È morta a 96 anni, l’ 11 novembre 2024, a Milano, Licia Rognini Pinelli, la vedova del ferroviere anarchico Giuseppe «Pino» Pinelli, accusato ingiustamente per la strage di Piazza Fontana e morto a 41 anni nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, precipitando da una finestra della questura di Milano, in via Fatebenefratelli.
Molto riservata, la vedova si è battuta per anni, con determinazione e dignità, perché venisse fatta luce sulla morte del marito. Le dichiarazioni ufficiali della Questura parlavano infatti di suicidio. Insieme alla madre di Pinelli, Rosa Malacarne, denuncia il questore Marcello Guida (ex funzionario fascista) per diffamazione. Nel 1971 denuncia il commissario Calabresi e tutti i presenti in questura per omicidio volontario, sequestro di persona, violenza privata e abuso di autorità. L’istruttoria viene affidata al giudice Gerardo D’Ambrosio che nel 1977 l’archivierà escludendo sia il suicidio che l’omicidio: motivando la morte come un non meglio precisato “malore attivo”, proscioglie tutti gli indiziati.
Donna coraggiosa e tenace, con una dignità esemplare, ha speso la sua vita per la difesa della verità. Aveva detto Licia: «Io sono cresciuta in una casa di cento famiglie, in viale Monza, dove c’era di tutto e potevamo essere tutto, ho fatto una scelta. Sarà anche banale, ma è una scelta di vita che riguarda il modo di essere, il matrimonio, il lavoro, la verità, la politica anche».
Insignita dall’ex capo di Stato Giorgio Napolitano dell’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, nel corso di questi anni ha sempre riaffermato che sul decesso del marito rimanevano versioni che contenevano menzogne ripetute nel tempo.
Barabàn manda un abbraccio a Silvia e Claudia Pinelli, figlie di Licia.
