{"id":6835,"date":"2024-02-06T16:15:00","date_gmt":"2024-02-06T17:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/baraban.it\/web\/?p=6835"},"modified":"2024-12-18T16:41:43","modified_gmt":"2024-12-18T17:41:43","slug":"baraban-e-il-violino-di-auschwitz-su-blogfooolk-magazine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/baraban.it\/web\/2024\/02\/06\/baraban-e-il-violino-di-auschwitz-su-blogfooolk-magazine\/","title":{"rendered":"Barab\u00e0n e Il violino di Auschwitz su Blogfooolk Magazine"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Ciro De Rosa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>C\u2019\u00e8 di che rallegrarsi del ritorno discografico di una delle formazioni di punta nella ricerca e nella riproposta della musica tradizionale dell\u2019Italia settentrionale che, attraversando l\u2019arco alpino, si spinge lungo la dorsale appenninica in quell\u2019area di comunanze umane che sono le Quattro Province. Non sono artisti qualsiasi, perch\u00e9 animati dalla voglia di raccontare, di trasmettere memorie, di indagare su strumenti desueti ed espressioni coreutiche, analizzare dinamiche tra colto e popolare, suonare e cantare, sempre con sensibilit\u00e0 e gusto contemporanei. fuori dal coro fin dall\u2019origine, era il 1982, quando scelsero quel nome che deriva dall\u2019aramaico \u201cbar aba\u201d (figlio del maestro) ma che anche un ballo e tanto altro e che nel nord Italia assume il significato di emarginato, ribelle e vagabondo. Nel 1984 \u2013 quando il folk era scomparso, secondo una risibile vulgata giornalistica italica \u2013 esordiscono con l\u2019ottimo \u201cMusa di pelle, pinfio di legno nero\u201d (Madau), frutto dell\u2019intento di presentare i repertori dell\u2019area lombarda, dalla Valtellina all\u2019Oltrep\u00f2, dalla montagna bresciana all\u2019hinterland milanese. Con il secondo ellepp\u00ec, \u201cIl valzer dei disertori\u201d (1987) presentano tematiche sociali del passato pi\u00f9 pressanti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I milanesi sono protagonisti di numerose ricerche etnomusicologiche in Lombardia e oltre fino all\u2019area delle Quattro Province, ma compongono anche temi su modelli tradizionali. Tra i primi si aprono a commistioni con l\u2019elettronica in \u201cNaquane\u201d (1990), dopo un \u201cLive\u201d (1994) pubblicano materiali sui repertori natalizi di area padana in \u201cLa Santa Notte dell\u2019Oriente\u201d (1996), partecipano all\u2019omaggio in vita a Fabrizio De Andr\u00e9, \u201cCanti Randagi\u201d (1995), con una formidabile versione della \u201cCanzone del<\/em> <em>Maggio\u201d in milanese (che diventa \u201cCansun del Mag\u201d. Saranno presenti con \u201cFiume Sand Creek\u201d, anche nel meno incisivo secondo volume del 2010). Affrontano il tema delle migrazioni e della clandestinit\u00e0 con il notevole \u201cTerre di Passo\u201d (2002), che accoglie anche testi di Franco Loi. Accanto ai concerti, c\u2019\u00e8 da sempre l\u2019instancabile attivit\u00e0 di ricerca, con la fondazione, a partire dal 1987, dell\u2019Associazione Culturale Barab\u00e0n, che ha prodotto e pubblicato studi, monografie e dischi sugli strumenti popolari, sulle danze, sui repertori delle mondine e tanto altro ancora. \u201cVenti5 d\u2019Aprile\u201d (2005) \u00e8 il loro DVD uscito in occasione del sessantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, tra canzoni e memorie di testimoni della Resistenza. \u00a0Pi\u00f9 recentemente, \u00e8 uscito \u201cVoci di trincea\u201d (2015), lavoro che ha dato voce alle testimonianze dei soldati pi\u00f9 umili per raccontare la tragedia della Grande Guerra. Sulla scia del loro impegno civile e politico, i Barab\u00e0n hanno appena pubblicato \u201cIl Violino di Auschwitz\u201d, gi\u00e0 concerto-spettacolo portato nei teatri di tutta Italia, che raccoglie canti e musiche sull\u2019Olocausto, ma non solo. Di oltre quarant\u2019anni di ricerca e musiche abbiamo parlato con due membri storici della band, Aurelio Citelli e Giuliano Grasso.<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft is-resized\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEiN4TTSP3Y2LE5XZUKqCI-pRq2E86dgU8DzAs-ZA9tEU6H6wPkHdkyrKxDvSiiutPXb9lnDb7YTGbHHu89mxw1nlRRDh-1SZSiGVLd-cih4U2nASZlKsfWqMn1uRONFpyCoMRGQ5ZWNveHiMNGLolryNLEp7iy0ZuaQ3abCPjxU94qqbDssRBXQi_Ot\/s1875\/68951802_1395462930594406_484946342234292224_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEiN4TTSP3Y2LE5XZUKqCI-pRq2E86dgU8DzAs-ZA9tEU6H6wPkHdkyrKxDvSiiutPXb9lnDb7YTGbHHu89mxw1nlRRDh-1SZSiGVLd-cih4U2nASZlKsfWqMn1uRONFpyCoMRGQ5ZWNveHiMNGLolryNLEp7iy0ZuaQ3abCPjxU94qqbDssRBXQi_Ot\/w303-h400\/68951802_1395462930594406_484946342234292224_n.jpg\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"385\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Siete parte della generazione del secondo folk revival: volgendo lo sguardo a quel periodo come lo racconteresti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211; <\/em>Sono stati anni di grande fervore, ricerca, conoscenza. Dopo l\u2019ubriacatura celtica \u2013 almeno qui nel Nord \u2013 abbiamo rivolto lo sguardo alla nostra cultura musicale, al patrimonio vocale, in buona parte gi\u00e0 riscoperto dal folk revival degli anni Settanta, ma soprattutto ai repertori strumentali dei quali si sapeva ancora poco (penso al patrimonio del piffero delle Quattro province, alle musiche natalizie della pianura lombarda, al corpus dei balli carnevaleschi della Val Caffaro, alla tradizione violinistica della collina pavese, al repertorio di campane delle Alpi bergamasche). C\u2019erano strumenti musicali da ricostruire, come la m\u00fcsa (di cui esce in questi giorni per ACB, la nostra etichetta, un esaustivo saggio di Daniele Bicego intitolato <strong><em>Cantami, o m\u00fcsa. La cornamusa delle Quattro Province<\/em><\/strong>), il lavoro di costruttori e liutai da sostenere, il rapporto con gli enti pubblici da costruire. Noi ci siamo buttati a capofitto in questo mondo con l\u2019obiettivo di diffondere la conoscenza della tradizione musicale del Nord Italia attraverso progetti culturali e di spettacolo, la produzione di materiali sonori e film, l\u2019organizzazione di eventi e momenti didattici.\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEjNmIMVn2RyVHJwg_4U2MbWfG3mK3_hpMK31Edbe23nRJyyWsACJL8zeKyxphEQ_t5UBeCRrLbFj4oPmYtjbYGO0dXoRhh-Fwww2KxPQib7oB2o0-OcULSwgbs90Sr5Bbp0MR9lyNKMtw1VNdXRgqUtk1_Pr3_FHuute7wRd5WlRuMoI1z8qIMIqnoN\/s1875\/69293155_1395462327261133_8572294482710495232_n.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEjNmIMVn2RyVHJwg_4U2MbWfG3mK3_hpMK31Edbe23nRJyyWsACJL8zeKyxphEQ_t5UBeCRrLbFj4oPmYtjbYGO0dXoRhh-Fwww2KxPQib7oB2o0-OcULSwgbs90Sr5Bbp0MR9lyNKMtw1VNdXRgqUtk1_Pr3_FHuute7wRd5WlRuMoI1z8qIMIqnoN\/w400-h243\/69293155_1395462327261133_8572294482710495232_n.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Barab\u00e0n \u00e8 uno dei pochi gruppi di revival che erano apprezzati da Roberto Leydi. Come era connotata la vostra riproposta e qual \u00e8 stato il vostro rapporto con questo padre dell\u2019etnomusicologia italiana (e non solo)?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;<\/em>\u00a0Non so se Leydi apprezzasse il nostro lavoro di riproposta: certamente valutava positivamente le nostre ricerche che si rifacevano ai modelli dell\u2019Ufficio Cultura del Mondo Popolare della Regione Lombardia da lui promosso. Roberto non \u00e8 stato tenero con il folk revival degli anni Ottanta, esprimeva riserve specialmente nei confronti della riproposta vocale: credo fosse un giudizio ingeneroso. Molti interpreti della \u201cseconda ondata\u201d hanno forse operato meno nel campo della ricerca e dello studio teorico ma, in molti casi, hanno prodotto performance vocali nettamente superiori a quelle dei loro predecessori. Non bisogna dimenticare che negli anni Ottanta tra l\u2019etnomusicologia italiana e il folk revival si era creato un solco: accuse di \u201cpurismo\u201d e accademismo da un lato e asservimento ai modelli celtici e d\u2019oltralpe dall\u2019altro. Schermaglie puerili che hanno danneggiato tutti. All\u2019inizio la nostra riproposta si rifaceva alle tendenze degli anni Ottanta: repertorio regionale, uso di strumenti acustici con particolare attenzione a quelli ancora presenti o dei quali vi era memoria (piffero, musa, violino, organetto diatonico, chitarra, flauti), cura della vocalit\u00e0 sia nella forma solistica che corale. E, poi, attenzione a tutti quei repertori mai, o quasi mai, presi in considerazione come il canto da piffero, le musiche natalizie, i balli della collina pavese, i canti antimilitaristi. Pi\u00f9 tardi si \u00e8 sviluppato un legame forte nei confronti delle tematiche civili, impegno che dura tuttora.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEiO3tyIJ5sdW93oeAfJaYJ3lSuF59r9WDNKlQowaC-R6FFsSGESPXzVitKSzspgKLyJ0MtiBEYpYnGbjJDjIAnpi10Rs2E-bhqO86rrGLJpXYDT9hq7YsFlvipEuWqCHh-zqIMzZb0WEnE253Clcn69kQGBcLwTvI5cHK-TinEDWAJLxhZBKg-AI4FL\/s1875\/69367047_1395462530594446_3396501987838132224_n.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEiO3tyIJ5sdW93oeAfJaYJ3lSuF59r9WDNKlQowaC-R6FFsSGESPXzVitKSzspgKLyJ0MtiBEYpYnGbjJDjIAnpi10Rs2E-bhqO86rrGLJpXYDT9hq7YsFlvipEuWqCHh-zqIMzZb0WEnE253Clcn69kQGBcLwTvI5cHK-TinEDWAJLxhZBKg-AI4FL\/w268-h400\/69367047_1395462530594446_3396501987838132224_n.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Avete partecipato a \u201cCanti Randagi\u201d, l\u2019omaggio in vita a Fabrizio De Andr\u00e9: che ricordi avete di quella incisione, che poi ha avuto anche un secondo capitolo\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;&nbsp;<\/em>Un bel ricordo, \u00e8 stato un progetto interessante che in quel periodo ci ha permesso di avvicinare un pubblico diverso dal solito. Alcuni speravano che fosse anche un\u2019occasione per \u201csdoganare\u201d un po\u2019 il nostro genere, spesso snobbato dai media. In realt\u00e0 poi, nonostante sia stato un bel disco apprezzato dalla critica e che \u00e8 andato presto esaurito, la Ricordi non l\u2019ha pi\u00f9 voluto ristampare e addirittura il secondo volume, ormai senza pi\u00f9 Fabrizio, \u00e8 passato sotto silenzio. Su Barab\u00e0n, per\u00f2, questa esperienza ha lasciato un segno: per anni abbiamo eseguito in concerto il brano di quel disco e tuttora abbiamo uno spettacolo, quello contro la violenza sulle donne, dove eseguiamo diverse canzoni di Fabrizio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Siete stati tra i primi a sperimentare con l\u2019elettronica\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;<\/em>&nbsp;S\u00ec, sia attraverso l\u2019uso di strumenti non acustici, sia con l\u2019uso di suoni campionati, sequencer e altre diavolerie digitali. Siamo sempre alla ricerca di un equilibrio tra le sonorit\u00e0, i repertori, la memoria del mondo popolare &#8211; che rimangono la nostra stella polare &#8211; e la tecnologia che, se governata in modo intelligente, pu\u00f2 essere utile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A un certo punto vi siete allontanati dalla riproposta folk: cosa \u00e8 accaduto?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;<\/em>\u00a0Da anni il \u201crevival\u201d del Nord Italia, tranne lodevoli eccezioni, appare stanco, rinchiuso in spazi angusti, ripetitivo, senza idee. Allargare l\u2019orizzonte mescolando le suggestioni che ci arrivano da altre esperienze culturali e musicali \u2013 come i repertori da ballo degli immigrati italiani nelle Americhe o la letteratura di grandi poeti del nostro tempo come Franco Loi e Francesco Biamonti &#8211; rinnovare il repertorio uscendo dai confini regionali, ci \u00e8 parso un modo per incontrare un pubblico diverso, per comunicare in modo pi\u00f9 efficace e immediato. Anche per questo abbiamo allestito spettacoli tematici: quelli dedicati alla donna, alla Grande Guerra, alla cultura musicale alpina, al tempo del Natale, alla Shoah, alle danze italiane. Spettacoli che lanciano messaggi, anche sul tempo di oggi, e che cercano di\u00a0trasmettere emozioni.\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEiKcaMPMnoUJX2V8PUp91CrVZVt_1brGOEpTgOdxxVVfhgHn1m7IhA-cDt1A0sVkNvQio1ENCK8Hw36oj35pUR9BNsKtq_pFqa7PqKi3vJEzA4848i5fwTBx8wAbFFbuvlzQDNtSCWQr4spaUIdzVmBkNTIc3fXKVY7mXjfgZxPsJ-yoyBf6Y7ilKZW\/s1280\/Baraba%CC%80n%20al%20Bardentreffen%20Festival,%20Norimberga%20(Germania)%20%5Bfoto%20Ralf%20Schulze%5D.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEiKcaMPMnoUJX2V8PUp91CrVZVt_1brGOEpTgOdxxVVfhgHn1m7IhA-cDt1A0sVkNvQio1ENCK8Hw36oj35pUR9BNsKtq_pFqa7PqKi3vJEzA4848i5fwTBx8wAbFFbuvlzQDNtSCWQr4spaUIdzVmBkNTIc3fXKVY7mXjfgZxPsJ-yoyBf6Y7ilKZW\/w400-h284\/Baraba%CC%80n%20al%20Bardentreffen%20Festival,%20Norimberga%20(Germania)%20%5Bfoto%20Ralf%20Schulze%5D.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Il lavoro di ricerca e documentazione \u00e8 sempre stato centrale: in quali aree della Lombardia avete svolto le vostre indagini?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;&nbsp;<\/em>Agli esordi la ricerca \u00e8 stata anche una necessit\u00e0, la musica popolare del Nord era poco conosciuta e nonostante ci fosse un bell\u2019archivio regionale abbiamo voluto andare a trovare di persona la musica per i nostri spettacoli, in modo da creare un nostro repertorio originale. All\u2019inizio abbiamo raccolto molto in Lombardia, soprattutto nella montagna pavese e bresciana, ma anche nel milanese, in Lomellina, nel piacentino e nel Verbano. Poi abbiamo esteso la raccolta anche ad altre regioni: Friuli, Liguria, Emilia\u2026 il nostro archivio oggi dispone di un patrimonio di molte centinaia di ore di registrazione sia audio che video. In generale crediamo sia stato molto importante conoscere direttamente come questa musica fosse eseguita nel mondo popolare in modo che la riproposta attuale, anche se non filologica ma improntata alla creativit\u00e0, sia comunque sempre consapevole dei contenuti e della storia del materiale trattato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La documentazione dei materiali della cultura orale in Lombardia \u2013 qui penso a Bruno Pianta \u2013 ha avuto tratti di unicit\u00e0 nel nostro Paese in termini di interesse delle amministrazioni pubbliche.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;<\/em>&nbsp;Per molti, noi fra questi, i libri, dischi e film prodotti dall\u2019Ufficio Cultura del Mondo Popolare (ora AESS, Archivio di Etnografia e Storia sociale) sono stati una scuola. Nel corso degli anni abbiamo avuto la fortuna di collaborare con Bruno Pianta che dirigeva quell\u2019Ufficio la cui attivit\u00e0 \u00e8 stata unica in Italia per le metodologie di ricerca utilizzate e la qualit\u00e0 della produzione editoriale. Dietro, ancora una volta, c\u2019erano il bagaglio culturale, le intuizioni e i rapporti intessuti da Leydi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEjJqmvOuuFAJubJ7UzbPgl-sK40LUx58x5Y_4abVuqcm24vx4KbxA0Z9O5wG40G0CgINnbeAD18d9CGSwCBtRTP65kJIFdJm_DHUjWsCWtuB621C3HUrYMB0ayXaktCEwB1C__hIPMP5p6ZIEmVPLALcD3XcOsAKKP0SLQZnVkAxq-qMYl0bHFo37-x\/s1280\/Baraba%CC%80n_Maddalena%20Soler%20al%20Bardentreffen%20Festival,%20Norimberga%20(Germania)%20%5Bfoto%20Ralf%20Schulze%5D.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEjJqmvOuuFAJubJ7UzbPgl-sK40LUx58x5Y_4abVuqcm24vx4KbxA0Z9O5wG40G0CgINnbeAD18d9CGSwCBtRTP65kJIFdJm_DHUjWsCWtuB621C3HUrYMB0ayXaktCEwB1C__hIPMP5p6ZIEmVPLALcD3XcOsAKKP0SLQZnVkAxq-qMYl0bHFo37-x\/w400-h266\/Baraba%CC%80n_Maddalena%20Soler%20al%20Bardentreffen%20Festival,%20Norimberga%20(Germania)%20%5Bfoto%20Ralf%20Schulze%5D.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Il rapporto tra colto e popolare si fatto pi\u00f9 intenso nel suono di Barab\u00e0n rispetto ai tempi del revival?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;&nbsp;<\/em>Diciamo che nel tempo \u00e8 maturata la consapevolezza del nostro ruolo. Nei primi gruppi folk vi era una confusa convinzione di eseguire musica \u201ctradizionale\u201d. In realt\u00e0 quest\u2019ultima ha veramente poco in comune con le esecuzioni dei gruppi di revival, che hanno invece aderito ad un modello di folk europeo, influenzato da quello francese, che ha costruito i propri canoni estetici e i propri stereotipi, esattamente come hanno fatto il rock, il jazz o il pop. Un genere nato con la suggestione di ricostruire un immaginario mondo sonoro arcaico che, ove esistito, era spesso diverso da quello idealizzato. Oggi chi compone voci, arrangiamenti o elaborazioni compie una operazione che \u00e8 colta per definizione anche se ripropone materiale popolare, cosa che del resto hanno sempre fatto tutti i grandi compositori di musica \u201cclassica\u201d. Anche la musica di Barab\u00e0n \u00e8 una espressione colta, somma di singole esperienze e attitudini che si fondono in una costante narrazione del mondo popolare cos\u00ec come noi lo abbiamo direttamente conosciuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Poi la vostra discografia si \u00e8 concentrata su temi specifici: \u201cNatale\u201d, \u201cTerre di passo\u201d, la poesia, la Prima guerra mondiale, la Resistenza&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;&nbsp;<\/em>Teniamo molto al lavoro culturale che accompagna la nostra musica, il poter comunicare qualcosa che d\u00e0 valore aggiunto ai nostri spettacoli e arricchisce il pubblico. Ci piace rappresentare il mondo popolare raccontando storie, grandi e piccole vicende viste dalla parte del popolo, di chi spesso non ha alcuna voce in capitolo ma \u00e8 comunque coinvolto negli eventi della grande storia ed<\/p>\n\n\n\n<p>elabora una propria originale risposta agli stessi, siano la guerra, la religione, l\u2019emigrazione etc. \u00c8 proprio nei nostri spettacoli a tema, spesso contenenti proiezioni video che li avvicinano a performance teatrali, che riceviamo i maggiori consensi da parte di un pubblico che non \u00e8 quello dei grandi raduni ma che apprezza l\u2019opportunit\u00e0 di ascoltare della buona musica in grado di offrire anche importanti spunti di riflessione. &nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEhSrGboE_bfW89JWetkHNeCcNAw6-IFSDv2h7dJ8hG5lLQNQ0eOHBIuPhOQ0tMVUy2LMSrusLc4ZF1nVcqiXgmkh9i37jmZk2x26Eq5ZkPBlahZ1exX3QsJe_kwtYCIwvJwYC6RcN0QcPzEBikZJl4npxSThrgQk2pPr5PijdRyVe3WvBg7OS9qvk2N\/s1280\/Baraba%CC%80n_Vincenzo%20Caglioti%20al%20Bardentreffen%20Festival,%20Norimberga(Germania)%20%5Bfoto%20Ralf%20Schulze%5D.JPG\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEhSrGboE_bfW89JWetkHNeCcNAw6-IFSDv2h7dJ8hG5lLQNQ0eOHBIuPhOQ0tMVUy2LMSrusLc4ZF1nVcqiXgmkh9i37jmZk2x26Eq5ZkPBlahZ1exX3QsJe_kwtYCIwvJwYC6RcN0QcPzEBikZJl4npxSThrgQk2pPr5PijdRyVe3WvBg7OS9qvk2N\/w400-h266\/Baraba%CC%80n_Vincenzo%20Caglioti%20al%20Bardentreffen%20Festival,%20Norimberga(Germania)%20%5Bfoto%20Ralf%20Schulze%5D.JPG\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Barab\u00e0n ritorna ad incidere dopo parecchi anni. Cosa \u00e8 successo in questi anni quasi dieci anni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;&nbsp;<\/em>\u00c8 \u201csuccessa\u201d la vita. Abbiamo continuato ad allestire spettacoli in Italia e all\u2019estero, fare ricerca, raccogliere documenti sonori e visivi, prodotto video-documentari, libri, DVD. Dopo il disco \u201cVoci di trincea\u201d, dedicato alla Grande Guerra, e ora uscito \u201cIl violino di Auschwitz\u201d: sono progetti discografici che nascono dall\u2019attivit\u00e0 concertistica e che, anche considerando la non ottima salute dell&#8217;album (Barab\u00e0n, per scelta, non \u00e8 sulle piattaforme digitali), escono con tempi molto diluiti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In che rapporto \u00e8 il disco \u201cIl violino di Auschwitz\u201d con il percorso musicale e politico di Barab\u00e0n? Come avete costruito il programma dell\u2019album?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;\u00a0<\/em>Il nuovo album nasce dall\u2019omonimo spettacolo multimediale dedicato all\u2019Olocausto che Barab\u00e0n porta nei teatri dal 2010: \u00e8 un progetto dove mescoliamo le liriche di Kambanellis-Theodorakis, come <em>Asma Asmaton<\/em> alle musiche klezmer, la ninna nanna <em>Wiegala<\/em> di Ilse Weber (poetessa e musicista amatoriale che cant\u00f2 l\u2019ultima volta questo brano al figlio Tommy ad altri bambini prima di entrare nelle \u201cdocce\u201d di Auschwitz-Birkenau) ai valzer chassidici, la profondit\u00e0 poetica di Paul Celan alle musiche\u00a0rom, le <em>Danze resiane<\/em> a <em>Die Moorsoldaten<\/em> (<em>I soldati della Palud<\/em>e), composto nel campo di B\u00f6rgermoor (in Germania) nel 1933 come sfida alle SS e alle SA e che negli anni della Seconda guerra mondiale si diffuse in tutti i campi diventando una sorta di inno della Resistenza europea. Della <em>Trilogia di Mauthausen<\/em> di Kambanellis-Theodorakis abbiamo inserito anche la celebre <em>Andonis<\/em> dove si narra la storia di un prigioniero che per aiutare un altro detenuto porta non uno ma tre pesanti massi su per una scala di 180 gradini, sfidando cos\u00ec la guardia nazista; ci siamo ispirati alla versione che venne eseguita da Maria Farandouri allo stadio Karaiskakis di Atene il 10 ottobre 1974 quando cant\u00f2, accompagnata dall\u2019orchestra popolare di bouzouky diretta da Theodorakis, di fronte a migliaia di giovani che festeggiavano la caduta dei Colonnelli: un momento topico per la democrazia greca ed europea.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEinfNGGtnAw5XMUIitYcshyphenhyphenAEeiIo7xlvozIBr0WBHYUIojyIoy9IXJPRd14NQOVHBc6rUf659E8kzwFt6D5f_H9TciMu93PSosKxcAmKCOZ1_FCZna4K1ky4ffdCBAqiWruQR4m_3pl0rw7xL6ZKr0pQr7Qn7inlr_5fj_nyweymRZ3_2-jE0ExF_g\/s1280\/Baraba%CC%80n_Giuliano%20Grasso%20%5Bfoto%20Federico%20Buscarino%5D%20.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEinfNGGtnAw5XMUIitYcshyphenhyphenAEeiIo7xlvozIBr0WBHYUIojyIoy9IXJPRd14NQOVHBc6rUf659E8kzwFt6D5f_H9TciMu93PSosKxcAmKCOZ1_FCZna4K1ky4ffdCBAqiWruQR4m_3pl0rw7xL6ZKr0pQr7Qn7inlr_5fj_nyweymRZ3_2-jE0ExF_g\/w400-h311\/Baraba%CC%80n_Giuliano%20Grasso%20%5Bfoto%20Federico%20Buscarino%5D%20.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Che importanza hanno i testi nel vostro repertorio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;\u00a0<\/em>La parola \u00e8 l\u2019essenza di un disegno musicale: anni fa, per <em><strong>Terre di passo<\/strong><\/em>, abbiamo lavorato sui testi di Loi, sulle suggestioni di Biamonti, tra i pi\u00f9 profondi autori del nostro tempo. Da anni portiamo in spettacolo le pi\u00f9 belle canzoni sulla donna di De Andr\u00e9 che, intrecciate a brani di letteratura contemporanea (Maraini, De Gregorio e altre scrittrici) e a canti della tradizione popolare, costituiscono il cuore del nostro spettacolo sulla violenza di genere <strong><em>Voce al silenzio<\/em><\/strong>. Ne <strong><em>Il violino di Auschwitz<\/em><\/strong> le canzoni hanno testi di grande forza, a partire dal brano di apertura, <strong><em>Capelli di cenere<\/em><\/strong> adattamento della celebre poesia di Paul Celan <em>Tudesfuge<\/em>, che pur non citando mai i campi di sterminio \u00e8 diventato l\u2019emblema poetico della riflessione critica intorno all\u2019Olocausto: un duro atto di accusa contro gli\u00a0sterminatori nazisti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEi4fuzXj-vzh7YGSU_12u9faa-RtsoPWxEEtaDgCYgBYWW4EyxKUoRf4JXUxYIu4oBqq0h-dPRlrmPI7GC42XQ_VG-u1DWdSwuyz3ODD6CGRwvf2s9zFtmBo9kcUpuAkxlA_Bp3FAPk7zdENY4cpD4X6e8k3K0tVBIfspk3NRFqGB_NWKSeFU3y_lku\/s1280\/Baraban%20Aurelio%20Citelli%20%5Bfoto%20Federico%20Buscarino%5D.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEi4fuzXj-vzh7YGSU_12u9faa-RtsoPWxEEtaDgCYgBYWW4EyxKUoRf4JXUxYIu4oBqq0h-dPRlrmPI7GC42XQ_VG-u1DWdSwuyz3ODD6CGRwvf2s9zFtmBo9kcUpuAkxlA_Bp3FAPk7zdENY4cpD4X6e8k3K0tVBIfspk3NRFqGB_NWKSeFU3y_lku\/w400-h266\/Baraban%20Aurelio%20Citelli%20%5Bfoto%20Federico%20Buscarino%5D.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Riprendete pure \u201cLullaby\u201d di Bregovic.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;\u00a0<\/em>\u00c8 un omaggio a un musicista e compositore che stimiamo, ma soprattutto a Sarajevo, citt\u00e0 multi-etnica, simbolo di convivenza tra diverse religioni, etnie, popoli che nel Novecento \u00e8 stata al centro di immani tragedie. L\u2019album, e lo spettacolo, coniugano musica e memoria, storia e cultura, accostano la ricchezza e la vitalit\u00e0 delle musiche di comunit\u00e0 che la follia nazista voleva cancellare ai canti antirazzisti e \u201cconcentrazionari\u201d: \u00e8 frutto di un percorso musicale e di una sensibilit\u00e0 che non chiudono gli occhi di fronte a ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, e accade, in Europa e nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E c\u2019\u00e8 anche \u201cDona, Dona\u201d, di cui da noi si conosce la versione italiana di Herbert Pagani in cui canta \u201cTi racconto questa storia\/ perch\u00e9 un giorno pure tu\/ dovrai fare l\u2019impossibile\/ perch\u00e9 non succeda pi\u00f9\u201d. Eppure dagli anni \u201990 in poi nel cuore dell\u2019Europa, prima si parlava di Sarajevo, e in Medioriente assistiamo a forme di violenza e di sterminio di massa\u2026&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;\u00a0<\/em>Oltre ad avere una bella melodia, <em>Il capretto<\/em> \u2013 traduzione della famosa <em>Dos kelbl<\/em> (<em>Dona, Dona<\/em>) di Sholom Secunda, derivata a sua volta da una canzone popolare polacca \u2013 lancia messaggi contro l\u2019indifferenza, esorta a non tacere di fronte ai soprusi, anche a quelli pi\u00f9 piccoli. Inoltre, ci piaceva l\u2019idea di ricordare la figura di Herbert Pagani, ebreo, uno dei cantautori pi\u00f9 anticonformisti del panorama musicale italiano. Fugg\u00ec dalla Libia per sottrarsi ai pogrom antisemiti. Purtroppo non si impara mai a sufficienza dalla storia, basti pensare al recente genocidio di Gaza, o al massacro di Bu\u010da, in\u00a0Ucraina. <em>Dona, Dona<\/em> \u00e8 un piccolo gioiello musicale e poetico che parla del rispetto dei diritti umani e delle libert\u00e0. E si inserisce perfettamente nel nostro percorso.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEgd8Y3quojAdPnG8yeOoD9oGRRvVX3IMOTmDzmjd4-i6lHnQ72zawY8pFmDja73U7DN-5QiWyAbgCe95gtP66Rp19uAyxtVj5O9ktXglvuoPZO_KoaJP5AzB94YujpJJ0vy613-bFWRLHTTiMm5WqRlCNkfUp2TS1yBYMz4vX6TFNvhrHQazMwFGlEP\/s1280\/Baraba%CC%80n_2022%20%5Bfoto%20Luca%20Cattaneo%5D.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEgd8Y3quojAdPnG8yeOoD9oGRRvVX3IMOTmDzmjd4-i6lHnQ72zawY8pFmDja73U7DN-5QiWyAbgCe95gtP66Rp19uAyxtVj5O9ktXglvuoPZO_KoaJP5AzB94YujpJJ0vy613-bFWRLHTTiMm5WqRlCNkfUp2TS1yBYMz4vX6TFNvhrHQazMwFGlEP\/w400-h228\/Baraba%CC%80n_2022%20%5Bfoto%20Luca%20Cattaneo%5D.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Tra le danze ci sono anche melodie provenienti dal mondo Rom&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;&nbsp;<\/em>Come sempre, oltre a prendere spunto dal fenomeno unico e, speriamo, irripetibile della shoah, il disco \u00e8 anche un pretesto per una riflessione pi\u00f9 generale sulla violenza dell\u2019uomo sull\u2019uomo, per ricordare anche altre comunit\u00e0 che hanno subito un Olocausto. Sinti e Rom furono perseguitati dal nazismo insieme a tante altre minoranze, etniche, politiche o intellettuali e ci \u00e8 sembrato giusto ricordare anche il carattere \u201ctrasversale\u201d della violenza nazifascista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Infine, concludete con una suite di danze resiane\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;\u00a0<\/em>Anche qui, abbiamo usato la particolare musica della comunit\u00e0 alloglotta resiana come simbolo. Fra le minoranze che furono perseguitate vi erano infatti anche quelle che parlavano le lingue slave, dislocate lungo il confine orientale del Friuli o nella Venezia Giulia, che spesso finivano in appositi campi dove morivano di inedia o di torture. I pi\u00f9 sfortunati finivano nel campo di Arbe, in Dalmazia, un esempio delle inenarrabili atrocit\u00e0 compiute dai fascisti in Jugoslavia, crimini che hanno poi generato un violento odio contro tutti gli italiani. Cinque o sei Lager per slavi esistevano anche in Veneto e in Friuli ma della loro esistenza oggi \u00e8 stata fatta sparire ogni traccia.\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEh7k8q1otG3hJH9OpLkur6Pg9g7-sHXEr_LjVKe3bqAAzMfqY4N63qPdP4Xg2ZI7gi8pB9vh3DqPHW2__8nnD19u0vHzgZgNk2RovEjn3BPS23anaE1E7BxFVgxju6CGcbGd3ZBZLVM33MJ1DVmUVkbG1Mhqd9eWTMtTqRsdWm2e5FPjAhmsGEW1YiQ\/s1280\/Baraba%CC%80n%20a%20Etetrad_2019%20%5Bfoto%20di%20Roger%20Berthod%5D.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEh7k8q1otG3hJH9OpLkur6Pg9g7-sHXEr_LjVKe3bqAAzMfqY4N63qPdP4Xg2ZI7gi8pB9vh3DqPHW2__8nnD19u0vHzgZgNk2RovEjn3BPS23anaE1E7BxFVgxju6CGcbGd3ZBZLVM33MJ1DVmUVkbG1Mhqd9eWTMtTqRsdWm2e5FPjAhmsGEW1YiQ\/w400-h233\/Baraba%CC%80n%20a%20Etetrad_2019%20%5Bfoto%20di%20Roger%20Berthod%5D.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Chi suona nell\u2019album?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;&nbsp;<\/em>Insieme ai membri storici, Vincenzo Caglioti (organetti diatonici e cori), Giuliano Grasso (violino e cori) e al sottoscritto (voce solista, tastiere, bouzouky e percussioni) compaiono i musicisti dell\u2019attuale line up di Barab\u00e0n: Maddalena Soler (voce solista e violino), Alberto Rovelli (contrabbasso e cori) e il nuovo acquisto Antonio Neglia che, oltre a cantare, ha suonato le chitarre (acustica e classica) e il bouzouky. In alcuni brani compaiono poi il raffinato violino di Francesco Grasso, i clarinetti di Gianluigi e Matteo Midali, pregevoli musicisti del Corpo Bandistico di Rosate e la chitarra di Paolo Ronzio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un passaggio di generazione con il giovane Grasso al violino\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;&nbsp;<\/em>Barab\u00e0n ha spesso avuto ospiti nei propri dischi ed \u00e8 fisiologico che col passare degli anni i nostri collaboratori siano giocoforza pi\u00f9 giovani di noi. Un passaggio generazionale c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stato anni fa con l\u2019ingresso di Maddalena Soler che \u00e8 di una generazione successiva a quella del nostro nucleo fondatore. Oggi \u00e8 gratificante vedere che ottimi giovani musicisti, Francesco suona stabilmente in orchestra e Matteo in Banda, si siano prestati a un progetto che non rientra certo nei modelli culturali che vengono proposti ai giovani dai media.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tra i collaboratori ci sono anche il direttore e un musicista del Corpo Bandistico di Rosate. E qui apriamo una parentesi sulla vostra ricerca sul rituale della Piva Natalizia. Di cosa si tratta?<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEhhESeWNUdM22oY4ZIQ26Nh4fkbDYcyen-TRCYICwrCHnDvIELzWa9HGgYxNcFJrw8qNvFNAYtqYcsnpAK6ZqSf-GRH9uO1JbaNYVoSM5mOPzJHAOeempufyZXeGQUDINU9SdT96YdwWsXzXRuS9lJMNlO4HB9_gu_8jw-uwtSLhCcEOfDErMrpjEIs\/s1280\/Baraba%CC%80n_Il%20volume%20La%20Monferrina.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEhhESeWNUdM22oY4ZIQ26Nh4fkbDYcyen-TRCYICwrCHnDvIELzWa9HGgYxNcFJrw8qNvFNAYtqYcsnpAK6ZqSf-GRH9uO1JbaNYVoSM5mOPzJHAOeempufyZXeGQUDINU9SdT96YdwWsXzXRuS9lJMNlO4HB9_gu_8jw-uwtSLhCcEOfDErMrpjEIs\/w296-h400\/Baraba%CC%80n_Il%20volume%20La%20Monferrina.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;\u00a0<\/em>Gianluigi Midali, direttore della banda di Rosate, e il giovanissimo Matteo, figlio di Gianluigi \u2013 due assi del clarinetto \u2013 hanno partecipato con entusiasmo a questo lavoro. Con la banda di Rosate (MI), uno dei pi\u00f9 stimati e ben diretti sodalizi musicali lombardi, vi sono da tempo oltre a una reciproca stima, forme di collaborazione. Tutto \u00e8 nato dalla ricerca sulla Piva natalizia avviata da Giuliano e da me nel 1983 e poi pubblicata nel volume \u201cLa Piva natalizia tra Milano e il Ticino\u201d edito nel 2019. La Piva \u00e8 un rito molto diffuso, specie nel Milanese, che deriva dalla tradizione Ottocentesca di fare una questua per la novena natalizia da parte di suonatori di strumenti pastorali (cornamuse, pive, zampogne, pifferi), provenienti sia dal Nord che dal Centro-Sud Italia. Oggi sono i suonatori delle bande locali a continuare questa tradizione e la Piva di Rosate, fra le poche a svolgersi ancora di notte, \u00e8 indubbiamente sia sotto il profilo musicale che rituale, la meglio conservata. L\u2019abbiamo raccontata nel libro e in un video allegato al volume.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un\u2019altra importante ricerca \u00e8 quella tua, Giuliano, sulla Monferrina, il cui esito \u00e8 stato il volume \u201cLa Monferrina\u201d, sempre pubblicato dalla vostra Associazione. Che rilevanza ha avuto questa danza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;&nbsp;<\/em>La Monferrina \u00e8 un chiaro esempio di quanto ancora poco si sappia della nostra musica: si tratta della danza popolare pi\u00f9 diffusa nel nord Italia ma della quale nessuno conosce l\u2019interessante e intrigante storia che ne ha fatto un grande fenomeno di moda in tutta l\u2019Europa dell\u2019Ottocento, dalla Francia, alla Germania, dalla Bretagna all\u2019Inghilterra. Anche qui il soggetto \u00e8 in realt\u00e0 un pretesto per indagare seriamente le misconosciute origini del nostro repertorio tradizionale, nonch\u00e9 il rapporto fra musica colta e popolare e fra musica scritta e orale, temi che nel libro vengono ampiamente approfonditi e documentati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vi siete anche occupati di medicina popolare\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;\u00a0<\/em>La nostra conoscenza della cultura popolare delle Quattro province un territorio dove svolgiamo intense ricerche su vari temi sin dai primi anni Ottanta, ci ha portato a esplorare anche il mondo\u00a0dei guaritori di campagna che ancora praticano il \u201csegno\u201d, un fenomeno ancora vivo sul quale abbiamo intensamente lavorato per un intero anno (avevamo gi\u00e0 fatto una analoga ricerca trent\u2019anni orsono nel Piacentino) raccogliendo segni e formule magiche registrati anche in video. Una ricerca che documenta la persistenza di rituali di guarigione, assimilabili a quelli studiati in Lucania da de Martino negli anni Cinquanta, che abbiamo raccolto nel libro \u201cInt u segnu\u201d, uno dei titoli tuttora pi\u00f9 richiesti della nostra collana di ricerche etnografiche che, come le altre nostre produzioni, si pu\u00f2 ordinare online al negozio della\u00a0<a href=\"https:\/\/fototeca-gilardi.com\/categoria-prodotto\/cultura-popolare\/\">Fototeca Gilardi<\/a>\u00a0che ci distribuisce.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEjtGebAtbLWV3ot-yOV2tYxO34hmC7nVhJtlDiJQJezkLsM4GOlndjWG3gP799vlXgwsj6MYzmZ0J1dvk09ZcF2I_AhOy40xU2cc01ad4aWqWvV9ElpSSu-miaXJz2j0BtcJsqt3cOSLnuiEKA6EPfnO5j_gSikP53yF6smRIktRdV1f0CFF5s-nBfo\/s1280\/Baraba%CC%80n_Il%20volume%20La%20Piva%20natalizia%20tra%20Milano%20e%20il%20Ticino.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEjtGebAtbLWV3ot-yOV2tYxO34hmC7nVhJtlDiJQJezkLsM4GOlndjWG3gP799vlXgwsj6MYzmZ0J1dvk09ZcF2I_AhOy40xU2cc01ad4aWqWvV9ElpSSu-miaXJz2j0BtcJsqt3cOSLnuiEKA6EPfnO5j_gSikP53yF6smRIktRdV1f0CFF5s-nBfo\/w296-h400\/Baraba%CC%80n_Il%20volume%20La%20Piva%20natalizia%20tra%20Milano%20e%20il%20Ticino.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Dal vostro osservatorio, come guardate al mondo del nuovo folk o nuova musica tradizionale in Lombardia e, allargandoci, nell\u2019arco alpino?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuliano Grasso &#8211;&nbsp;<\/em>Archiviati i revival degli anni Sessanta e degli anni Ottanta, sembra che oggi non ci sia un nuovo filone precisamente caratterizzato. Da una parte c\u2019\u00e8 il fenomeno bal folk, un mondo dove prevale l\u2019aspetto ludico-ricreativo e che in genere mostra poco interesse verso la cultura delle classi popolari. Altri artisti cercano invece di sviluppare una via autoriale alla musica di tradizione indirizzandola verso composizioni pi\u00f9 elaborate e ritagliandosi una propria nicchia di pubblico, ma non vedo un movimento organico come nel passato. Per fortuna l\u2019autentica musica \u201ctradizionale\u201d, quella che viene eseguita in determinate occasioni e localit\u00e0, negli ultimi decenni ha dato qualche visibile segnale di rinascita e in alcune situazioni \u00e8 tornata a svolgere, pur tra difficolt\u00e0, il ruolo che ha sempre avuto nel mondo popolare, cio\u00e8 un momento di coesione delle comunit\u00e0. Mi riferisco ai tanti repertori musicali che nell\u2019occasione di particolari feste o rituali ancora caratterizzano alcune vallate, anche nella moderna e industrializzata Lombardia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dal vivo, preferite il recital tematico o un concerto che dia il senso del vostro lungo percorso artistico?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aurelio Citelli &#8211;&nbsp;<\/em>Da molti anni la nostra attivit\u00e0 concertistica si basa quasi esclusivamente su concerti tematici \u2013 si trovano tutti sul&nbsp;<a href=\"https:\/\/baraban.it\/web\/spettacoli\/\">nostro sito<\/a>&nbsp;\u2013 spettacoli che seguono un filo coerente dove l\u2019esecuzione di musiche e canti, \u00e8 talvolta intrecciata alla proiezione di video, alla lettura di testimonianze o di poesie, a performance coreutiche. \u00c8 un\u2019impostazione mutuata dal teatro, che tuttavia non svilisce l\u2019aspetto musicale che anzi, talvolta, ne risente positivamente, acquista un quid in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-rich is-provider-handler-delloggetto-incorporato wp-block-embed-handler-delloggetto-incorporato wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Il violino di Auschwitz\" width=\"900\" height=\"506\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/lxVk8Hynqx8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Barab\u00e0n \u2013 Il violino di Auschwitz (ABC, 2024)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEipn9zYYlzuBLcz1y5OW8ACV8Tx1iZHEnPRTNs1pf4xEf2xcbZYgp32he4-gli1fDMxncALVW4uQSh90nPTnIis9e8lnVGrGpyYYIS-WYTmNp67OTR_DvQEw8sOnjsFjzUtgfxkephN3z6wOIbvN-TqTbb7VfqBK3X6GKUAc9YksJE-LOcNq5j1O2oi\/s1280\/Baraba%CC%80n_CD%20Il%20violino%20di%20Auschwitz.jpg\"><img src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEipn9zYYlzuBLcz1y5OW8ACV8Tx1iZHEnPRTNs1pf4xEf2xcbZYgp32he4-gli1fDMxncALVW4uQSh90nPTnIis9e8lnVGrGpyYYIS-WYTmNp67OTR_DvQEw8sOnjsFjzUtgfxkephN3z6wOIbvN-TqTbb7VfqBK3X6GKUAc9YksJE-LOcNq5j1O2oi\/s320\/Baraba%CC%80n_CD%20Il%20violino%20di%20Auschwitz.jpg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Di meriti ne ha tanti \u201cIl violino di Auschwitz\u201d, che accoglie i temi di uno spettacolo multimediale sulla memoria che i Barab\u00e0n portano in scena da tempo. Una proposta artistica interpretativa, capace di attingere a storie locali, testimonianze, etnografie come a un canzoniere storico e contemporaneo che mette al centro una delle pagine pi\u00f9 nefaste del Novecento. Oltre che per la specificit\u00e0 del tema, l\u2019album si segnala come chiusura di una trilogia iniziata con \u201cVenti5 d\u2019Aprile\u201d e proseguita con \u201cVoci di trincea\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il programma si snoda in tredici tracce, a partire da \u201cCapelli di cenere\u201d, tema di taglio autoriale di Aurelio Citelli, contenente una citazione della danza tradizionale klezmer \u201cAraber Tanz\u201d, che sostiene un adattamento dei versi di \u201cTodesfuge\u201d (Fuga di morte), la lirica di Paul Celan, potente riflessione sull\u2019orrore dell\u2019Olocausto. \u00c8 il clarinetto a guidare la suite strumentale \u201cBublichki &#8211; Ma Yofus\u201d, in cui il primo motivo \u00e8 la versione strumentale di una canzone della Russia degli anni Venti del \u2018900, costruita su una melodia ebraica, che denuncia la condizione di disagio del popolo, spinto a vendere in strada dolcetti (\u00e8 il significato di bublichki) per sopravvivere; la canzone fu proibita sino agli anni Ottanta e divenne molto popolare in clandestinit\u00e0. Nella seconda parte il gruppo lombardo ripropone una composizione tra le pi\u00f9 note del repertorio dei musicisti ebrei ashkenaziti, che marcava passaggi significativi della vita sociale degli shtetl dell\u2019Europa orientale. Finemente interpretata da Maddalena Soler, segue \u201cAndonis\u201d, una delle canzoni della \u201cTrilogia di Mauthausen\u201d, composte dal poeta e drammaturgo greco Iakovos Kambanellis al suo ritorno da sopravvissuto dal campo di sterminio, e musicate da Mikis Theodorakis. L\u2019organetto diatonico apre la via alla \u201cHora Tiganeasca\u201d, danza romena dal repertorio del celebre virtuoso del flauto di pan Gheorge Zamfir \u2013 arrangiata con gusto per violini, organetto, contrabbasso, chitarra acustica e pianoforte \u2013, emblema della persecuzione e sterminio delle popolazioni Sinti e Rom. Dal repertorio concentrazionario c\u2019\u00e8 \u201cDie Moorsoldaten\u201d, la cui genesi \u00e8 tutta da conoscere e ben raccontata nelle note che accompagnano il lavoro e divenuta un inno della Resistenza tedesca, eseguita in tedesco e italiano. Si produce un\u2019accoppiata di violini (Grasso e Soler) nel bel \u201cSet klezmer\u201d, medley che riunisce \u201cSherele\u201d, una sorta di contradanza figurata imperniata sulla scala Freygish, un modo frigio alterato con la terza maggiore, e una danza da matrimonio delle comunit\u00e0 ebraiche ungheresi. \u201cDos kelbl\u201d (ossia \u201cDona, Dona\u201d) fu scritta negli anni Trenta dal musicista ebreo Sholom Secunda a partire da una canzone popolare polacca. Il testo in yiddish \u00e8 di Aaron Zeitlin, con musica dello stesso Secunda; Dalle nostre parti \u00e8 nota per la versione italiana cantata da Herbert Pagani. Il motivo successivo \u00e8 un valzer di tradizione chassidica. Invece, \u201cWiegala\u201d \u00e8 una struggente ninna nanna della scrittrice Ilse Weber, cantata per l\u2019ultima volta nell\u2019ottobre del 1944 ad Auschwitz, prima che arrivasse la sua fine insieme al figlio Tommy e altri bambini. Proposta in un\u2019esecuzione live, \u201cLullaby\u201d di Goran Bregovic apre lo sguardo a un altro orrore del finire del Novecento. Giuliano Grasso ha composto la melodia di \u201cIl viaggio di Marollo \/ Battare prosciutto\u201d, ispirata alla testimonianza de fotografo e giornalista Ando Gilardi, che rievoca le gesta del comandante partigiano Primiano Marollo, che dopo la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz fece diversi viaggi su una vecchia nave da carico trasportando di notte forniture clandestine di armi provenienti dall\u2019Europa dell\u2019est, destinate dall\u2019URSS al nascente esercito israeliano. Il secondo brano \u00e8 un classico della tradizione musicale klezmer, solitamente eseguito durante le feste di matrimonio. \u201cCon \u201cAsma Asmaton\u201d si ritorna alla coppia Kambanellis\/ Theodorakis. Concludono il lavoro quattro \u201cDanze resiane\u201d (Ta Bantava, Ta Solbaska, Pravimi no pravico, Ta lipavska) a rammentare che la violenza nazista, sostenuta dal fascismo, si abbatte anche sulle comunit\u00e0 alloglotte del Friuli orientale, deportate negli speciali campi di concentramento \u201cper slavi\u201d. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Memoria come forza attiva nel presente: il \u201cViolino\u201d dei Barab\u00e0n \u00e8 opera resistente, contro la brutalit\u00e0 di tutti i tempi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ciro De Rosa<\/p>\n\n\n\n<p><em>Foto di Elena Piccini (1); Roger Berthod (2, 3, 10); Ralf Schulze (4, 5, 6); Federico Buscarino (7, 8); Luca Cattaneo (9)<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-rich is-provider-handler-delloggetto-incorporato wp-block-embed-handler-delloggetto-incorporato wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Barab\u00e0n - Il Violino di Auschwitz\" width=\"900\" height=\"506\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/cUoSphcX214?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ciro De Rosa C\u2019\u00e8 di che rallegrarsi del ritorno discografico di una delle formazioni di punta nella ricerca e nella riproposta della musica tradizionale dell\u2019Italia settentrionale che, attraversando l\u2019arco alpino, si spinge lungo la dorsale appenninica in quell\u2019area di comunanze umane che sono le Quattro Province. 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