{"id":8785,"date":"2004-11-17T05:46:00","date_gmt":"2004-11-17T06:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/baraban.it\/web\/?p=8785"},"modified":"2025-05-17T05:51:13","modified_gmt":"2025-05-17T06:51:13","slug":"baraban-fra-revival-e-testimonianza-intervista-a-aurelio-citelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/baraban.it\/web\/2004\/11\/17\/baraban-fra-revival-e-testimonianza-intervista-a-aurelio-citelli\/","title":{"rendered":"Barab\u00e0n, fra revival e testimonianza. Intervista a Aurelio Citelli"},"content":{"rendered":"\n<p><br><strong>a cura di Roberto G. Sacchi<br><\/strong><br><strong>Folkbullettin, Novembre 2004<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019organizzazione di \u201cSentr\u00e8\u201d, vi ha recentemente ricondotto a organizzare eventi sul territorio dell\u2019Oltrepo Pavese, molti anni dopo le vostre ultime esperienze di questo tipo in quella zona. Puoi raccontarci come \u00e8 nata l\u2019idea di questa iniziativa e quali valutazioni potete fare sul suo svolgimento? \u00c8 l\u2019inizio di un nuovo appuntamento fisso?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sentr\u00e9<\/em> fa parte del progetto <em>\u201cOltrepo: persone, voci, storie\u201d<\/em> che Barab\u00e0n ha ideato e sta realizzando per il GAL Alto Oltrepo nell\u2019ambito delle attivit\u00e0 di tutela e valorizzazione della cultura rurale: un\u2019occasione unica per chi da oltre vent\u2019anni fa ricerche, pubblicazioni e studia canti e musiche dell\u2019Oltrepo. Negli anni Ottanta, quando arrivavamo sull\u2019Appennino con i nostri registratori, i giovani ci prendevano per marziani. Oggi andiamo nelle scuole ad insegnare canti rituali e ballate ai loro figli. Ed \u00e8 incredibile come i ragazzi, specie quelli che arrivano dall\u2019Est, dall\u2019Africa e dall\u2019Asia, se la cavano bene e si divertano con canti e dialetto locali.<br>Rispetto a vent\u2019anni fa la situazione \u00e8 molto cambiata: oggi, grazie al GAL, nelle scuole di montagna c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di fare attivit\u00e0 sulla musica di tradizione. <em>\u201cOltrepo: persone, voci, storie\u201d<\/em> si compone di diversi interventi diffusi in ventidue comuni: laboratori di canto popolare, danza e storia del territorio nelle scuole, incontri nelle biblioteche sul ruolo della donna nel mondo contadino<em>, <\/em>seminari per insegnanti e operatori culturali e infine <em>Sentr\u00e9, <\/em>che vuole proporsi come momento di promozione della cultura musicale locale. La prima edizione \u00e8 andata molto bene: non si tratta di un grande happening, \u00e8 un piccolo meeting a misura di quelle terre, rispettoso dei luoghi e dell\u2019ambiente. Mi piacerebbe immaginarlo come un appuntamento fisso dove fare didattica, presentare ricerche, pubblicazioni. Poi, certo, ospitare anche concerti, feste da ballo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"500\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/1993\/04\/296.-Baraban_1992.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4290\"\/><figcaption>Lo spettacolo di Barab\u00e0n <em>Il paese di Lombardia<\/em> con i ballerini Ida Cantalamessa e Luigi Annessa. Sondrio, Auditorium Torelli, 1992.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Negli anni trascorsi dalle vostre prime ricerche in Oltrepo, nella zona oggi famosa con il nome di Quattro Province \u00e8 cambiato tutto o quasi: ai tempi, fuori da un\u2019area geografica e culturale piuttosto ristretta, di piffero e alessandrine si faceva fatica anche solo a parlare. Adesso si pu\u00f2 definire un fenomeno quasi di moda: tanti suonano il piffero, tanti insegnano le danze, moltissimi visitano i luoghi in occasione delle feste pi\u00f9 o meno tradizionali. Quale giudizio dai su questa evoluzione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un processo in corso, non so dove porter\u00e0. Il mio giudizio \u00e8 cautamente positivo. Vedere un pubblico perlopi\u00f9 giovane frequentare questi posti, ballare alle feste, assistere ai concerti e appassionarsi alle storie di Draghino o Jacmon non pu\u00f2 che far piacere. Il livello musicale dei pifferai e dei fisarmonicisti, l\u2019ampiezza del loro repertorio e la stessa coscienza nei confronti della tradizione sono notevolmente aumentati. Poi \u00e8 inevitabile che nella massa siano pi\u00f9 visibili gli aspetti esteriori, di evasione, danzerecci. La cosa non mi scandalizza. Perch\u00e9 le Quattro province non siano solo Monferrine occorre offrire occasioni di approfondimento e conoscenza della sua cultura, del patrimonio musicale, reinventando e rinnovando anche i modi di fare spettacolo, di comunicare esperienze. Bisogna operare per favorire un approccio pi\u00f9 serio e profondo alla storia di queste comunit\u00e0. Solo in questo modo, credo, la Monferrina non sar\u00e0 una moda passeggera. <em>Sentr\u00e9 <\/em>\u00e8 stato, credo, un modesto ma significativo esempio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il tuo video \u201cLe voci dei pifferai\u201d ha avuto una gestazione lunga e abbastanza tormentata. Parliamone un po\u2019, a partire dal titolo che merita una spiegazione&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Beh, tu lo conosci bene, il mondo del piffero \u00e8 talmente delicato e complesso che organizzare una tavola rotonda, seppur virtuale, con i pifferai mi sembrava un\u2019impresa titanica. Sono partito dall\u2019idea che, a trent\u2019anni dalle registrazioni di Ernesto Sala realizzate da Bruno Pianta, c\u2019era l\u2019esigenza di fare il punto su una delle pi\u00f9 rilevanti tradizioni musicali del nord Italia. Avevo in mente un percorso radicalmente diverso da quelli finora utilizzati nel campo della documentazione etnomusicale, almeno in Italia: non fare il solito Cd antologico sui suonatori odierni ma utilizzare l\u2019immagine, vedere i volti, registrare i racconti dei pifferai. Non mi interessava documentare le musiche. Quelle, pi\u00f9 o meno, le conosciamo. Mi interessava sapere come era nata la loro passione per questo strumento, le tecniche che usano oggi per imparare le suonate, chi sono i loro suonatori di riferimento, i loro miti, la loro opinione sulle \u201cscuole\u201d, sugli stili, sui fisarmonicisti. Sono temi di cui in nelle terre alte dell\u2019Appennino si discute da decenni per\u00f2 nessuno ha mai tentato di porre a confronto le diverse opinioni.&nbsp; Ecco perch\u00e9 \u201cLe voci dei pifferai\u201d. Ho usato il plurale per sottolineare le diversit\u00e0, il differente modo di rapportarsi a questo patrimonio. Intendendo la parola \u201cvoce\u201d anche come ricerca sonora, perfezionamento di uno stile.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"500\" height=\"400\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/114.-Marco-Domenichetti.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1126\"\/><figcaption>Marco Domenichetti durante le riprese di <em>Le voci dei pifferai<\/em>, Negruzzo, 2004.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Nel corso di \u201cSentr\u00e9\u201d hai tenuto un corso di canto \u201cdelle Quattro Province\u201d insieme con Donata Pinti. Una coppia inedita, nel panorama dell\u2019offerta didattica italiana: come \u00e8 andata e cosa ti ha lasciato dentro l\u2019esperienza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stata una bella prova e alla fine ho imparato qualcosa anch\u2019io. Con Donata ci sono stati in passato momenti di collaborazione: dalla realizzazione di quel bellissimo concerto che fu <em>Le voci di Colleri<\/em> dedicato al repertorio di Eva Tagliani, alla sua partecipazione in <em>Terre di passo<\/em>, solo per citarne alcuni. Donata si \u00e8 dedicata con impegno e passione allo studio del repertorio femminile delle \u201cQuattro province\u201d e questo ha favorito la possibilit\u00e0 di trovare momenti di lavoro comune. Venendo da esperienze diverse e anche avendo sotto il profilo didattico un differente approccio, durante Sentr\u00e9 ci siamo un po\u2019 divisi i compiti: lei, che peraltro ha lavorato molto pi\u00f9 di me, si \u00e8 occupata soprattutto della parte relativa alla respirazione, all\u2019emissione della voce, allo stile, agli abbellimenti mentre io mi sono limitato a dare informazioni etnografiche e fare qualche esperimento di polivocalit\u00e0. Il repertorio lo abbiamo scelto insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come Barab\u00e0n avete sempre presentato un repertorio antologico di varie provenienze lombarde, da Premana alla Bassa cremonese, dal Naviglio Grande alla Val Camonica passando per Bagolino. Come ricercatori, invece, il vostro lavoro si \u00e8 mosso soprattutto nella parte montana della provincia di Pavia. Un caso fortuito, una necessit\u00e0, una precisa scelta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, negli anni Ottanta era d\u2019uso compilare album come fossero antologie e Barab\u00e0n non si \u00e8 sottratto a questa consuetudine che, peraltro, credo avesse anche una valenza didattica per i fruitori ma anche per noi musicisti. Quando Giuliano Grasso ed io abbiamo iniziato a fare ricerca siamo stati anche in zone di cui non si sapeva nulla, non c\u2019erano riferimenti, documenti. Era un lavoro che facevamo battendo a tappeto intere valli, talvolta non trovando nulla. Barab\u00e0n, tuttavia, \u00e8 ricorso spesso a queste ricerche: i brani provenienti dalla Valcamonica, dalla Valtellina e dalla pianura milanese, per esempio, erano frutto delle indagini che andavamo via via compiendo in quelle aree. Poi, esaurita la fase di \u201cricognizione\u201d la ricerca \u00e8 proseguita l\u00e0 dove avevamo individuato la presenza di repertori, stili e forme di un certo spessore: la montagna pavese e quella piacentina si sono rivelate immediatamente come una miniera. Tra l\u2019altro, nei confronti di queste terre c\u2019era gi\u00e0 un rapporto di affetto. Ricordo l\u2019emozione che provai la prima volta che ascoltai Ernesto Sala, nel 1979, o l\u2019impressione che mi fecero i cantori di Romagnese. Ero stato settimane intere nei villaggi bretoni e irlandesi a registrare canti e musiche, ma qui c\u2019era tutto un mondo da scoprire, da documentare, da studiare. Un mondo che sembrava non interessare pi\u00f9 a nessuno. Poi \u00e8 arrivato l\u2019importantissimo e per me affascinante lavoro con Eva Tagliani, una donna e una cantante straordinaria che aveva chiarissimo il senso e l\u2019importanza della sua cultura. Ecco, credo che il rapporto con la gente dell\u2019Oltrepo, il fascino che ha sempre esercitato su di me quella cultura, siano stati determinanti per tornare spesso su quelle montagne.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dopo pi\u00f9 di vent\u2019anni di revival e un ultimo disco fortemente caratterizzato da umori piuttosto lontani dal folk pi\u00f9 consueto, che collegamento trovi ancora fra la musica che suonano i Barab\u00e0n oggi e il tuo lavoro di ricercatore e documentarista? C\u2019\u00e8 un nesso nascosto che lega i canti della Tagliani e le poesie di Loi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lasciata alle spalle la stagione delle antologie (alcune delle quali ancora oggi richiestissime) Barab\u00e0n da alcuni anni cerca di lavorare a progetti discografici e di spettacolo coerenti. Cos\u00ec <em>Live<\/em>, cos\u00ec il natalizio <em>La Santa Notte dell\u2019Oriente<\/em>, cos\u00ec <em>Terre di passo<\/em>. Cos\u00ec sar\u00e0 il prossimo progetto dedicato alla Resistenza, evoluzione del concerto <em>Vento d\u2019Aprile<\/em>, un lavoro cui, vivendo in questa Milano senza memoria, teniamo molto.<br>Oggi non siamo alla spasmodica ricerca di un rapporto diretto tra indagine e riproposta, tra la registrazione di un canto e la sua immediata riesecuzione, pi\u00f9 o meno fedele. Credo sia un metodo di lavoro, almeno per quello che \u00e8 stato il nostro percorso, ormai sorpassato. Non sto dicendo che la ricerca sia inutile: voglio affermare l\u2019esatto contrario. L\u2019indagine e lo studio di una cultura musicale e del suo retroterra umano \u2013 attraverso tutti i sistemi che oggi abbiamo a disposizione, e a me oggi piace farlo anche con l\u2019immagine &#8211; sono il presupposto per tentare nuove soluzioni, sperimentare strade nuove, comunicare in modo moderno.<br><em>Terre di passo<\/em> \u00e8 un album in gran parte composto dove abbiamo cercato di privilegiare i contenuti, il lavoro sui testi, sui messaggi. Ci siamo preoccupati di non essere estranei a ci\u00f2 che accade intorno a noi. Li c\u2019\u00e8 la storia, la drammaticit\u00e0 della poesia di Franco Loi, ci sono i colori e le suggestioni di Biamonti. C\u2019\u00e8 Milano ma anche un soffio di Tunisia, c\u2019\u00e8 un latente bisogno del mare non solo come spazio fisico ma anche come finestra aperta sulle differenze. E, ancora, c\u2019\u00e8 un rapporto solidissimo con la memoria senza il quale il disco non sarebbe esistito. La memoria del mondo popolare, i canti e i suoni sono quanto di pi\u00f9 lontano si possa trovare dalla banalit\u00e0 a cui talvolta viene ridotta la musica di tradizione. Perch\u00e9 questa musica dev\u2019essere banale? Ecco il legame tra Eva Tagliani e Loi non \u00e8, come si potrebbe pensare, l\u2019uso del dialetto ma la loro lontananza dalla banalit\u00e0.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/93.-Eva-Tagliani-e-A-Citelli.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1036\" width=\"600\"\/><figcaption>Eva Tagliani con Aurelio Citelli, Colleri (PV), 1987.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Tu e i tuoi strumenti: dalla ghironda al campionatore, dai plettri alla voce. Nei primi anni Ottanta, l\u2019eclettismo era quasi obbligatorio in un gruppo folk italiano. Oggi, invece, sembra che vinca la specializzazione&#8230; Un bene o un male?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da \u201cnon-specializzato\u201d quale sono credo che la specializzazione abbia alzato il livello qualitativo di musicisti e gruppi italiani. Il districarsi tra troppi strumenti talvolta impedisce al sound di un gruppo di volare e paradossalmente produce appiattimento sonoro. Poi dipende molto delle personalit\u00e0 e dai ruoli: non potrei mai immaginare Vincenzo Caglioti contemporaneamente grande all\u2019organetto, al contrabbasso e al clarinetto. Raffinare la tecnica di uno strumento, o della voce, richiede tempo, studio. Un piccolo ensemble pu\u00f2 per\u00f2 avere anche l\u2019esigenza di diversificare la tavolozza sonora, specie durante uno spettacolo e in questo caso la disponibilit\u00e0 di polistrumentisti aiuta. Anche senza essere un virtuoso di ocarina, talvolta vengo arruolato come ocarina-basso. Non sono proprio il massimo ma insomma\u2026 Ma qui entriamo in un campo dove la musica sconfina con il gioco e la provocazione&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ti abbiamo visto, insieme con i Barab\u00e0n, all\u2019Arci-Bellezza di Milano: nello scorso giugno, per una festa da ballo, avete suonato soltanto repertorio a ballo, credo per la prima volta nella vostra vita di gruppo&#8230; Cosa pensi del grande successo del movimento della danza popolare, delle accuse di superficialit\u00e0 che gli vengono mosse?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho seguito sempre un po\u2019 da lontano, da spettatore distaccato, tutto ci\u00f2 che ruota intorno al ballo. Capisco la valenza positiva della danza ma ho preferito approfondire altri aspetti della tradizione musicale. Salvo rari casi vedo in questo movimento poco interesse a sviluppare la conoscenza di un patrimonio in cui, al di l\u00e0 di movimento e sudore \u2013 per carit\u00e0, salutari! \u2013 si possono trovare elementi di conoscenza di una terra, una cultura, una storia. O di una musica, almeno. Barab\u00e0n non ha mai dato fiato alle trombe del ballo a tutti i costi. Anzi! Una volta, mentre cantavamo <em>Gorizia<\/em> a un importante festival italiano, una coppia di ballerini, indifferente alla durezza di quel testo, ha danzato in modo pirotecnico un gran valzerone. Sono stato tentato di interrompere la canzone. Fortunatamente questa insensibilit\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec diffusa. Ed \u00e8 anche per una sorta di attenzione verso la parte pi\u00f9 matura e cosciente dei ballerini e soprattutto per non perdere il rapporto con stili e repertori tradizionali che la scorsa estate abbiamo sperimentato <em>Barab\u00e0n In Danza<\/em>, un concerto a ballo dedicato al repertorio del nord Italia con una nutrita sezione di liscio antico. E\u2019 lo spettacolo, per cos\u00ec dire, disimpegnato di Barab\u00e0n che, per non smentirci, chiudiamo con <em>Addio Lugano<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Baraban_Balla-Italia_1_1000x650.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-854\" width=\"600\"\/><figcaption>I ballerini dello spettacolo di Barab\u00e0n, <em>Balla Italia<\/em>.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>Come tutta la nostra generazione, quella del secondo folk revival, sei intorno ai cinquanta&#8230; Soltanto gli anni del ripensamento o c\u2019\u00e8 ancora tanto entusiasmo e voglia di fare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Beh, ripensamenti ce ne sono continuamente ma cose da fare ce n\u2019\u00e8 sempre tante e se non hai l\u2019entusiasmo e la giusta determinazione non realizzi nulla. In questi anni l\u2019attivit\u00e0 \u00e8 stata intensa: spettacoli, progetti didattici, seminari, produzioni di video, Cd e prossimamente anche Dvd. Progetti musicali, ricerche da realizzare, qui in Lombardia per esempio, ce ne sarebbero a decine. Peccato che le risorse destinate alla cultura sono spesso utilizzate per finanziare manifestazioni di associazioni fascistoidi che ricostruiscono villaggi celtici e tirano con l\u2019arco. Quando vedo queste insulsaggini la voglia di fare cresce ancora di pi\u00f9.<br>A proposito: posso fare uno spot? Il prossimo 14 febbraio, a due anni dalla scomparsa, presenter\u00f2 a Milano il mio video <em>Roberto Leydi. L\u2019altra musica <\/em>prodotto dalla Provincia di Milano. Ecco, mi piacerebbe avere sempre l\u2019entusiasmo e la voglia di fare che fino all\u2019ultimo ha avuto Roberto.<\/p>\n\n\n<figure style=\"width:600px;\" class=\"wp-block-post-featured-image\"><img width=\"1000\" height=\"500\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/18.-Aurelio-Citelli_Norimberga_Bardentreffen.jpg\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" alt=\"Barab\u00e0n, fra revival e testimonianza. Intervista a Aurelio Citelli\" loading=\"lazy\" \/><\/figure>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul periodico Folkbullettin (Novembre 2004) Roberto G. Sacchi intervista Aurelio Citelli: Barab\u00e0n, fra revival e testimonianza.&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/baraban.it\/web\/2004\/11\/17\/baraban-fra-revival-e-testimonianza-intervista-a-aurelio-citelli\/\">Read More <span class=\"screen-reader-text\">Barab\u00e0n, fra revival e testimonianza. 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