetti e i propri pregi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/373-Ferry.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6078\" width=\"331\" height=\"442\"\/><figcaption><em>Roberto Ferrari, Brallo di Pregola, 2005 <br>(foto di Anna Lomazzi)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC. Cosa pensi delle nuove composizioni per piffero?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io non mi ci son mai messo, sinceramente non ho neppure tantissimo tempo per occuparmi di questo, per\u00f2 la cosa mi interessa. Spero in futuro di riuscire a fare qualcosa del genere. Penso che sia positivo, \u00e8 una cosa che permette a una persona di esprimersi&#8230; Poi star\u00e0 al pubblico dire se piace o meno. Per\u00f2 penso che siano positive queste innovazioni, assolutamente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. E cosa pensi dell\u2019uso delle nuove tecnologie applicate alla musica da piffero? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io devo dire grazie alla tecnologia del registratore se ho imparato tante suonate per cui non vedo perch\u00e9 dovrei parlar male di chi utilizza il computer per studiare o rielaborare musiche. Quello che conta \u00e8 lo scopo finale, per cui se uno utilizza la tecnologia per suonare meglio o comporre nuovi pezzi, ben venga.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Ernesto Sala e Dante Tagliani a un matrimonio\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/1NNQ-xrOZHM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC.  A quale suonatore del passato, o del presente, ti senti pi\u00f9 legato, ti senti pi\u00f9 vicino, anche dal punto di vista umano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come ho detto, il suonatore che ho ammirato di pi\u00f9, come suono, \u00e8 stato Ernesto Sala. Purtroppo, Giacomo Sala &#8220;Jacmon&#8221; non l\u2019ho sentito. A livello umano, come rapporti, diciamo, di amicizia, beh sicuramente apprezzo il giovane pifferaio Fabrizio Ferrari che tra l\u2019altro abita qui al mio paese ed \u00e8 un amico da una vita&#8230; beh, poi, Fabio Zanforlin: lui suona la musa, abita anche lui qua, vicino a me, e abbiamo sempre suonato insieme. Infatti il nostro gruppo era composto da fisarmonica, musa e piffero&#8230;&nbsp;&nbsp;Io, comunque, ho buoni rapporti con tutti i suonatori: Stefano Valla, &#8220;Bani&#8221;, Marco Domenichetti, Stefanino Faravelli. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Il tuo modello, sotto il profilo dello stile, comunque, \u00e8 stato Ernesto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, s\u00ec. Il mio modello \u00e8 stato sicuramente Ernesto Sala. Poi, non sono riuscito a fare esattamente come lui che \u00e8 stato un maestro&#8230; anche perch\u00e9, tra le altre cose, ci ha lasciato in eredit\u00e0 un repertorio vastissimo. Penso che tutti i suonatori di oggi abbiano lavorato sulle registrazioni di Ernesto.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>AC. Qual\u2019\u00e8 stato, invece, a tuo giudizio, il suonatore che ha contribuito maggiormente a innovare il repertorio del piffero?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io sono convinto che il piffero abbia avuto diverse fasi di rinnovamento: una importante, avvenuta nei primi decenni del secolo scorso, \u00e8 stata quella realizzata da Giacomo Sala <em>Jacmon<\/em>. Lui ha avuto l\u2019intelligenza di fare un cambiamento storico, quello di accoppiare il piffero alla fisarmonica. E&#8217; noto che il piffero prima suonava con la musa ed \u00e8 una cosa bellissima e stupenda, ancora adesso. Per\u00f2, negli anni Trenta, Quaranta, Cinquanta, Sessanta, la gente tendeva a preferire un altro tipo di suono, quello della fisarmonica, delle orchestrine da liscio. Allora <em>Jacmon <\/em>cos\u2019ha fatto? Ha provato a suonare con la fisarmonica, ha visto che la cosa si poteva fare e piano piano ha abbandonato la musa. Questo processo pu\u00f2 essere visto come il colpo di grazia per la musa ma io penso che non sia stato cos\u00ec. Tutto quello che abbiamo oggi &#8211; il repertorio, gli strumenti, le danze, le canzoni e tutta la cultura legata al piffero &#8211; lo dobbiamo a questa scelta di <em>Jacmon<\/em>. Diversamente, il piffero sarebbe scomparso. Per l&#8217;oggi, l\u2019innovazione pi\u00f9 grande \u00e8 stata quella di reintrodurre la musa, anche se di preciso non si sa come suonasse perch\u00e9 nessun suonatore di musa \u00e8 mai stato registrato. Fondamentale \u00e8 stato anche il recupero dei balli tradizionali, specialmente delle suonate che si stavano perdendo. Questa \u00e8 stata una grande innovazione.<br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Il ritorno della Musa\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/d4nZQOSjJDc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Questo, oltrech\u00e9 grazie al lavoro di documentazione fatto da Bruno Pianta, \u00e8 stato fatto recuperando le registrazioni degli anni Sessanta e Settanta. Ricordo che anche tu mi hai dato registrazioni di Ernesto fatte in quegli anni. E&#8217; stato un lavoro essenziale per ricostruire il repertorio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; stato un lavoro fondamentale perch\u00e9 poi, a un certo punto, Ernesto per problemi di salute ha smesso di suonare e il discorso di andare in giro con il registratorino \u00e8 venuto un po\u2019 meno. A questo punto abbiamo cercato, specialmente io e Fabio Zanforlin, di informarci nelle varie valli, chiedendo all\u2019osteria, parlando con qualcuno che cantava o era appassionato, domandando se avevano mai registrato oppure se conoscevano qualcuno che avesse registrazioni di Ernesto Sala. Cos\u00ec siamo riusciti a trovare diverse registrazioni che poi abbiamo clonato. Queste incisioni &#8211; tutte fatte durante feste &#8211; sono state molto utili specialmente sui pezzi di liscio antico, di ballabili perch\u00e9 risalgono agli anni Sessanta-Settanta, anni in cui, purtroppo, i balli pi\u00f9 antichi stavano per essere abbandonati&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. D&#8217;altra parte la documentazione raccolta <strong>da&nbsp;Bruno Pianta<\/strong><\/strong><strong> \u00e8 stata rivolta quasi esclusivamente ai balli antichi, oltre tutto non suonati durante le feste. Pianta, per sua stessa ammissione, si \u00e8 dispiaciuto per non aver rivolto la sua attenzione anche al corpus di liscio. Tuttavia, il suo lavoro di documentazione \u00e8 stato importantissimo. Cosa ne pensi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Infatti. Noi siamo stati fortunati perch\u00e9 le due cose si sono un po\u2019 compensate: c\u2019\u00e8 stato chi si \u00e8 interessato solo ai balli antichi &#8211; le gighe, le monferrine, le piane, eccetera &#8211; come Bruno Pianta, Roberto Leydi e chi come noi e altri, invece, ha avuto la fortuna di trovare suonate di liscio &#8220;antico&#8221;. Un lavoro che, purtroppo, non \u00e8 stato fatto, \u00e8 una documentazione completa sui matrimoni, una registrazione anche visiva, magari, su riti come il carnevale o altri momenti dell&#8217;anno o della vita. <br>Per\u00f2 le registrazioni fatte da Pianta hanno aiutato molto perch\u00e9 se non ci fossero state non avremmo mai avuto occasione di sentire certi pezzi, ce li saremmo persi tutti quanti. E, forse, la parte pi\u00f9 nobile del repertorio del piffero sarebbe inevitabilmente andata a morire, si sarebbe persa per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Io rimango convinto che il lavoro di documentazione fatto negli anni Settanta-Ottanta dai ricercatori &#8220;urbani&#8221;, a partire da Pianta, sia stato essenziale. Eppure qualcuno ci ha visti quasi come dei saccheggiatori. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io penso che sia stata una grande cosa. Anche l&#8217;intervista che stiamo facendo adesso &#8211; non perch\u00e9 intervisti me &#8211; penso che sia una cosa che domani potr\u00e0 essere utile a qualcuno. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Dieci nomi di grandi pifferai del passato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Allora: il Draghino del quale c\u2019\u00e8 tutta una storia. Piancerreto, il Brigiotto, Jacmon, Lag\u00e9, il Rosso. Gli altri sono ancora tutti viventi. Se ne ho dimenticato qualcuno, pazienza!<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/329.-Musiche_selvagge_varzi_2015-6744-e1702743016463-1024x678.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4861\" width=\"525\" height=\"348\"\/><figcaption><em>Da sinistra: Roberto Ferrari, Marco Domenichetti e Cesare Campanini in concerto con Musiche selvagge, Varzi PV, 2015 (foto di Diego Ronzio) <\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC. Conoscerai la storia della &#8220;chiave&#8221; che viene tramandata, dal Draghino a Pianserejo e cos\u00ec via&#8230; Qual&#8217;\u00e8 il senso di questa storia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente ha un significato. Qualcuno l\u2019ha vista come una chiave, una grossa chiave delle porte di una volta. Secondo me la &#8220;chiave&#8221; era una cosa simbolica che veniva data al miglior suonatore del momento. Per cui quando moriva un grande suonatore, questo la passava automaticamente a un altro. Per &#8220;chiave&#8221; credo si intenda questo, almeno spero perch\u00e9 ne ho sentite di tutti i colori: che era un segreto che si passavano nell\u2019orecchio sul letto in punto di morte, tra un suonatore e l\u2019altro&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. E adesso dove \u00e8 finita la &#8220;chiave&#8221;?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La &#8220;chiave&#8221; non so dove \u00e8 finita. Probabilmente, boh, magari \u00e8 rimasta a Cegni, magari non \u00e8 pi\u00f9 a Cegni \u00e8 a Bobbio&#8230; non so dove \u00e8 finita (sorridendo).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Qualcuno ha affermato che qualche suonatore se l\u2019\u00e8 portata nella tomba.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me la &#8220;chiave&#8221; non esisteva e il suonatore non pu\u00f2 essersela portata nella tomba perch\u00e9 bravi suonatori ce ne sono anche adesso per cui credo che qualcuno ce l\u2019avr\u00e0 questa &#8220;chiave&#8221;, eh! Penso proprio di non essere io, per\u00f2 qualcuno ce l\u2019avr\u00e0 questa &#8220;chiave&#8221;!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. A te piacerebbe averla?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Penso che piacerebbe a chiunque.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Se tu dovessi raccontare una storia legata al piffero, un aneddoto, cosa ti verrebbe in mente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma di storie ce ne sono tante, e belle, sul piffero. C\u2019\u00e8 la bellissima storia del <em>Draghino<\/em> che \u00e8 stata quella che mi ha colpito di pi\u00f9&#8230; soprattutto quando me l\u2019hanno raccontata. Ero giovane e ho detto: &#8220;Ma possibile che questo signore abbia fatto morire sette mogli di solletico, che sia stato ricercato per cos\u00ec tanto tempo&#8221;?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. La puoi raccontare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma tu la conosci! Dunque, si dice che questo suonatore, il <em>Draghino<\/em>, che abitava a Suzzi, paese dell\u2019alta val Boreca, avesse dei poteri paranormali: qua dicono che era uno <em>strion<\/em>, uno di quei personaggi che facevano guarire dalla malattie. Oltre a questo suonava il piffero e probabilmente era anche un bell\u2019uomo e stava bene economicamente. Dopo essersi sposato, ben presto si \u00e8 stancato della moglie e per farla morire dicono che l\u2019abbia legata al letto e l\u2019abbia fatta morire di solletico con una piuma. Questo con sette diverse mogli! Dopo di che \u00e8 stato scoperto perch\u00e9&#8230; una volta, due, tre ma poi quando sono sette, insomma. Cos\u00ec \u00e8 stato seguito dai gendarmi per i monti. Lui nel frattempo, siccome aveva questi poteri paranormali, andava a suonare ugualmente. Aveva le guardie del corpo: ad ogni uscita del posto in cui suonava aveva due persone davanti alla porta, due alla finestra, e se questi scorgevano i gendarmi arrivare lui scappava da un\u2019altra porta. Dopo qualche anno \u00e8 stato catturato, di preciso non ho ancora capito dove: alcuni dicono sull\u2019Alessandrino, qualcuno dice in val Trebbia. Su questo, al tempo, \u00e8 stata fatta una canzone dove si dice che \u00e8 stato catturato a Cicagna, in Val Fontanabuona, e la canzone cita tutti i paesi che ha attraversato per essere condotto a Bobbio dove c&#8217;erano le carceri. La strana cosa \u00e8 che questo uomo, nonostante le sette mogli, i poteri paranormali, gli omicidi, era ben voluto da tutti. Infatti, in ogni paese dove arrivava &#8211; accompagnato dai gendarmi &#8211; veniva compianto. Arrivato a Bobbio \u00e8 stato rinchiuso nelle carceri e da l\u00ec \u00e8 stato poi condotto a Milano. Questa \u00e8 la storia come la conosco io.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Musiche selvagge - Guarda la luna\" width=\"900\" height=\"506\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/HQEdnmGbETw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption><em>Roberto Ferrari &#8211; quarto da sinistra &#8211; in concerto con Musiche selvagge. Varzi (PV), 2015.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>AC. Quali sono le caratteristiche che tu apprezzi maggiormente in un fisarmonicista?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Beh, innanzi tutto la potenza perch\u00e9 un fisarmonicista che suona col piffero deve avere un certo brio, la ritmica e poi\u2026 beh, e che esca un qualcosa anche di dolce, di armonioso dallo strumento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. E&#8217; cambiato, secondo te, lo stile del piffero rispetto agli anni Settanta? E se s\u00ec, come? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eh, lo stile del piffero \u00e8 cambiato parecchio secondo me. Una volta c\u2019era la distinzione tra il suono dei Piacentini, della val Trebbia e il suono di qua. Adesso c\u2019\u00e8 una nuova &#8220;scuola&#8221; che sta emergendo, un modo di suonare un poco pi\u00f9 veloce, pi\u00f9 ritmato e qualche suonatore adotta questo stile. E\u2019 uno stile bello, qualcosa che fa piacere sentire.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Ma qual&#8217;\u00e8 la tua opinione sulla supposta esistenza di due &#8220;scuole&#8221;: cio\u00e8 lo stile della valle Staffora &#8211; quello che si richiama alla &#8220;scuola&#8221; di Jacmon, Ernesto &#8211; e lo stile &#8220;Piacentino&#8221;? E\u2019 una teoria fondata? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me questa teoria \u00e8 nata recentemente e non \u00e8 molto fondata: i suonatori si conoscevano anche in passato, giravano e si sentivano l&#8217;uno con l&#8217;altro; sentivano come suonava uno, come suonava l\u2019altro, per cui lo stile secondo me \u00e8 sempre stato un po\u2019, come ho detto prima, una cosa personale. <br>Probabilmente qualcuno in val Trebbia ha cominciato a suonare in una certa maniera e i suoi &#8220;allievi&#8221; hanno continuato con questo modo. <br>Un po&#8217; come succede adesso anche in valle Staffora: questi ragazzi che imparano suonano un po\u2019 tutti uguali. Se all&#8217;inizio \u00e8 inevitabile e anche giusto avere dei riferimenti, poi ognuno dovrebbe sforzarsi di avere un proprio stile, mettere qualcosa di personale. Qualcosa che, certo, si costruisce nel tempo, affinando sempre pi\u00f9 la tecnica e conoscendo in modo sempre pi\u00f9 approfondito il repertorio. Per esempio Fabrizio Ferrari ha uno stile diverso da tutti quanti, molto simile a quello di Ernesto Sala e penso che dei suonatori di oggi sia quello pi\u00f9 vicino al suono del &#8220;Plon&#8221; (ndr, soprannome di Ernesto Sala). Penso che sia quello con il suono pi\u00f9 antico e pi\u00f9 originale di tutti. Questa \u00e8 la mia opinione. Anche Gianfranco Brignoli <em>Barbetta<\/em> di Varzi &#8211; adesso ha smesso di suonare &#8211; aveva uno stile e un suono molto personale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/376-Ernesto-Sala.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6157\" width=\"494\" height=\"326\"\/><figcaption><em>Ernesto Sala (foto di Ferdinando Scianna).<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC. Pensi che la musica da piffero possa avere un futuro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mah, pi\u00f9 che altro spero che questa tradizione rimanga viva, che ci sia sempre gente che si impegni per conservarla e innovarla. Confido che il futuro di questa tradizione possa essere buono perch\u00e9 vedo che chi lo fa, come ho detto prima, per professione ha parecchi impegni, parecchie serate, suona all\u2019estero.  Questo porta a un arricchimento, a una evoluzione dello stile e del repertorio. E&#8217; positivo. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Tu sei nato in questa terra e la conosci bene: come vedi l\u2019identificazione fra queste valli e la musica da piffero?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vedo un po\u2019 come una cosa sola: io sono nato qua, suono il piffero e ho sempre pensato che il piffero faccia parte della cultura di questi posti, sia parte integrante della nostra tradizione. La sento un po\u2019 come una cosa mia, o di chi suona, o di chi balla, o di chi viene da queste parti\u2026 \u00e8 molto legata a questo territorio. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Ma non credi che andrebbero fatti pi\u00f9 sforzi per valorizzare e promuovere questa cultura musicale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, bisognerebbe fare di pi\u00f9. Andrebbe fatto di pi\u00f9 da parte degli enti preposti alla valorizzazione delle culture locali. Per quello che so \u00e8 una delle poche realt\u00e0 in Italia, vivente, con uno strumento particolare, con un repertorio cos\u00ec vasto, per cui credo che occorra fare di pi\u00f9 per farla conoscere e preservarla, pur nel cambiamento dovuto ai tempi\u2026 <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Come credi che sia cambiata la figura del pifferai oggi rispetto al passato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Credo che una volta la figura del pifferaio sia stata pi\u00f9 al centro dell\u2019attenzione della comunit\u00e0: il pifferaio era il suonatore, l\u2019era <em>el sunad\u00f9<\/em>. Era conosciuto da tutti perch\u00e9 la gente andava alle feste e ci andava in massa. &#8220;Quello \u00e8 tal dei tali, quello \u00e8 Jacmon, quello \u00e8 Brigiotto\u2026&#8221;. Adesso, \u00e8 cambiato un po&#8217; tutto per cui il pifferaio \u00e8 meno riconosciuito come una figura importante della comunit\u00e0. E&#8217; conosciuto e apprezzato solo dai veri appassionati. Poi, certo, quando vado a suonare, quando sei l\u00ec che suoni a una festa, ti senti un personaggio, e questa \u00e8 una cosa che fa piacere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. Tu che piffero suoni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io suono un piffero di Cicagna, un piffero che ho recuperato a Corbesassi, una frazione di Brallo di Pregola. Era di un certo Dino che non potendo pi\u00f9 suonare per motivi di salute, quando m\u2019ha detto che aveva questo piffero gli ho chiesto se lo vendeva, mi risposto: \u201cS\u00ec, guarda, lo vendo volentieri perch\u00e9 visto che \u00e8 un piffero che suona bene, se qualcuno lo suona per me \u00e8 meglio\u201d. Allora l\u2019ho acquistato. Poi l\u2019ho un po\u2019 restaurato perch\u00e9 aveva qualche problema. Io ho sette pifferi, di diversi costruttori, per\u00f2 questo \u00e8 quello che mi da pi\u00f9 soddisfazione, che mi piace di pi\u00f9 come suono.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. C\u2019\u00e8 molta differenza tra uno strumento e l\u2019altro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, c\u2019\u00e8 molta diversit\u00e0. Talvolta anche i pifferi dello stesso costruttore, presentano differenze. Ogni strumento \u00e8 una cosa a s\u00e9, forse per come viene lavorato, forato\u2026 Insomma, ci sono pifferi buoni e pifferi meno buoni. Poi i costruttori di adesso li conosciamo: qui in zona c&#8217;\u00e8 Ettore Losini Bani. Ultimamente Stefano Valla ha fatto costruire dei pifferi in Francia: tutti ottimi strumenti, senza dubbio.<br><br><strong>AC. E invece il flauto che usi per imparare i brani?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; un flauto in bosso, me l&#8217;ha costruito Bani. E&#8217; in Sol, come il piffero.<br><br><strong>AC. Dove sarai prossimamnte a suonare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa sera suoniamo a Cicogni, in provincia di Piacenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC. L\u00ec per\u00f2 non si fanno balli antichi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Beh, poco, via! Nel Piacentino qualcuno che ricorda come venivano ballate queste danze c&#8217;\u00e8 ancora. Qualche anziano ricorda che ballavano la giga e qualcuno nella zona del Piacentino mi ha anche fatto vedere come la ballavano. La ballavano molto pi\u00f9 veloce, incrociando le gambe dietro. Adesso, poi, di ballerini ce ne sono parecchi. Sono giovani che hanno imparato negli ultimi anni. Ad ogni festa arrivano e ballano parecchio.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/206-selvapiana-originale-2015-1024x575.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6111\" width=\"510\" height=\"286\"\/><figcaption><em>Ballo a Selvapiana, in val Curone (AL). (foto di Michele Arsura)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC. I &#8220;bal da muntagn\u00e9&#8221;, come li chiamava Mario Brignoli di Negruzzo, sono tornati?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, hanno ripreso vigore, forse anche perch\u00e9 sono di moda. Tanta gente impara i balli francesi, i balli di altre regioni\u2026 Vengono fatti diversi stages, anche di balli delle <em>Quattro province<\/em> per cui tanta gente di citt\u00e0 li ha imparati e la cosa fa piacere. E\u2019 positivo che vi sia questo ritorno di interesse per le danze antiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Interviste d&#8217;archivio. Il 23 agosto 2003 Aurelio Citelli ha intervistato Roberto Ferrari (pifferaio) per il videodocumentario &#8220;Le voci dei pifferai&#8221;. Il suo amore per la terra in cui \u00e8 nato, vive e lavora \u00e8 un tutt&#8217;uno con la conoscenza della tradizioni locali, dei suonatori del passato, l&#8217;attenzione al paesaggio montano.&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/baraban.it\/web\/2024\/01\/01\/roberto-ferrari\/\">Read More <span class=\"screen-reader-text\">Roberto Ferrari, pifferaio. 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