{"id":6452,"date":"2024-01-02T08:20:35","date_gmt":"2024-01-02T09:20:35","guid":{"rendered":"https:\/\/baraban.it\/web\/?p=6452"},"modified":"2026-01-13T12:06:31","modified_gmt":"2026-01-13T13:06:31","slug":"baraban-il-violino-di-auschwitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/baraban.it\/web\/2024\/01\/02\/baraban-il-violino-di-auschwitz\/","title":{"rendered":"Barab\u00e0n &#8211; Il violino di Auschwitz"},"content":{"rendered":"\n<p>Realizzato in oltre 3 anni di lavoro, <strong><em>Il violino di Auschwitz<\/em><\/strong> oltre a brani tratti dall\u2019omonimo spettacolo multimediale che la band milanese porta sui palcoscenici italiani dal 2010, comprende brani di nuova composizione ed elaborazione (<em><strong>Capelli di cenere, Bublichki \/ Ma Yofus, Andonis, Il viaggio di Marollo\/ Battare prosciutto<\/strong><\/em>).<br>Sebbene la coscienza fatichi ad accettare come la musica potesse convivere con l&#8217;inferno dei campi, numerose sono le testimonianze, le storie, i libri e, seppur in misura minore, le immagini che attestano come ad <strong>Auschwitz, Dachau, Terez\u00ecn <\/strong>e<strong> Mauthausen<\/strong> si suonava, si cantava e si componeva musica. Nei lager la musica ha avuto un ruolo di <strong>esaltazione dell\u2019orrore e annientamento della dignit\u00e0 umana<\/strong>: era presente in modo costante, quotidiano. Le note scandivano i <strong>ritmi dei prigionieri durante le marce<\/strong> verso i campi di lavoro, risuonavano in modo martellante e ossessivo nelle adunate, durante le esecuzioni, nei momenti di intrattenimento degli ufficiali. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"511\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/333.-Baraban-Vertemate.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4936\"\/><figcaption><em>Barab\u00e0n<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Di fronte alla sola prospettiva della morte i musicisti non rinunciavano alla loro passione, arrivando talvolta a partecipare a orchestre, come ad <strong>Auschwitz<\/strong>, scrivendo melodie e canzoni nelle condizioni pi\u00f9 disperate, cantando ninna nanne ai bambini come la straordinaria <strong><em>Wiegala<\/em><\/strong> scritta da <strong>Ilse Weber<\/strong>,  cantando canzonette come <strong>Nedo Fiano<\/strong> che si salv\u00f2 dall&#8217;inferno di Auschwitz-Birkenau, oltre che per la conoscenza della lingua tedesca, per la sua bella voce: &#8220;<em>Ho cantato e anche molto&#8221; <\/em>ha raccontato Fiano<em> &#8220;ero un zengher, come si dice in tedesco, un cantante. Venni individuato per caso da un&nbsp;Fuhrer baiter, da un caposquadra. Cantavo una canzone con un amico, Signorinella pallida. E, allora lui mi ha detto: \u201cTu sei un cantante?\u201d \u201cBitte\u201d, \u201cTu mai baracche\u201d. Mi ha fatto andare alla sua baracca dove ho cantato per dei Capos. Poi ho cantato anche in altre baracche. E\u2019 stato un mezzo di sopravvivenza, un mezzo banale ma \u00e8 servito a qualche cosa. Anche perch\u00e9 poi sono stato in diversi campi, complessivamente 6 campi, e mi portavo dietro questa fama.<\/em>&#8221; (1)<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/391-Nedo-Fiano.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6658\" width=\"623\" height=\"410\"\/><figcaption><em>Nedo Fiano nel suo studio, Milano 2010 (foto di Aurelio Citelli)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ancora <strong>Fiano<\/strong>: \u201c<em>Qualcuno avr\u00e0 visto in qualche filmato l\u2019orchestra del campo, un fatto strano in  quell\u2019inferno. L\u2019 orchestra era un modello di pulizia, di ordine, di allineamento, non c\u2019erano volti affamati.<br>Suonava musiche che porto ancora dentro di me, alcune erano dolci, altre feroci. Era uno strumento di tortura perch\u00e9 suonava con un ritmo che se marciando non lo rispettavi eri morto. Ti agguantavano con<br>ferocia, ti alzavano la manica sinistra, annotavano il tuo numero e dopo quattro ore eri cenere<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha raccontato <strong>Enrico Piccaluga<\/strong>, ingegnere milanese e fisarmonicista, che nel 1944 fu deportato a Dachau: &#8220;<em>Due giorni dopo Natale, il Lager \u00c4ltester ordin\u00f2 che tutti coloro che sapevano suonare qualche strumento si presentassero la sera nella Schreib-Stube per farsi provare. Voleva organizzare un complesso di suonatori, anche ridotto, che potesse rallegrare le lunghe serate invernali a lui ed alle SS. Poich\u00e9 sapevo suonare la fisarmonica vi andai, e fui prescelto insieme con un mandolinista ebreo per formare un primo nucleo. Accettai, perch\u00e8 mi ripromettevo molti vantaggi da questo incarico: il giorno dopo, infatti, per ordine del Lager \u00c4ltester ebbi modo di fare un bel bagno, di rasarmi, cambiare tutti gli indumenti, ne ebbi di nuovi, di pi\u00f9 pesanti, mentre l\u2019infermiere capo, un famoso dottore di Budapest, ebbe l\u2019incarico di fasciarmi con la massima cura le piaghe che avevo sulle mani, perch\u00e8 fossi in grado di suonare col minimo dolore<\/em>&#8220;.<br><br>Ha affermato <strong>Francesco Lotoro<\/strong>, pianista, compositore e direttore d&#8217;orchestra instancabilmente impegnato nel recupero, studio, esecuzione e promozione di migliaia di opere di musica concentrazionaria: \u00ab<em>Nei campi di concentramento e di prigionia si \u00e8 sempre fatta tantissima musica, di ogni tipo e di ogni qualit\u00e0.<\/em>\u00bb.<br><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/messianen21767.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6627\" width=\"531\" height=\"353\"\/><figcaption>Olivier Messiaen, compositore, pianista e organista, tra altri musicisti nel campo di G\u00f6rlitz, in Germania (United States Holocaust Memorial Museum).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><br>Altre testimonianze, seppur mediate, ci vengono dalla poesia, come quella dello scrittore ebreo <strong>Paul Celan<\/strong>, scampato all&#8217;Olocausto: la sua <em>Todesfuge<\/em> (<em>Fuga di morte<\/em>), emblema poetico della riflessione critica intorno all&#8217;<em>Olocausto<\/em>, ne fa cenno in pi\u00f9 occasioni:<br><br><em>Lui grida suonate pi\u00f9 dolce la morte<\/em><br><em>la morte \u00e8 un maestro tedesco<br>lui grida suonate pi\u00f9 cupo i violini<\/em><br><em>e salirete come fumo nell\u2019aria<br><\/em><br>Si suonava di tutto nei lager: musica classica, da ballo, jazz, inni, opere liriche, melodie popolari, canzonette, motivi da cabaret. Per i detenuti, fare musica o cantare significava ritrovare la dignit\u00e0 violata e, in molti casi, vivere.<br><br>Nel CD, insieme ai musicisti di Barab\u00e0n \u2013 <strong>Vincenzo Caglioti<\/strong> (organetti diatonici e voce), <strong>Aurelio Citelli<\/strong> (voce solista, tastiere, fisarmonica, bouzouky e percussioni), <strong>Giuliano Grasso<\/strong> (violino e voce), <strong>Maddalena Soler<\/strong> (voce solista e violino), <strong>Alberto Rovelli<\/strong> (contrabbasso e voce), <strong>Antonio Neglia<\/strong> (chitarre, bouzouky e voce) \u2013 suonano il giovane violinista <strong>Francesco Grasso<\/strong>, i clarinettisti <strong>Gianluigi e Matteo Midali<\/strong> (rispettivamente direttore e musicista &#8211; giovanissimo &#8211; del Corpo Bandistico di Rosate), e <strong>Paolo Ronzio<\/strong> alla chitarra acustica.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019album si apre con <strong><em>Capelli di cenere<\/em><\/strong>, una composizione di <strong>Aurelio Citelli<\/strong> ripresa dalla poesia di <strong>Celan<\/strong> <em>Todesfuge <\/em>(<em>Fuga di morte)<\/em>. Si parla di una Margarete dai \u00abcapelli d\u2019oro\u00bb (prototipo della ragazza tedesca, con riferimento a un personaggio del <strong>Faust, <\/strong>di Goethe) e di una Sulamith dai \u00abcapelli di cenere\u00bb, la fanciulla ebrea cantata nel <strong>Cantico dei Cantici <\/strong>che, con i suoi capelli bruciati nel forno crematorio, diventa il simbolo di tutti gli ebrei uccisi nei campi. Arricchisce il brano una citazione del tradizionale klezmer <em>Araber Tanz<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella suite strumentale <strong><em>Bublichki<\/em> &#8211;<\/strong> <strong><em>Ma<\/em><\/strong> <strong><em>Yofus<\/em><\/strong> emergono i clarinetti di Gianluigi e Matteo Midali affiancati nel secondo brano dall\u2019organetto diatonico suonato con grande virtuosismo da <strong>Vincenzo Caglioti<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ancora l\u2019organetto di <strong>Caglioti<\/strong> a introdurre e a condurre con i violini di <strong>Francesco <\/strong>e<strong> Giuliano Grasso<\/strong> la <strong>Hora Tiganeasca <\/strong>(danza degli Zigani), un brano del folklore <em>gipsy <\/em>particolarmente accattivante. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/369_Copertina-CD-Il-violino-di-Auschwitz.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6457\"\/><figcaption><em>La copertina del CD Il violino di Auschwitz.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Le musiche da danza (di origine klezmer, rom o gipsy, chassidica o della tradizione resiana) presenti nell&#8217;album si avvalgono della solida e raffinata base ritmica costruita dalle chitarre di <strong>Antonio Neglia<\/strong> e <strong>Paolo Ronzio<\/strong>, dal contrabbasso di <strong>Alberto Rovelli<\/strong> e dal piano e dalle percussioni, acustiche e digitali di <strong>Citelli<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i brani vocali, oltre all&#8217;inedita <strong><em>Capelli di cenere<\/em><\/strong>, si segnalano quelli cantati magistralmente (e in diverse lingue) da <strong>Maddalena Soler<\/strong>: <strong><em>Andonis <\/em><\/strong>(con testo di Iakovos Kambanellis e musica di Mikis Teodorakis) nell&#8217;originale versione in lingua greca, la popolare <strong>Die Moorsoldaten<\/strong> (inno della Resistenza tedesca) eseguita in parte in tedesco e in parte in italiano, e&nbsp;la struggente <strong>Wiegala <\/strong>una ninna nanna che la compositrice e autrice di libri per bambini <strong>Ilse Weber <\/strong>cant\u00f2 l\u2019ultima volta nell\u2019ottobre &#8217;44 prima di entrare nelle \u201cdocce\u201d di Auschwitz insieme al figlio Tommy.<\/p>\n\n\n\n<p>In <strong><em>Set Klezmer<\/em><\/strong> sono i violini di <strong>Giuliano Grasso<\/strong> e <strong>Maddalena Soler <\/strong>a<strong> <\/strong>riportare l\u2019ascoltatore alla tradizione musicale degli ebrei Ashkenazi dell&#8217;Europa Orientale. I due archi, in solitudine, eseguono una <em>Sherele<\/em> seguita da una danza di nozze degli ebrei ungheresi: musiche delle comunit\u00e0 ebraiche dell\u2019Europa dell\u2019est scomparse a causa dei numerosi pogrom e della shoah.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del <strong>contrasto all\u2019indifferenza <\/strong>compare ne <strong><em>Il capretto (Dona, Dona)<\/em><\/strong> brano che Herbert Pagani compose nel 1966 riprendendolo dalla famosa <em>Dos kelbl<\/em> scritta dal musicista ebreo Sholom Secunda su una canzone popolare polacca: \u201c<em>Ti racconto questa storia\/ perch\u00e9 un giorno pure tu\/ dovrai fare l\u2019impossibile\/ perch\u00e9 non succeda pi\u00f9<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un omaggio &#8220;live&#8221; a Goran Bregovic (<em><strong>Lullaby<\/strong><\/em>, ninna nanna) registrato nel 2022 all&#8217;Auditorium San Dionigi di Vigevano, uno ancora a Kambanellis e Theodorakis (<strong><em>Asma Asmaton<\/em><\/strong>) e al partigiano genovese Marollo (<strong><em>Il viaggio di Marollo\/ Battare prosciutto<\/em><\/strong>) il CD si chiude con una suite di <strong>Danze resiane <\/strong>(<em>Ta Bantava, Ta Solbaska, Pravimi no pravico, Ta lipavska)<\/em> a ricordare come la violenza nazista, sempre sostenuta dal fascismo, colp\u00ec pesantemente anche le comunit\u00e0 alloglotte del Friuli orientale deportate negli speciali campi di concentramento \u201cper slavi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;album \u00e8 dedicato a Liliana Segre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-container-2 wp-block-gallery-1 wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"503\" data-id=\"1882\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/4.-Maddalena_Soler_Baraban_Bardentreffen_2014.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1882\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"868\" height=\"667\" data-id=\"5848\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/358-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5848\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"698\" data-id=\"5849\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/359.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5849\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"667\" data-id=\"5853\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/363.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5853\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"750\" data-id=\"4660\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/DSCN8160-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4660\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"523\" data-id=\"5857\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/71.-Rovelli_Cacis.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5857\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"754\" data-id=\"6041\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/francesco_grasso_massimo_gatti_i_chiaroscuri_dlm27sept2014_mantova-1024x754.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6041\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"738\" height=\"514\" data-id=\"5499\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/SNY03439.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5499\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"400\" data-id=\"5501\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Matteo-Midali-e1690451483740.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5501\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"671\" data-id=\"4667\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/DSC00746-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4667\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"497\" data-id=\"2210\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/220.Baraban_Nerviano-Maddi-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2210\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"498\" data-id=\"5843\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/357-Citelli-CD-Auschwitz.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5843\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"772\" data-id=\"4673\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/DSC00758.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4673\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"659\" data-id=\"4670\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SNY02656-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4670\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"998\" height=\"491\" data-id=\"4633\"  src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Auschwitz-2023-e1675670856115.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4633\"\/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tracklist<\/strong><br><em>1. Capelli di cenere<\/em> <br><em>2. Bublichki\/ Ma Yofus<\/em><br><em>3.&nbsp; Andonis<\/em><br><em>4.&nbsp; Hora Tiganeasca<\/em><br><em>5.&nbsp; Die Moorsoldaten<\/em><br><em>6.&nbsp; Set Klezmer<\/em><br><em>7.&nbsp; Un capretto (Dona, Dona)<\/em><br><em>8.&nbsp;<\/em> <em>Hasidic Waltz<\/em><br><em>9.&nbsp;&nbsp; Wiegala<\/em><br><em>10.&nbsp; Lullaby<\/em><br><em>11.&nbsp; Il viaggio di Marollo\/ Battare prosciutto<\/em><br><em>12.&nbsp; Asma Asmaton<\/em><br><em>13.&nbsp; Danze resiane<\/em><br><br>Total time: 45 min.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Musicisti<\/strong><br><strong>Vincenzo Caglioti<\/strong>: organetti diatonici, voce<br><strong>Aurelio Citelli<\/strong>: voce solista, tastiere, fisarmonica, bouzouky, percussioni <br><strong>Giuliano Grasso<\/strong>: violino, voce<br><strong>Antonio Neglia<\/strong>: chitarra acustica e classica, bouzouky, voce<br><strong>Alberto Rovelli<\/strong>: contrabbasso, voce<br><strong>Maddalena Soler<\/strong>: voce solista, violino<\/p>\n\n\n\n<p>con<br><strong>Francesco Grasso<\/strong>: violino<br><strong>Gianluigi Midali<\/strong>: clarinetto<br><strong>Matteo Midali<\/strong>: clarinetto<br><strong>Paolo Ronzio<\/strong>: chitarra acustica<\/p>\n\n\n\n<p><br>Registrato al Barab\u00e0n Digital Studio (Gaggiano MI, Italia) tra il 2020 e il 2023.<br>I clarinetti di <em>Bublichki \/ Ma Yofus<\/em> sono stati registrati nella Sala prove del Corpo Bandistico di Rosate.<br><em>Lullaby<\/em> \u00e8 stata registrata nel concerto di Barab\u00e0n all&#8217;Auditorium San Dionigi di Vigevano (PV) <br> il 30 gennaio 2022.<br>Registrazione e missaggio: Aurelio Citelli.<br>Booklet a cura di Giuliano Grasso e Aurelio Citelli. <br>Revisione dei testi in tedesco: Alberto Rovelli.<br>Grafica: Elena Piccini e Giuliano Grasso.<br>Foto: Elena Piccini, Alberto Rovelli, Ralf Shulze, Sergio Slavazza, Teobaldo Sold\u00e0.<br>Coordinamento della produzione: Aurelio Citelli.<br><br>In copertina: violino appartenuto alla violinista Eva Maria Levy, internata ad Auschwitz. Collezione di Carlo Alberto Carutti &#8211; Le stanze della musica. Museo Civico Ala Ponzone, Cremona (foto di Elena Piccini).<\/p>\n\n\n\n<p>Con il patrocinio dell&#8217;Istituto Nazionale Ferruccio Parri <\/p>\n\n\n\n<p><br>ACB\/CD28<br>\u00a9 2024 Associazione culturale Barab\u00e0n<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\"><br><strong>Vendita<\/strong> online presso Fototeca Gilardi:<br>https:\/\/fototeca-gilardi.com\/prodotto\/il-violino-di-auschwitz\/<br>\u20ac 15,00 + spese di spedizione<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il CD \u00e8 in vendita anche presso la <strong>Biblioteca di Rosate<\/strong>, Passaggio Pescheria &#8211; Rosate (MI)<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>(1) Testimonianza raccolta da Aurelio Citelli, Renato Minotti e Giuseppe Mazzotta, Milano, 2010.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Recensioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni produzione dei Barab\u00e0n, gruppo di capitale importanza per la musica popolare italiana da oltre quarant&#8217;anni, \u00e8 frutto di attente e metodiche ricerche, nulla \u00e8 lasciato al caso e la qualit\u00e0 delle loro proposte rimane indiscutibile. &#8220;ll violino di Auschwitz&#8221; non fa eccezione, anzi. Basti pensare che viene inf\u00ecne a documentare un omonimo spettacolo avvato nel 2010 a ricordo delle musiche presenti nei lager, per comprendere quanta cura \u00e8 stata posta nell&#8217;affrontare una materia sicuramente complessa, perch\u00e9 in quei luoghi di morte &#8211; nonostante tutto &#8211; ogni genere trov\u00f2 rappresentazione.<br>ll repertorio del disco offre un ventaglio di proposte eterogenee, per\u00f2 sapientemente giustapposte le une alle altre, a comporre un quadro sonoro di forte rilevanza storico-culturale e ovviamente anche emotiva. Le molteplici arie di danza, a base klezmer o chassidica, gitana o resiana (cio\u00e8 del Friuli orientale) sembrano prevalere, ma accanto a esse troviamo la straziante ninna nanna Wiegala, un paio di canzoni (Andonis e Asma Asmaton) a firma lakovos Kambanellis (poeta e scrittore greco che soprawisse ai campi) e Mikis Theodorakis, Die Moorsoldaten (poi inno della Resistenza tedesca) e un buon tentativo di brano originale, Capelli di cenere, intagliato sulla poesia Todesfuge di Paul Celan. Per Aurelio Citelli, Giuliano Grasso e Vincenzo Caglioti, membri fondatori dei Barab\u00e0n, e i loro amici un&#8217;altra significativa testimonianza di memoria civile dopo &#8220;Venti5 d&#8217;Aprile&#8221; (2005) e &#8220;Voci di trincea&#8221; (2015).<br>(Piercarlo Poggio, <strong>Blow up<\/strong>)<br><\/p>\n\n\n\n<p>(&#8230;) un lavoro impeccabile e di rara sensibilit\u00e0. Nella sua variet\u00e0 musicale e di accenti l\u2019album si presenta come il pi\u00f9 completo tributo a memoria delle diverse etnie che nei lager furono internate. Le composizioni, spesso arrangiamenti di brani tradizionali, si arricchiscono di contaminazioni e di suggestioni date dall\u2019alternanza di strumenti folk come il bouzouky, il darabuka, l\u2019organetto diatonico, la fisarmonica e quelli pi\u00f9 classici, chitarre, violini, contrabbasso, pianoforte in un insieme sempre amalgamato e puntuale nel dare spazio di volta in volta ai diversi assoli virtuosistici (<em>Chiara Ferrari<\/em>, <strong>Patria Indipendente<\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p><br>Topografia dell&#8217;orrore: Auschwitz, Dachau, Mauthausen, e decine di altri luoghi. Soundscape del dolore: musiche da danza e da festa klezmer, rom, chassidiche, resiane, ninna nanne cantate fino a un attimo prima di entrare nelle camere a gas. I nazisti amavano far suonare e cantare i prigionieri. Storie che sono ora documentate in serie ricostruzione storiche, e da opere come questa, dei formidabili Barab\u00e0n: \u00e8 la base dello spettacolo portato in giro per l&#8217;Italia e dedicato a Liliana Segre. Difficile ascoltarlo senza sentire una morsa sul cuore, ma bisogna farlo. (<em>Guido Festinese<\/em>, <strong>il manifesto<\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Di meriti ne ha tanti \u201cIl violino di Auschwitz\u201d, che accoglie i temi di uno spettacolo multimediale sulla memoria che i Barab\u00e0n portano in scena da tempo. Una proposta artistica interpretativa, capace di attingere a storie locali, testimonianze, etnografie come a un canzoniere storico e contemporaneo che mette al centro una delle pagine pi\u00f9 nefaste del Novecento. Oltre che per la specificit\u00e0 del tema, l\u2019album si segnala come chiusura di una trilogia iniziata con \u201cVenti5 d\u2019Aprile\u201d e proseguita con \u201cVoci di trincea\u201d. Il programma si snoda in tredici tracce, a partire da \u201cCapelli di cenere\u201d, tema di taglio autoriale di Aurelio Citelli, contenente una citazione della danza tradizionale klezmer \u201cAraber Tanz\u201d, che sostiene un adattamento dei versi di \u201cTodesfuge\u201d (Fuga di morte), la lirica di Paul Celan, potente riflessione sull\u2019orrore dell\u2019Olocausto. \u00c8 il clarinetto a guidare la suite strumentale \u201cBublichki &#8211; Ma Yofus\u201d, in cui il primo motivo \u00e8 la versione strumentale di una canzone della Russia degli anni Venti del \u2018900, costruita su una melodia ebraica, che denuncia la condizione di disagio del popolo, spinto a vendere in strada dolcetti (\u00e8 il significato di bublichki) per sopravvivere; la canzone fu proibita sino agli anni Ottanta e divenne molto popolare in clandestinit\u00e0. Nella seconda parte il gruppo lombardo ripropone una composizione tra le pi\u00f9 note del repertorio dei musicisti ebrei ashkenaziti, che marcava passaggi significativi della vita sociale degli shtetl dell\u2019Europa orientale. Finemente interpretata da Maddalena Soler, segue \u201cAndonis\u201d, una delle canzoni della \u201cTrilogia di Mauthausen\u201d, composte dal poeta e drammaturgo greco Iakovos Kambanellis al suo ritorno da sopravvissuto dal campo di sterminio, e musicate da Mikis Theodorakis. L\u2019organetto diatonico apre la via alla \u201cHora Tiganeasca\u201d, danza romena dal repertorio del celebre virtuoso del flauto di pan Gheorge Zamfir \u2013 arrangiata con gusto per violini, organetto, contrabbasso, chitarra acustica e pianoforte \u2013, emblema della persecuzione e sterminio delle popolazioni Sinti e Rom. Dal repertorio concentrazionario c\u2019\u00e8 \u201cDie Moorsoldaten\u201d, la cui genesi \u00e8 tutta da conoscere e ben raccontata nelle note che accompagnano il lavoro e divenuta un inno della Resistenza tedesca, eseguita in tedesco e italiano. Si produce un\u2019accoppiata di violini (Grasso e Soler) nel bel \u201cSet klezmer\u201d, medley che riunisce \u201cSherele\u201d, una sorta di contradanza figurata imperniata sulla scala Freygish, un modo frigio alterato con la terza maggiore, e una danza da matrimonio delle comunit\u00e0 ebraiche ungheresi. \u201cDos kelbl\u201d (ossia \u201cDona, Dona\u201d) fu scritta negli anni Trenta dal musicista ebreo Sholom Secunda a partire da una canzone popolare polacca. Il testo in yiddish \u00e8 di Aaron Zeitlin, con musica dello stesso Secunda; Dalle nostre parti \u00e8 nota per la versione italiana cantata da Herbert Pagani. Il motivo successivo \u00e8 un valzer di tradizione chassidica. Invece, \u201cWiegala\u201d \u00e8 una struggente ninna nanna della scrittrice Ilse Weber, cantata per l\u2019ultima volta nell\u2019ottobre del 1944 ad Auschwitz, prima che arrivasse la sua fine insieme al figlio Tommy e altri bambini. Proposta in un\u2019esecuzione live, \u201cLullaby\u201d di Goran Bregovic apre lo sguardo a un altro orrore del finire del Novecento. Giuliano Grasso ha composto la melodia di \u201cIl viaggio di Marollo \/ Battare prosciutto\u201d, ispirata alla testimonianza de fotografo e giornalista Ando Gilardi, che rievoca le gesta del comandante partigiano Primiano Marollo, che dopo la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz fece diversi viaggi su una vecchia nave da carico trasportando di notte forniture clandestine di armi provenienti dall\u2019Europa dell\u2019est, destinate dall\u2019URSS al nascente esercito israeliano. Il secondo brano \u00e8 un classico della tradizione musicale klezmer, solitamente eseguito durante le feste di matrimonio. \u201cCon \u201cAsma Asmaton\u201d si ritorna alla coppia Kambanellis\/ Theodorakis. Concludono il lavoro quattro \u201cDanze resiane\u201d (Ta Bantava, Ta Solbaska, Pravimi no pravico, Ta lipavska) a rammentare che la violenza nazista, sostenuta dal fascismo, si abbatte anche sulle comunit\u00e0 alloglotte del Friuli orientale, deportate negli speciali campi di concentramento \u201cper slavi\u201d. Memoria come forza attiva nel presente: il \u201cViolino\u201d dei Barab\u00e0n \u00e8 opera resistente, contro la brutalit\u00e0 di tutti i tempi. (<em>Ciro De Rosa<\/em>, <strong>Blogfoolk<\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il violino di Auschwitz&#8221;, 9\u00b0 album della band milanese, \u00e8 dedicato all&#8217;Olocausto e al Giorno della Memoria. 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