A vent’anni dalla scomparsa di Roberto Leydi (Ivrea, 1928-Milano, 2003), etnomusicologo, docente, giornalista, saggista, conduttore di programmi televisivi e radiofonici, Grand Bazaar, con Christian Gilardi, gli rende un doveroso omaggio. Per capire meglio la complessità di questo straordinario intellettuale, la Radio Svizzera ha incontrato Aurelio Citelli, curatore del libro Roberto Leydi, Il monello che ci fece scoprire l’altra musica, edito dall’Associazione Culturale Barabàn.

Roberto Leydi, studioso e ricercatore instancabile, i suoi interessi giovanili partirono dal jazz, al lavoro presso il settimanale Europeo, ai viaggi con Ferdinando Scianna proseguendo con lo scandalo di Bella Ciao, alla nascita del folk revival, ai rapporti con i cantori e i suonatori popolari, all’insegnamento al DAMS di Bologna, alla nascita dell’Ufficio Cultura del Mondo Popolare delle Regione Lombardia fino alla sua collezione di strumenti che ha lasciato al Centro di dialettologia e di etnografia del Canton Ticino a Bellinzona.
Lavorò alla Radiotelevisione svizzera per oltre vent’anni, realizzando 900 trasmissioni radiofoniche e una trentina di produzioni televisive.
