{"id":8896,"date":"2025-04-22T13:18:00","date_gmt":"2025-04-22T14:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/baraban.it\/web\/?p=8896"},"modified":"2025-05-25T07:42:42","modified_gmt":"2025-05-25T08:42:42","slug":"agide-sassi-sopravvissuto-alleccidio-di-cefalonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/baraban.it\/web\/2025\/04\/22\/agide-sassi-sopravvissuto-alleccidio-di-cefalonia\/","title":{"rendered":"Agide Sassi, sopravvissuto all&#8217;eccidio di Cefalonia"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Videointervista di Aurelio Citelli, assiste Luciano Sassi<br>Isola Dovarese CR, 28 novembre 2004<\/strong><br><strong>Trascrizione di Alberto Rovelli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong>AC Quando e dove \u00e8 nato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il trenta maggio del 1922 a Capella d\u00e8 Picenardi, in provincia di Cremona.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Abitava l\u00ec, prima?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec. Poi dopo mi son trasferito a Guidizzolo (MN) per lavorare in un caseificio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC E che lavoro faceva, quando era giovane<\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<p>Qui a Capella d\u00e8 Picenardi lavoravo come contadino, avevo un campettino di venti pertiche di terra, e la casa dove abitavo con mia mamma e una sorella. Un&#8217;altra sorella era gi\u00e0 sposata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC E la mamma e il pap\u00e0 cosa facevano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il pap\u00e0 l&#8217;evi p\u00f9, \u00e8 morto che avevo neanche quattro anni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Cosa faceva quando era in vita, il pap\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il contadino. Eravamo tutti contadini. In quelle zone l\u00ec non c&#8217;era altro da fare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC E lei che scuole ha fatto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La quinta elementare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Sempre l\u00ec al paese?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, al paese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  Come \u00e8 entrato nella divisione Acqui? Diceva suo figlio che tanti in provincia di Cremona sono entrati nella divisione Acqui&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo in tanti, s\u00ec. Per esempio, noi qui di Cremona, i coscritti del &#8217;22, la mia classe, eh, eravamo una ventina al Terzo Artiglieria di Cremona. Dopo ci hanno selezionato e ci han messo dentro, perch\u00e8 eravamo quattro batterie, per l&#8217;istruzione, per il giuramento e tutte quelle cose li. Io ero la prima batteria, quella che \u00e8 stata inviata a Cefalonia. Siamo partiti di Cremona, siamo arrivati a Bari dove ci siamo imbarcati, poi Brindisi, Valona, Prevesa, in Grecia, e poi l\u00ec ci hanno sbarcati. Abbiam dovuto prendere un altro mezzo di imbarco perch\u00e8 la nave su cui eravamo era grande e a Cefalonia non poteva entrare in porto. L&#8217;otto agosto millenovecentoquaratadue (1942, ndr) sono arrivato ad Argostoli, che \u00e8 la capitale, la cittadina pi\u00f9 grande dell&#8217;isola di Cefalonia; ero nel settimo gruppo della divisione Acqui, un tempo comandata dal maggiore Bontempo, che poi l&#8217;hanno rimpatriato per anzianit\u00e0. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Agide-Sassi-militare.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8937\" height=\"600\"\/><figcaption>Agide Sassi militare.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC<\/strong> <strong>Come mai vi hanno mandato a Cefalonia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non so il motivo preciso, so che gli ufficiali l&#8217;hanno presa come punto di difesa delle isole Ionie. Sono sette le isole l\u00ec in quella zona: Corf\u00f9, Cefalonia, Zante, Itaca&#8230; Cefalonia era l&#8217;unica isola del Ionio che aveva la difesa. L\u00ec c&#8217;era la fortificazione. Noi eravamo dodicimilacinquecento militari comandati dal general Gandin (Antonio Gandin) (1) e l&#8217;altro generale della brigata che era il general Gherzi (2). <\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Cosa faceva a Cefalonia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io ero segnalatore ottico, usavo le bandierine, non so se lei&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC<\/strong>  <strong>Faceva le segnalazioni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Noi eravamo addetti specializzati per far segnalazioni ai reparti esterni o aerei. Quello l\u00ec era il nostro servizio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Ho letto sul libro che la vita l\u00ec non era male&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>No, anzi. I primi tempi che eravamo l\u00ec ci hanno raccomandato: \u201cAttenzione perch\u00e8 ci sono i partigiani!\u201d. Per\u00f2 noi partigiani non ne abbiamo mai visti, non abbiamo mai sparato un colpo. Perch\u00e8 ne vuriam ben (ci volevano bene, ndr) i greci, noi andavamo d&#8217;accordo con loro e si faceva una vita tranquillissima, non avevamo problemi con i greci.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC<\/strong> <strong>Cosa pensava di questa avventura  q<strong>uando \u00e8 partito per la guerra,<\/strong> ?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A dir la verit\u00e0 non \u00e8 che si aveva dei pensieri&#8230; s\u00ec, eravamo lontani di casa, va beh, ma era l&#8217;istruzione che ci avevano imposto, un po&#8217; l&#8217;esercito e un po&#8217; la politica&#8230; era il tempo che Mussolini voleva diventare, non so, come Hitler, un po&#8217; il padrone dell&#8217;Europa&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC<\/strong> <strong>Quindi lei \u00e8 arrivato a Cefalonia nell&#8217;agosto millenovecentoquarantadue ed \u00e8 rimasto l\u00ec fino all&#8217;otto settembre del quarantatre?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino all&#8217;otto settembre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Senza problemi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Niente, benissimo, guardi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC E poi che cosa \u00e8 successo, come avete avuto la notizia dell&#8217;armistizio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Guardi, a dir la verit\u00e0 io ho sempre montato poco di guardia, pochissimo. Quel giorno l\u00ec mi trovavo di guardia alla polveriera. Eravamo un gruppo di dodici militari di guardia alla polveriera. Sono le sei di sera: &#8220;L&#8217;armistizio, l&#8217;armistizio, \u00e8 finita la guerra, avanti la guerra&#8221;. E noi, felici, avevamo il nostro caricatore dentro nel moschetto, pitipim, pitipum, abbiamo sparato diversi colpi di, in segno di allegria, perch\u00e8 terminava la guerra. Invece, caspita, altro che terminare la guerra! <br>L\u00ec, poi, \u00e8 venuto fuori il problema: coi tedeschi o contro i tedeschi? La maggior parte di noi militari eravamo contro i tedeschi, non volevamo depositare le armi. Il general Gandin aveva riunito gli ufficiali maggiori per sentire l&#8217;opinione dei militari, per\u00f2, come dico, la buona parte eravamo tutti d&#8217;accordo di non dar le armi ai tedeschi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Che cosa avevate contro i tedeschi, c&#8217;erano cattivi rapporti con loro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>No, niente, anzi. I rapporti erano buonissimi, almeno nelle poche volte che abbiamo avuto modo di incontrarci, di stare insieme a quei militari tedeschi. Non abbiamo trovato niente di male.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC <\/strong> <strong>Quanti erani i tedeschi <strong>sull&#8217;isola<\/strong>?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tremila. E noi, tra Corf\u00f9 e Cefalonia, eravamo dodicimilaecinquecento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Quindi molti pi\u00f9 italiani<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Oh, altroch\u00e9! Tra l&#8217;altro, l&#8217;undici settembre, avevamo gi\u00e0 fatti prigionieri i tedeschi che erano sull&#8217;isola perch\u00e8 la nostra intenzione era di non dare le armi ai tedeschi, e cos\u00ec \u00e8 stato fatto. E i tedeschi sono stati messi nella zona migliore dell&#8217;isola, l\u00ec ad Argostoli, \u00e8 una baia del mare e l\u00ec c&#8217;era una bella veduta; e questi tedeschi sono stati messi l\u00ec come prigionieri. E siamo andati avanti fino verso quindici, sedici settembre.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo avevano cominciato a venire a Cefalonia altri tedeschi. Cosa succede? Quando questi tedeschi si sono avvicinati un pochino all&#8217;entrata del porto la nostra batteria ha aperto il fuoco. Erano una decina di zatteroni con militari tedeschi che sbarcavano per liberare quelli che erano nell&#8217;isola. Cos\u00ec quattro o cinque zatteroni sono stati affondati dalla nostra artiglieria. Non potendo entrare in porto, i tedeschi hanno cominciato i stukas. Il comandante della divisione General Gandin, aveva chiesto a Brindisi se potevano mandarci qualche aiuto, qualche rinforzo. Niente. &#8220;Arrangiatevi&#8221;. Poi questi stukas hanno cominciato a mitragliare. Al ventuno settembre sono sbarcati seicento alpini tedeschi: ecco l\u00ec cominciavano a farci la festa; sono sbarcati in una zona dove c&#8217;era una nostra batteria, a Fiscarda.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u00ec, man mano che entravano ci facevano la festa a tutti; il capitano della terza batteria \u00e8 stato fucilato due volte. E&#8217; stato ferito a un braccio, \u00e8 caduto, e poi altri militari son caduti ancora; dopo son passati a dare il colpo di grazia [&#8230;].<\/p>\n\n\n\n<p>Poi dopo sono arrivati anche in Argostoli. Sono arrivati l\u00ec da noi, l\u00ec han fatto l&#8217;adunata come di solito, hanno interrogato il capitano Valgoi, che era il comandante della batteria, e poi col mitra ci hanno sparato come quando noi si uccideva il maiale: RRR! Era un uomo un p\u00f2 robusto, e l&#8217;hanno sventrato.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"398\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Agide-Sassi-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8936\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC Lei ha visto questa scena?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eh, cavolo! Poi c&#8217;era il tenente De Martino; l&#8217;han preso in alto in basso. E poi han&nbsp;sparato al nostro reparto, che eravamo ottantacinque. Quando han sparato contro al reparto io, per fortuna, mi trovano non la prima fila davanti, mi trovavo la terza, l&#8217;ultima, l\u00ec e come hanno sparato, c&#8217;era un muro a secco, e sotto c&#8217;era un p\u00f2 di avvallamento, veniva usato per le olive, per i vigneti, e per altre cose. E ho fatto tempo fare una capriola, sono arrivato sotto questo muro a secco, e poi a gattoni sono andato avanti una ventina metri&#8230; in ottantacinque che eravamo ci siamo salvati in tredici. Non tutti, perch\u00e8 qualcuno era ferito. Gli altri son tutti morti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Nessuno vi ha visto mentre scappavate dietro questo muretto<\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<p>Non posso dire perch\u00e8 ind\u00e8 chel mument l\u00ec non c&#8217;\u00e8 modo di guardare a destra, a sinistra, era appena tempo di guadagnarsi la pelle e basta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Ricorda che giorno era?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il ventuno settembre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  Mattina o pomeriggio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Penso che sia stato al pomeriggio. Adesso non ricordo proprio bene, ma mi sembra sia stato al pomeriggio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  Quindi siete scappati, vi siete nascosti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nascosti. [&#8230;]<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Cos\u00ec lei si \u00e8 salvato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io mi son salvato in quel modo l\u00ec. Poi dopo sono andato avanti un pochino; pi\u00f9 in alto, perch\u00e8 noi eravamo gi\u00f9 in basso, c&#8217;era un altra batteria, erano dei cannoni francesi che poi li abbiamo usati noi, per difesa. Poi ci han presi, ci hano inquadrato tutti, e ci han portati gi\u00f9 nella caserma Mussolini. E quando siamo arrivati nella caserma Mussolini &#8211; noi del Ventidue (1922) che eravamo i pi\u00f9 giovani del nostro gruppo &#8211; ci siamo raccontati un po&#8217; tutta la faccenda.<\/p>\n\n\n<figure style=\"width:600px;\" class=\"wp-block-post-featured-image\"><img width=\"800\" height=\"579\" src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Agide-Sassi.jpg\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" alt=\"Agide Sassi, sopravvissuto all&#8217;eccidio di Cefalonia\" loading=\"lazy\" \/><\/figure>\n\n\n<p><strong>AC<\/strong> <strong>Tutto per non aver consegnato le armi&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 non abbiamo dato le armi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  Ma se voi aveste dato le armi, che cosa sarebbe successo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La seconda batteria, che era in un&#8217;altra zona opposta a dove eravamo noi, a Samos, l\u00ec c&#8217;era il tenente Pegorini, tenente medico, si \u00e8 avvicinata ai tedeschi, non hanno combattuto coi tedeschi, loro sono andati coi tedeschi, li hanno disarmati e poi li hanno concentrati e per un p\u00f2 di tempo sono stati affiancati ai tedeschi. Poi, verso il ventidue, ventitre settembre, dei tedeschi che sapevano l&#8217;italiano son venuti nella caserma Mussolini dove eravamo concentrati &#8211; l\u00ec c&#8217;era il comando diciassettesima fanteria &#8211; e han chiesto se noi eravamo propensi ad andare coi tedeschi, ma son stati solo otto o dieci che sono andati con i tedeschi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Quindi su dodicimila in quanti hanno accettato di deporre le armi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pochi, pochissimi, almeno di quelli della seconda batteria, son andati coi tedeschi. Tutti gli altri sono stati fatti prigionieri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Quelli che sono andati coi tedeschi, cosa facevano, partecipavano anche loro ai rastrellamenti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>No, questi qui non partecipavano ai rastrellamenti. Dopo li hanno trasportati in terraferma.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img src=\"https:\/\/baraban.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Agide-Sassi-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8935\" width=\"600\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong>AC Praticamente siete stati abbandonati<\/strong>&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Abbandonati! Ecco, quella era la parola.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC<\/strong> <strong>Quali erano i vostri pensieri?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eh, si stava l\u00ec, aspettando un aiuto che per\u00f2 non si sapeva da dove poteva arrivare. Poi, il 26 settembre una nave con pi\u00f9 di mille prigionieri italiani, \u00e8 andata su uno sbarramento minato appena fuori della baia del porto ed \u00e8 affondata. Su mille soldati se ne sono salvati cinquecento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC Lei, per\u00f2, racconta che non \u00e8 andata casualmente sulle mine.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>No. Perch\u00e8 dopo \u00e8 successo un altro inconveniente di questo tipo. Io mi trovavo l\u00ec nella caserma Mussolini coi miei amici e man mano si vedevano portar via, cio\u00e8 trasportare questi nostri militari in Grecia per poi mandarli dove volevano loro. Il tredici ottobre i miei amici: &#8220;Andum, partiamo, andum, andiamo anche noi, andiamo anche noi&#8221;. Un mio amico di Cremona, un certo Rossi Fausto, el fa: \u201cMi sa che vegni mia a c\u00e0\u201d. &#8220;Oh, Rossi&#8221; ghe fa \u201cdai, stuma insema!\u201d. Ce n&#8217;era altri due che, erano di Rivolta d&#8217;Adda, Spino d&#8217;Adda: &#8220;Stiamo insieme, viviamo insieme&#8221;. Questo ragazzo si leva il crocefisso che aveva al collo, gliel&#8217;aveva dato sua mamma, e l&#8217;ha messo al collo a me. Poi ci siamo imbarcati. Verso le sette, la nave si \u00e8 mossa dal porto di Cefalonia, l\u00ec, di Argostoli, e ha cominciato a prendere il largo per arrivare a Patrasso. Alle otto e mezza di sera, han fatto scoppiare le caldaie. Su millecinquecento ci siamo salvati in duecentocinquanta. Al mattino, quando ci siamo trovati a Patrasso, quei pochi che sono rimasti, eravamo un p\u00f2 nudi, un p\u00f2 mia nudi.<br>Quando abbiam sentito l&#8217;esplosioni della nave, \u00e8 stato come che un terremoto&#8230; Woom, proprio un tremore cos\u00ec. La nave aveva due stive, profonde, e a un p\u00f2 pi\u00f9 della met\u00e0 c&#8217;era un anello. Io mi trovavo in quell&#8217;anello l\u00ec assieme con degli altri amici, si parlava: \u201cAndiamo a casa, adesso arriviamo a casa, &#8216;ndemo mangi\u00e0 chi, &#8216;ndiamo mangi\u00e0 le\u201d, e c&#8217;era una scaletta a due metri, ho fatto tempo arrivare a questa scaletta, e sono arrivato in coperta e mi son trovato con dei marinai: \u201cAlle scialuppe, alle scialuppe!\u201d. Abbiam calato la scialuppa in mare, per\u00f2 serum su in tanti e la scialuppa era facile che affondava. E l\u00ec ci siam buttati in mare; io avevo su ancora i pantaloncini e la camicia di tela.<br>Noi eravamo scortati da due dragamine; in pi\u00f9 c&#8217;era un&#8217;altra nave a fianco alla nostra con gli ammalati e i feriti. Allora mi butto in mare, avr\u00f2 fatto diciamo cos\u00ec un duecento metri a nuoto; caspita, non ce la facevo pi\u00f9 perch\u00e8 ero vestito, e poi non ero un nuotatore, perch\u00e8 <em>gh&#8217;evi <\/em>(avevo, ndr) impar\u00e0 nelle rogge qui a Capella Picenardi, perch\u00e8 io son di Capella Picenardi. E questi dragamine mi fanno segno di avvicinarmi. Allora mi faccio coraggio un pochino e sono arrivato l\u00ec a questo dragamine. Erano i tedeschi. M&#8217;han preso, m&#8217;han tirato su e m&#8217;han messo vicino al fumaiolo della caldaia. M&#8217;han dato un pacchetto di sigarette&#8230; e  m&#8217;han raccolto proprio bene. Nel frattempo han preso ancora degli altri e ci siamo avvicinati alla nave dove c&#8217;erano su i feriti e gli ammalati, e l\u00ec hanno buttato delle corde, e siamo riusciti ad arrampicarci e arrivare a bordo della nave.<br>Tra l&#8217;altro mi sentivo anche bene, dopo. Mi son messo anch&#8217;io a dare una mano a tirare su altri che erano in mare. N&#8217;\u00e8m tir\u00e0 su quindici o sedici di questi militari. Dopo un momento sento uno che mi chiama: \u201cSassi, Sassi!\u201d: era un altro mio amico di Ostiano, era emigrato in Belgio e dopo era stato richiamato in Italia a fare militare. El me ciama: \u201cUei, Sassi, Sassi, t&#8217;ho conosc\u00ec che te s&#8217;\u00e8!\u201d. Non parlavamo in italiano, si parlava cos\u00ec, nella nostra lingua, perch\u00e9 era pi\u00f9 facile. E cos\u00ec ci siamo trovati e sum stat&#8217;insema&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC<\/strong> <strong>Quindi su millecinquecento, vi siete salvati in duecentocinquanta. Gli altri sono annegati tutti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, c&#8217;ho ancora l&#8217;impressione, perch\u00e8 quando ero in salvo, vedevo ancora i militari in mare che cercavano aiuto. Dalla nave dove eravamo, quelli rimasti sopra buttavano gi\u00f9 del materiale, tavole per fare delle zattere, molta di questa roba \u00e8 stata buttata gi\u00f9 in quel modo l\u00ec per salvare quelli che stavano ancora in mare. Un mio amico che era di Nerviano, era del Venti, lo trovo a Patrassoe mi fa: \u201cUei, Famei\u201d in milanese, sa cosa vuol dire famei? S\u00ec bergamin: \u201cUei, Famei &#8211; ghe fo &#8211; cuma che fa te se chi?\u201d. Lui \u00e8 stato fortunato perch\u00e8 quando la nave ha fatto il vuoto, che andava a fondo, perch\u00e8 assorbiva, \u00e8 stato buttato fuori, era spoglio, quasi nudo, in mare. E una corda, non so che cribbio, una cosa del genere, l&#8217;ha avvolto e gli ha dato una frustata, e l&#8217;ha buttato fuori una ventina di metri. Aveva tutto lo stomaco e la schiena pelato da questa frustata. L&#8217;m&#8217;ha d\u00ec: &#8220;Guarda\u201d. Ci siamo abbracciati e dopo siamo sempre stati insieme fino a quando siamo stati rimpatriati.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  Signor Sassi, per\u00f2, lei ha fatto un giro lungo prima di essere rimpatriato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oh, guardi, i tedeschi m&#8217;han portato a Patrasso, Pireo, Corinto. A Corinto ci hanno imbarcati su una tradotta, e abbiamo fatto ventidue giorni di tradotta: Jugoslavia, Serbia, poi siamo passati in Romania, in Bulgaria, siamo arrivati in Polonia. In Polonia, a Brest (Brest-Litovsk, ora in Bielorussia, ndr) ci hanno sbarcati. Siamo arrivati in un posto discretino, belle villettine, casermette. Siamo stati l\u00ec&nbsp;un mese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  Sapevate dove vi portavano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Niente, niente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  E sapevate che cosa succedeva in Europa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Niente. Si vedeva il movimento dell&#8217;esercito tedesco per\u00f2 non sapevamo niente. Abbiamo fatto un mese l\u00ec e poi ci han portati in Russia a riparare una linea ferroviaria. Non so se son stati i Russi nella ritirata che han fatto saltare questa linea o se son stati i partigiani, perch\u00e8 in Russia c&#8217;erano molti partigiani russi che lottavano per la loro liberazione. L\u00ec abbiam lavorato un paio di mesi ma abbiamo combinato poco. Ogni venti giorni, al massimo un mese, io traslocavo. Il nostro campo di concentramento &#8211; numero centoundici &#8211; andava sempre avanti, ci trasportavano. Perch\u00e8 dopo han cominciato la ritirata i tedeschi e i russi venivano avanti; sono ritornato ancora in Polonia, a Lumines, Cobri e poi in un altro paese. Dopo siamo arrivati in Cecoslovacchia: l\u00ec sembrava di aver trovato un posticino un p\u00f2 discreto, facevamo i contadini: &#8220;Oh, l\u00ec, andum mia mal, guma un laur\u00e0 del nost p\u00e0&#8221;. Poi siamo rientrati ancora in Polonia e all&#8217;inizio del quarantacinque abbiam fatto il famoso corridoio di Danzica. [&#8230;] L\u00ec c&#8217;\u00e8 una striscia di mare che sar\u00e0 dieci o quindici chilometri, era ghiacciata. Era un formicaio di gente che arrivavano per andare sulla zona che dopo di l\u00e0 c&#8217;\u00e8 la Danimarca. [&#8230;] Poi siamo arrivati sul terraferma, a Oliwa, vicino a Danzica. Era gi\u00e0 marzo del quarantacinque. L\u00ec i bombardamenti erano terribili, i russi i sparava a crepapelle, perch\u00e8 i capiva che era la fine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  E cos&#8217;ha fatto quell&#8217;anno l\u00ec, perch\u00e8 adesso \u00e8 arrivato a marzo del quarantacinque?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ah, l\u00ec si lavorava: fortificazioni, camminamenti, facevamo fossi anticarro. Loro usavano il tritolo: mettevano gi\u00f9 dei candelotti di tritolo per una ventiva di metri, poi davano la miccia, e faceva la buca. E invece il nostro lavoro era in gran parte fare i camminamenti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC<\/strong> <strong> Tipo trincea?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Era una trincea, ecco. E allura l\u00ec, quand lur &#8216;rivava il fronte, se truvava bel&#8217;\u00e8 prunt la trincea. Em f\u00e0 quasi semper tutti chel lavur\u00e0 l\u00ec, per la difesa dei tedeschi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LS  Poi l\u00ec ti han preso i russi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E l\u00ec ci han preso i russi. A Danzica, dico la verit\u00e0, ho visto la Katjusha (3), ho visto degli altri mezzi russi, chi carr&#8217;arm\u00e0 li, gros a che la manera l\u00ec, era di bestion! Avevo un sacco &#8211; lo zaino ghe l&#8217;evi p\u00f9 perch\u00e8 l&#8217;ho pers tre volte, il me zaino &#8211; e in fondo al sacco avevo messo due patate. E allora ero a fianco di questo carro armato, per ripararmi un p\u00f2 dai mortai russi, perch\u00e8 l\u00ec a gh&#8217;era propri el frunt. Un altro &#8216;l ghe f\u00e0: \u201cGuarda che ch&#8217;el l\u00ec l&#8217;\u00e8 mia \u00f9n che ven chi a fa di dan al nost carr&#8217;arm\u00e0, l&#8217;\u00e8 un prisun\u00e8\u201d. E allora sto ufficial el m&#8217;ha lasciat and\u00e0, e via, poi mi son trovato in mezzo agli altri. Dopo ci hanno concentrati dentro un palazzo.  Noi eravamo in mezzo al fuoco: mortai russi da una parte e mortai tedeschi dall&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LS  Dopo come hai fatto a tornare in Italia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Adagio, adagio, i russi ci hanno caricato su una tradotta e siamo partiti. Eravamo sempre in Polonia, a Biloski, a Toru\u0144. Ogni tanto la tradotta si fermava perch\u00e8 sembrava ci fosse posto per scaricarci. E sunt arriv\u00e0 fino in Bielorussia. Al post l&#8217;era mia mal. Ci hanno portati l\u00ec, in questo campo di concentramento, non c&#8217;erano reticolati, podiven &#8216;nd\u00e0 avanti e indr\u00e8 del camp che nisun diseva nigot. Che poi la Bielorussia l&#8217;era p\u00f9s\u00e8 polacca che russa. <br>Un giorno eravamo l\u00ec ad aspettare mezzogiorno per mangiar qualche cosa, e arriva l\u00ec una sergente cosacca a caval, e per caso la capita visin a me. Cercava tre capaci di mungere le mucche. &#8220;Cavolo&#8221; gh&#8217;u d\u00ec, \u201cchi gh&#8217;e un alter mesterulin, che me il latte me pias tant\u201d, sul serio, dico la verit\u00e0. L\u00ec gh&#8217;\u00e8 &#8216;l me amis : &#8220;Famei, famei\u201d, &#8220;Ma no, mi sun mia bon, non son capace di mungere, una cosa del genere\u201d, \u201cEh, ma l&#8217;\u00e8 un mest\u00e8 che te fet alla svelta a impar\u00e0\u201d. Una altro mio amico che era di Casarsa, Udine, dice: \u201cMi sun bon!\u201d Avanti! Allora &#8216;sto sergent me dis: \u201cPrendete il vostro zaino, venite al comando\u201d. E dopo quattro o cinque giorni questa ragazza la f\u00e0: \u201cDomani si parte\u201d e &#8216;ndum l\u00e0 &#8216;ndo gh&#8217;era &#8216;ste vacche. Le mucche c&#8217;erano e ghe n&#8217;era tante, perch\u00e8 era una azienda grossissima. C&#8217;erano gi\u00e0 le donne che mungevano queste mucche. Era un deposito della sussistenza dei russi e siamo stati l\u00ec un pochino. E l\u00ec \u00e8 stata una pacchia. Orca, avevamo fatto anche la fidanzatina, s\u00ec, sul serio. Un giorno questa sergente mi fa: \u201cMetti le selle ai cavalli che dobbiamo andare\u201d. Allore siamo partiti. Gh&#8217;em fat un&#8217;ora di galop, di trotto, ecco. Siamo arrivati in un posto dove c&#8217;erano altri militari. Viene f\u00f2ra un russo col mitra in mano, una fetta de pan bianco di segale lunga a &#8216;ste manera chi, burro, en bicer de grapa che l&#8217;era una cannonata.&nbsp;[&#8230;] Poi dopo alla fine mi chiama lei, la sergente: \u201cVieni qua\u201d, la me da ses butigli di grappa: \u201cMettile nelle borse delle selle&#8221;. E siamo ritornati al nostro accampamento. L\u00ec avevamo una stanzettina granda come questa, coi nostri lettini. Dopo un pochino, vien fuori un tenente: \u201cItaliasko, pied vodka!\u201d. E mi ghe fo: \u201cGuarda che ho gi\u00e0 bevuto qualcosa, sto gi\u00e0 bene\u201d. \u201cPied vodka!\u201d poi dopo &#8216;l m&#8217;ha dis &#8216;na parola come a dire: \u201cNon sei un soldato, non sei un italiano se non bevi\u201d e allora finisa &#8216;sto bicier. Dopo un p\u00f2 &#8216;l ven fora am\u00f2 con un alter bicier e gh&#8217;\u00e8 da bev am\u00f2. Me capivi che seri bel&#8217;\u00e8 a post, avevo gi\u00e0 la testa che girava&#8230; \u201cNo, io &#8211; ghe fo cap\u00ec &#8211; sono ubriaco\u201d. \u201c E me te spari\u201d, el ma d\u00ec. \u201cPied vodka, pied vodka!\u201d. Porca miseria, se chesto chi l&#8217;\u00e8 ciuc, el me spara el me masa, ma l&#8217;\u00e8 mei che beva el bicer de grapa, che se mori, mori ciuc, mori mia con una pallottola in de la testa. Premm! El me spara un culp, mi s&#8217;eri dinanz a la porta tant &#8216;me l\u00ec, el culp l&#8217;\u00e8 and\u00e0 denter in dela porta. Niente, mi metto sulla mia brandina, e cominci a dorm\u00ec, ven fora &#8216;sta sergenta e l\u00e8 l&#8217;era p\u00f9s\u00e8 ciuca de me.<\/p>\n\n\n\n<p>Su stat un d\u00ec e mes &#8211; un giorno e mezzo &#8211; a let, ciuc, che capivi nigut. Ecco, se mi bevevi mia l&#8217;ultim bicer de grapa, ch&#8217;el culp la el me vegniva inde la testa, el me masava. <\/p>\n\n\n\n<p>Poi ci hanno spostato in un altro posto; per fortuna ho trovato dei polacchi che ragionavano e mi sono affiancato a loro fino al venti dicembre. Dovevo partire al ventidue di dicembre ma questi polacchi mi dicono: \u201cMa no, Sassi, non partire, fai il Natale qui assieme a noi\u201d e cos\u00ec ho fatto. Il ventisette di dicembre son partito, sono andato alla Croce Rossa Polacca che mi ha rilasciato qualche documento e poi ho sono andato a Varsavia, alla Croce Rossa Italiana che mi ha mandato all&#8217;ambasciata italiana. L\u00ec mi han dato un visto, un lasciapassare per poter viaggiare, per rimpatriare. Mi fanno: &#8220;Vai in stazione, che c&#8217;\u00e8 il treno fai a tempo partire, arrivi a Katowice e l\u00ec c&#8217;\u00e8 l&#8217;imbarco per l&#8217;Italia&#8221;. Arrivo in stazione e c&#8217;\u00e8 un cartello: \u201cChiuso\u201d. Nient. Allora &#8216;speti la matina. La stazione era tutta bombardata. Arriva dentro un pattuglione russo col mitra Parabellum, i me guardan: \u201cTu, chi sei?\u201d,&nbsp;&#8220;E&#8221; ghe disi &#8220;sono italiano\u201d, faccio vedere il lasciapassare che ho dalla Croce Rossa, el me da una manata in sula spala, e &#8216;l matino dopo sono partito e sono arrivato a Katowice. L\u00ec sono stato fermo quattro o cinque giorni. Siamo arrivati a Praga dove alla Casa d&#8217;Italia abbiamo fatto due giorni e poi ci hanno imbarcati sulle tradotte e siamo arrivati nella zona tedesca dove c&#8217;erano gli americani, siamo arrivati a Innsbruck. L\u00ec c&#8217;\u00e8 stata la disinfestazione e poi dopo adagio, adagio, siamo rientrati in Italia. Ci hanno fermati ancora a Verona dove c&#8217;era il campo sosta e il giorno dopo ho preso il treno per Brescia, Brescia e Cremona, e sono arrivato a casa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quanti anni \u00e8 rimasto lontano da casa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quattro anni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E quante lingue ha imparato nel frattempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ah, guardi, il polacco, il russo; il tedesco poco, ma il polacco e il russo erano diventate lingue familiari. Tra l&#8217;altro, ho avuto un congelamento ai piedi, che c&#8217;ho ancora un piede che, insomma, fo un p\u00f2 fadiga, ecco. E, e quando m&#8217;hanno operato &#8211; un capitano tedesco e un altro russo &#8211; i me ciapa e mi porta dentro in infermeria, eh, l\u00ec el maggiore tedesco mi dice: \u201cConta!\u201d e allora me meti dre cunt\u00e0, un, du, tri, quater, cunti fino trenta, quaranta: \u201cConta forte, conta\u201d, e cinquanta, intant che mi seguitai a d\u00ec cinquanta lur i gh&#8217;ha fat el mest\u00e8 che gh&#8217;era de fa.  Avevo tutti e due i piedi &#8211; il sinistro poco, ma il destro di pi\u00f9 &#8211; congelati. [&#8230;]<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC  Cosa ne pensa del fatto che il presidente Ciampi ha affermato che Cefalonia \u00e8 stato uno dei primi atti della Resistenza italiana?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Noi siamo partigiani all&#8217;estero, siamo considerati i primi partigiani d&#8217;Italia, i primi partigiani. E quando siamo andati a Verona, che si faceva l&#8217;anniversario tutti gli anni, al ventuno di settembre, il Presidente  Scalfaro ci ha fatto dei complimenti. [&#8230;]<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AC In totale quanti italiani hanno ucciso a Cefalonia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 di cinquemila, su dodicimila. E hanno fucilato quattrocentocinquanta ufficiali.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">(1) Antonio Gandin, nato ad Avezzano (AQ) il 13 maggio 1891, caduto nell&#8217;isola di Cefalonia (Grecia) il 25 settembre 1943, generale di Divisione, Medaglia d&#8217;oro al valor militare alla memoria. Si era laureato in Lettere e, dopo aver frequentato l&#8217;Accademia militare di Modena aveva partecipato alla Guerra italo-turca e alla Prima guerra mondiale. Quando scoppi\u00f2 il secondo conflitto mondiale si trovava, come generale di Divisione della &#8220;Acqui&#8221;, a presidiare l&#8217;isola di <a href=\"https:\/\/www.anpi.it\/militari\/cefalonia.htm\">Cefalonia<\/a>. All&#8217;annuncio dell&#8217;armistizio avvi\u00f2 trattative con il comando tedesco dell&#8217;isola, forte di circa duemila soldati. Ma i suoi ufficiali e i suoi soldati erano decisi a battersi contro i nazisti. Nei combattimenti che si svilupparono tra il 15 e il 22 settembre 1943, gli italiani riuscirono a costringere i tedeschi ad abbandonare l&#8217;isola. Ma i nazisti, tornati in forze e col massiccio appoggio dell&#8217;aviazione, riuscirono ad avere il sopravvento. Impossessatisi di Cefalonia diedero il via alla strage dei militari italiani. Al momento della fucilazione, il generale lanci\u00f2 sprezzante, contro l&#8217;ufficiale che comandava il plotone di esecuzione, una decorazione germanica che aveva guadagnato sul campo di battaglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">(2) ll generale di brigata Luigi Gherzi era il comandante della fanteria della Divisione Acqui, stanziata sull&#8217;isola di Cefalonia. Fu ucciso dai tedeschi durante l&#8217;eccidio di Cefalonia, un crimine di guerra avvenuto dopo l&#8217;armistizio di Cassibile. Gherzi venne catturato presso il suo comando tattico in localit\u00e0 Kokkolata e ucciso insieme agli altri ufficiali del comando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">(3) Cos\u00ec veniva chiamato comunemente il sistema d&#8217;arma RS-132, acronimo di Reaktnivnyj Snarjad 132, un lanciarazzi sovietico della Seconda Guerra Mondiale installato prevalentemente su autocarri. Deve il suo nome alla famosa canzone popolare sovietica Katjusa composta qualche anno prima, e molto diffusa tra i soldati dell&#8217;Armata Rossa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agide Sassi (Cappella de Picenardi CR, 1922 &#8211; Isola Dovarese CR, 2010), racconta la sua vicenda durante la Seconda guerra mondiale. Scampato all&#8217;eccidio di Cefalonia, viene catturato dai tedeschi e trasferito prima a Patrasso e poi ad Atene. Da l\u00ec, caricato su una tradotta ferroviaria, inizier\u00e0 un viaggio di oltre due anni attraverso l\u2019Europa: Salonicco, Sofia, Bucarest, Odessa, Budapest, Cecoslovacchia, zona di Breslaw (Germania), Brest Litovsk e Varsavia (Polonia), Minsk, Riga e Konigsberg (URSS), Sobibor e Stutthof. 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