“Il violino di Auschwitz” su Blow up

Blow up

di Piercarlo Poggio

Ogni produzione dei Barabàn, gruppo di capitale importanza per la musica popolare italiana da oltre
quarant’anni, è frutto di attente e metodiche ricerche, nulla è lasciato al caso e la qualità delle loro
proposte rimane indiscutibile. “ll violino diAuschwitz” non fa eccezione, anzi. Basti pensare che
viene infìne a documentare un omonimo spettacolo avviato nel 2010 a ricordo delle musiche presenti
nei lager, per comprendere quanta cura è stata posta nell’affrontare una materia sicuramente complessa, perché in quei luoghi di morte – nonostante tutto – ogni genere trovò rappresentazione.
ll repertorio del disco offre un ventaglio di proposte eterogenee, però sapientemente giustapposte
le une alle altre, a comporre un quadro sonoro di forte rilevanza storico-culturale e ovviamente
anche emotiva. Le molteplici arie di danza, a base klezmer o chassidica, gitana o resiana (cioè
del Friuli orientale) sembrano prevalere, ma accanto a esse troviamo la straziante ninna-nanna Wiegala, un paio di canzoni (Andonis e Asma Asmaton) a firma lakovos Kambanellis (poeta e scrittore greco che sopravvisse ai campi) e Mikis Theodorakis, Die Moorsoldaten (poi inno della Resistenza tedesca) e un buon tentativo di brano originale, Capelli di cenere, intagliato sulla poesia Todesfuge di Paul Celan. Per Aurelio Citelli, Giuliano Grasso e Vincenzo Caglioti, membri fondatori dei Barabàn, e i loro amici un’altra significativa testimonianza di memoria civile dopo “Venti5 d’Aprile” (2005) e “Voci di trincea” (2015). [8.0]